Scoperta la fabbrica del falso: sequestrati 20mila mq di tessuto Louis Vuitton e 543mila capi contraffatti

Tessuto Luois Vuitton contraffatto

Tessuto Luois Vuitton contraffatto

Le etichette pronte per essere applicate ai capi

Le etichette pronte per essere applicate ai capi

Una volta immessi sul mercato avrebbero fruttato svariate decine di milioni di euro. Sì, proprio così: decine di milioni di euro. Basta questo a dare le dimensioni dell’operazione condotta dalla Compagnia di Prato della Guardia di Finanza che ha sequestrato 207 rotoli di tessuto Louis Vuitton pari a 20mila metri quadrati e 543mila capi d’abbigliamento ed accessori delle principali griffes di tendenza: Moncler, Prada, Dolce e Gabbana, Peuterey, Armani, Gucci, Ralph Lauren, Fred Perry, Stone Island, Burberry e Nike. Tutto, naturalmente, falso e contraffatto.
Le Fiamme Gialle hanno sequestrato questo tesoro nel corso di una vasta operazione anticontraffazione svolta interamente sul territorio pratese e che ha portato anche al sequestro di sei immobili e due autovetture. Complessivamente sono 27 le persone indagate: si tratta di 24 cinesi, uno dei quali è stato arrestato per sfruttamento della manodopera clandestina, e tre italiani, i proprietari dei capannoni affittati agli orientali, chiamati a rispondere degli abusi edilizi realizzati nelle loro proprietà con la creazione di soppalchi e dormitori per i lavoratori. I depositi del tessuto e dei capi contraffatti erano sparsi in tutta la città: dalla zona di via Pistoiese all’area industriale di Viaccia (dove erano concentrati i laboratori per la rifinizione dei capi), dai centri di esposizione all’interno dell’Euroingro nel Macrolotto ad alcuni depositi occulti a San Giorgio a Colonica. La macchina del falso era così efficiente al punto che i finanzieri hanno sequestrato, oltre alle etichette e ai marchi, anche gli ologrammi anticontraffazione di ultima generazione. La qualità dei capi, poi, era praticamente perfetta, al punto che gli stessi periti hanno faticato a riconoscerli.
Una circostanza preoccupante emersa dalle indagini, però, è che la pelle e i tessuti erano stati trattati con prodotti probabilmente tossici e nocivi per la salute. Le Fiamme gialle stanno ora approfondendo questo aspetto, anche grazie alle analisi che verranno svolte in collaborazione con l’istituto Buzzi, ma pare certo che siano stati usati additivi chimici pericolosi.
L’operazione è partita dal controllo di un’autovettura intenta a scaricare scatoloni in un garage nella zona di via Pistoiese. Da lì i finanzieri sono risaliti ad un primo laboratorio attiguo al deposito, dove veniva materialmente applicata la falsa etichetta sui capi contraffatti e da lì sono risaliti ai vari centri di stoccaggio. Secondo quanto emerso finora, Prato sarebbe stata la base logistica di questa ingente fabbrica del falso, mentre sia i tessuti sia i capi sarebbero stati prodotti fuori dal territorio nazionale. Stesso discorso anche per le etichette e gli ologrammi contraffatti.

I commenti sono chiusi.