Officina Giovani, Mangani (Pd) chiede chiarezza: “Il Comune ci dica cosa vuole farne”

officina-giovaniIl futuro di Officina Giovani continua a tenere banco nel dibattito politico cittadino. Con Simone Mangani, consigliere comunale Pd, che torna a riproporre la questione su cosa ne sarà dello spazio ricavato negli ex Macelli. “Anche il 30 novembre è passato inutilmente – dice Mangani -  L’interrogazione sul futuro di Officina Giovani presentata dal Pd, per il terzo consiglio comunale di fila, non è stata discussa. Non si capisce il motivo di tale ritardo, atteso che le domande contenute nell’interrogazione sono di rapidissima risposta: si chiede infatti se il nuovo Bando sia in fase di preparazione; se l’Amministrazione stia in ipotesi vagliando la possibilità di una proroga oltre la scadenza naturale della gestione attuale; se l’assenza di tagli, così come prospettata dal consigliere delegato per le politiche giovanili Leonardo Soldi in risposta ad altra interrogazione, significhi identica dotazione finanziaria per uno spazio che presto vedrà più che raddoppiata la superficie utile per sale prove, esposizioni, eventi. Dov’è il problema? Non si vuole che prosegua una discussione pubblica sullo spazio in questione, non si vuole che cresca il contributo e l’apporto delle associazioni che tanto hanno dato ai Macelli in questi ultimi anni? Si vuol procedere a fari spenti per poi trincerarsi dietro l’assenza pretesa di fondi e dire all’ultimo minuto che i Macelli, anche i Macelli, devono far cassa e solo cassa e non politiche giovanili? Lo si dica apertamente, da subito, per chiarezza e correttezza. Officina Giovani non deve diventare il nuovo Otel -.  Per citare un posto dove l’intrattenimento lo sanno fare molto bene. Officina deve potenziare invece la sua vocazione – politiche giovanili e politiche culturali per le giovani generazioni – e possibilmente potenziarla con il contributo di tutti coloro che hanno contribuito ad oggi a farla vivere”.

20 pensieri su “Officina Giovani, Mangani (Pd) chiede chiarezza: “Il Comune ci dica cosa vuole farne”

  1. Perchè è un carrozzone improduttivo che costa ai contribuenti.
    Meglio sarebbe vendere gli spazi ai privati.

  2. Perché non è né una galera, né un campo di concentramento, né una fabbrica di crocifissi, né una questura, né una caserma, né un obitorio.
    L’avete voluta la bicicletta…?

  3. Io voluto la bicicletta e adoro pedalare.
    Vedere la gente di sinistra arrabbiata nel vedere che l’amministrazione comunale sta finalmente facendo cose sensate mi riempie di gioia oltre che divertirmi.
    Speriamo che duri…

  4. guardate che su Officina NON STANNO FACENDO proprio NIENTE, tantomeno di sensato! La gestione sarà probabilmente prorogata fino a Febbraio, per sperare che la concessione ad un privato non faccia arrabbiare chi credeva e crede in questo spazio. La proposta di bando è stata consegnata dai funzionari delle Politiche Giovanili e ora è ferma sulla scrivania del sindaco. per Matteo: all’eventuale privato “produttivo” daranno almeno 130mila euro circa (dello scorso bando) dei contribuenti per poi specularci sopra, se ci riesce…spiegatemi quale interesse hanno i cittadini a pagare probabilmente anche l’ingresso, per un posto concesso con soldi pubblici…?!

  5. Un posto di proprietà del Comune, ristrutturato con i soldi del Comune, concesso ai privati, con possibilità di mettere l’ingresso a pagamento?? Caro Tommaso, non ci credo. Non possono fare una cosa simile. E chi fa impresa con i soldi propri allora cosa dovrebbe dire?

  6. regaliamola a Tognozzi, Baldassini, Fusi e qualche altro speculatore amico del Sindaco per farci un megagrattacielo tipo Singapore! i giovani vadano a lavorare!!! (gratis meglio)

  7. A me piacerebbe che Officina mantenesse la sua funzione attuale ma che.. funzionasse meglio. Non credo sia uno spazio nato per feste a pagamento o bevuta obbligatoria, sfilate di moda o aperi-cene.
    Ci sono un sacco di giovani gruppi musicali, per esempio, che non hanno un sala-prove, un posto dove esibirsi e cominciare a farsi conoscere. Officina deve vivere, meglio, ma vivere! Non soccombere per il guadagno di chissà chi.

