Scoppia il caso Consiag. Il Pdl: “Prato è stata scippata, blitz del Pd per non perdere la sua cassaforte clientelare”

consiag-sori-002La conferma di Paolo Abati alla guida del Consiag, nonostante il voto contrario del Comune di Prato che da solo controlla il 38,85% del capitale (vedi articolo), ha fatto saltare sulla sedia tutti i leader del centrodestra e ha creato non pochi grattacapi al sindaco Roberto Cenni e alla sua giunta. Il ritornello che si sente ripetere  tra gli uomini del Pdl è che Prato è stata “scippata” del Consiag. Il fatto che la scelta del presidente sia stata presa ignorando il socio di maggioranza è stata definita da più parti come un blitz del Pd toscano che non ha voluto perdere il controllo di una delle “casseforti” dell’intera regione. Proprio alla luce della situazione delicata provocata dalla presenza di un forte socio di maggioranza (il Comune di Prato) non in grado però di avere il controllo sull’assemblea, aveva spinto il sindaco Cenni a chiedere un rinvio di 10-15 giorni, in modo da trovare una soluzione condivisa. Stamani, invece, 21 Comuni su 24 (anche Montale ha votato no, mentre Montespertoli non era presente) hanno scelto di confermare Paolo Abati.
Domani mattina il sindaco terrà una conferenza stampa per presentare la posizione del Comune che si trova, di fatto, in minoranza in una società che da sempre è stata sinonimo di Prato. Intanto, però, arrivano le bordate polemiche dei principali esponenti del Pdl pratese. “Con il blitz di stamattina – dicono il coordinatore provinciale Riccardo Mazzoni e il vicario Filippo Bernocchi – la sinistra ha scippato il Consiag a Prato, secondo la vecchia concezione sovietica secondo cui prima di tutto viene il partito, e poi tutto il resto, compresi gli interessi generali. Non è una sorpresa che il Pd sconfitto politicamente abbia forzato la logica e ignorato il responso del voto popolare per tenersi stretta la sua cassaforte clientelare, calpestando così l’equilibrio istituzionale del sindaco Cenni il quale aveva individuato un percorso che, tenendo conto dei rapporti di forza nell’assemblea, avrebbe salvaguardato il ruolo preminente del Comune di Prato”.
“La conferma di Abati – aggiungono Mazzoni e Bernocchi – rappresenta infatti il tentativo di consolidare quel socialismo municipale serbatoio di posti garantiti e luogo di riciclaggio dei politici trombati contro il quale gli elettori pratesi, votando  per Cenni, si sono limpidamente espressi alle ultime amministrative. La città  ha votato per il cambiamento, e per tutta risposta il Pd si è arroccato nel suo  ultimo fortilizio, o meglio nel ridotto della repubblica sociale del Consiag. Ed è infine vergognoso che nessuno dei presidenti delle partecipate del Comune di Prato abbia finora sentito il dovere istituzionale di rimettere il mandato nelle mani del nuovo sindaco, a dimostrazione di un attaccamento alle poltrone che dimostra una concezione padronale degli enti pubblici”.
Parole cui si associano quelle del consigliere regionale Alberto Magnolfi: “La sinistra risponde con un gesto di tracotante arroganza ai generosi tentativi del sindaco Cenni di instaurare un clima di civile confronto nell’interesse della città. Si è creata nel Consiag una maggioranza di tutti contro Prato, uno schiaffo inaccettabile, una prova di insensibilità politica e istituzionale che lascia sbalorditi. Non lasceremo cadere lo sconcerto e la rabbia della maggioranza dei cittadini pratesi, che hanno votato per il cambiamento. La risposta politica e amministrativa che dobbiamo dare a tutti i livelli, nessuno escluso, deve essere adeguata alla gravità di questa vera e propria provocazione”. Critica anche la Lega Nord: “Quello che è successo questa mattina in assemblea – dice il consigliere  comunale Emilio Paradiso – è a dir poco scandaloso. E’ stata l’ennesima conferma che alla sinistra di Prato e dei pratesi non è mai interessato niente”.

I commenti sono chiusi.