  8. Officina Giovani è una bella gatta da pelare per l’Amministrazione. Il problema è essenzialmente finanziario: con l’apertura dei nuovi spazi infatti i costi di gestione saliranno alle stelle tanto che si dispera di trovare un soggetto, privato o associativo, che si prenda l’onere di assumersi la gestione. Personalmente ritengo che, allo stato dell’arte, l’unica soluzione sia fare un bando per le tre stanze centrali (salone, bar e ingresso) congegnato in modo tale da garantire un tot di serate comunque disponibili per i gruppi di base. Per il resto della struttura si potrebbe pensare ad una casa delle associazioni in cui il comune offra in comodato gli spazi in cambio dell’assunzione, da parte delle associazioni, delle spese di gestione.

  9. Il commento di Matteo sarebbe da incorniciare: è il perfetto simbolo non solo della disumanità sostanziale, ma dell’obiettiva pochezza, della spaghettevole incompetenza e della pummarolesca e maccaronistica cattiveria spicciola che connotano la “partecipazione politica” del vostro paese.

  10. Pasquale nonostante il commento di Matteo sia al limite dell’inquietante, lascerei stare spaghetti e pummarola di cui siamo tutti contenti e soprattutto direi che sarebbe l’ora di finirla con questa stronzata del “VOSTRO” paese, anche perchè non mi sembra che il tuo nome possa essere confuso per un nome norvegese, spagnolo, inglese e chi più ne ha più ne metta. Siamo un popolo pieno d’inventiva e qualità, direi che non è il caso di appiattirlo con gente che si improvvisa imprenditore (Matteo informati sul significato di bilancio sociale, te lo consiglio) o gente come te, incapace di fare altro che parlare da un piedistallo di cristallo fumando la pipa inneggiando alla tauromachia. ora vado a farmi “du’ spaghi”, e fo pure scarpetta nella pummarola.

  11. …Luca: la penisola è popolata da mattei. Eppure, tutti abbiamo a disposizione istruzione superiore, biblioteche, librerie e tutto quanto è necessario per non comportarci da mattei. Non dico “pensare da mattei”, perché a ‘sto punto credo il “pensiero” c’entri poco o nulla.
    Dunque, occorre cercare altre cause: che sia l’alimentazione ad agire come Circe, a trasformare gli uomini in bestie? Perché escluderlo…?
    Non fumo la pipa! Neppure le sigarette. Non ho mai fumato!
    D’altronde, non ho mai assunto cocaina, non ho mai frequentato prostitute e quando vado in giro per il mondo non ho alcuna nostalgia della cucina di qui, neppure nei suoi aspetti più luogocomunisti rappresentati, appunto da ‘a pummarola. In considerazione di questo, non credo mi si possa considerare italiano. Anche perché è un epiteto che utilizzo solo quando voglio offendere -e offendere pesantemente- qualcuno.

  12. Leggere le risposte di Pasquale Paoli ai miei commenti è sempre uno spasso, abbiamo posizioni diverse su tutto e di questo sono fiero.
    Volevo solo dire che purtoppo la penisola non è popolata da persone come me, ma da persone come lei che pretendono che la parte produttiva del paese si faccia carico di tutto, anche di servizi non strettamente necessari.

    Lei è a conoscenza del mio livello di istruzione? Perchè lo tira sempre in ballo? Se pensa che chi ha posizione diverse dalle sue sia ignorante le posso assicurare che si sbaglia.

    Concludo dicendo che sarebbe opportuno sia per lei che per tutti gli italiani orgogliosi del proprio paese, che le persone come lei che pensano che dare dell’ italiano possa essere un’offesa, lascino il nostro territorio per andare dove si sentono più rappresentati e magari chiedere li la cittadinanza.
    In questo modo lei sarebbe felice di non essere più italiano e noi saremmo felici di non avere più un cittadino come lei.
    La invito a riflettere su questa oppurtunità anche se le è stata suggerita da una persona che lei ritiene abbia un livello cultuare inadeguato.

  13. Avere un livello culturale elevato e non metterlo a frutto spengendo il cervello equivale a non averlo. Caro Matteo, questo paese è troppo bello per lasciarlo in mano a gente come te senza lottare, fino alla fine se sarà necessario, c’è tanta gente che non si arrenderà al sonno della ragione.

  14. ritengo che Paoli sia una persona profondamente frustrata e mortificata dalla dicitura della sua carta di identità, alla voce “cittadinanza: italiana”.
    scusa ma se disprezzi l’italia (e ne hai oltremodo ragione, a parer mio, te ne dò atto) perchè non te ne vai?
    lo dico per il tuo bene psicologico; perchè tanto qui le persone sono proprio come le descrivi e non c’è niente da fare, chè tecnicamente tu sei uguale a loro agli occhi del mondo

  15. Fabio, più passa il tempo e più vado convincendomi che il paese cui tu e Matteo siete l’uno rassegnato, l’altro fiero d’appartenere, sia sostanzialmente calato nella fossa assieme a Sandro Pertini.

    A Matteo posso soltanto dire che se non si vuole essere trattati da spaghettifresser, è sufficiente non comportarsi da spaghettifresser; lavoro -proprio a Prato- da circa dieci anni nel più privato (e nel più in crisi) dei settori; ma la prima annotazione che ho sul libretto di lavoro è “BAC” (Bracciante Agricolo Comune…) e ne sono più orgoglioso degli studi fatti. La conseguii a séguito di una certa vendemmia. Va da sé che in quasi quarant’anni non ho mai preso un centesimo dalle realtà oggetto di biasimo dal suo sentire; del pane dello stato è bene farne a meno il più a lungo possibile.

    Il paese reattivo e critico che conoscevo? Ecco qui la fine che ha fatto: ce l’avete sotto gli occhi tutti i giorni. Quelle che si vedono in giro, per la strada e sui marciapiedi sono facce torve, grinte, ghigne, musi di passanti.
    Il riflesso di uno stato di paura perpetua, rinfocolata ad arte fino a farla diventare reale; la dittatura della “sicurezza” che impesta, tanto più martellante quanto più diventa illusoria (ed anche inutile ed offensiva e sprecona, visto che i reati sono in calo costante da tutti i punti di vista), ogni aspetto del vivere quotidiano. Lo spettacolo delle piazze vuote e dei giacigli per le strade è la migliore conferma dell’imputridimento sociale vicinissimo al trionfo; la migliore risposta, e la più efficace, a chi ciarla di un inesistente paese del Bengodi sciorinando ad ogni campagna elettorale quintali di “cifre” false e manipolate.
    La realtà, cui tutti i media indistintamente evitano di fare il minimo cenno, è quella di un paese dove domina senza contrasti l’ostentazione di un’ignoranza abissale ed assoluta in ogni campo dello scibile, in cui “cultura” è oramai una parolaccia, un insulto che teste sempre più vuote sbavano quotidianamente nei confronti dei pochi che ancora si sottraggono alle bassezze della televisione, della pornografia, del consumismo. Ne hanno sempre una, questi obesi in cravatta: “cattocomunista”, “narcisista”, “ex sessantottino” eccetera eccetera eccetera. Benissimo allora: avanti tutta così.

    http://ekbloggethi.blogspot.com/2009/03/prao-deve-chiudere.html
    http://ekbloggethi.blogspot.com/2009/03/prao-deve-chiudere-atto-secondo.html

  16. Sono costretto a ripetermi: dei Macelli, piccolo-grande caso nel grande mare di questi anni, interessa ancora a qualcuno? oppure siamo rassegnati a vederci sfilare Grigio-pirla per i prossimi tre anni? Il privato – v. Corte 17, Capanno Black-out, Tribeca factory e tutta via Genova – fa cultura e il pubblico si rassegna all’intrattenimento senza zucchero perchè mancano pochi spiccioli?
    Se “cultura” è una parolaccia, non oso pensare cosa sia la parola “creativo”.

  17. Marco Monzali con la proposta della divisione sulla gestione degli spazi fa un’analisi consapevole, e anche la più quotata credo da associazioni e funzionari.
    Le associazioni chiedono infatti una maggiore disponibilità e organizzazione di questo posto dal potenziale enorme, attraverso un gestore che riesca ad assecondare ed esaltare le iniziative e i gruppi emergenti.
    Dividere gli spazi, con bandi diversi ma in un regolamento comunale complessivo, può servire a dividere anche i costi fra i diversi utenti, mantenendo per Officina quella vocazione pubblica e ancora più partecipata. Prioritarie quindi: separazione ambienti, coordinamento organizzazione, promozione spazi, gestione mista funzionari-associazioni e gruppi.
    Il privato, onestamente fa cultura per suo interesse. Quando non ha più ricavo, salvo rari casi di mecenatismo provinciale, la “cultura” la fa chiedendo ai gruppi musicali quante persone riescono a portare a bere, e selezionando così gli eventi.