L’INTERVENTO/Baroncelli: “Immigrazione, troppi rischi con la regolarizzazione indifferenziata”

Immigrati in fila fuori dalla Questura

Immigrati in fila fuori dalla Questura

Con la presa di posizione ufficiale del Pd pratese riguardo il blitz di via Rossini e le proposte rivolte al ministro Maroni, che sarà in visita a Prato martedì prossimo, le convinzioni sull’immigrazione dei due maggiori schieramenti cittadini sono chiare. Annotate le misure  comuni che contemplano l’aumento degli organici delle forze dell’ordine; generali auspici, più o meno convinti, sul rispetto delle leggi italiane da parte di tutti, italiani e stranieri; e la richiesta della revoca del permesso di soggiorno per chi sfrutta manodopera irregolare e clandestina, le posizioni divergono profondamente su alcuni aspetti di fondo della lettura e della soluzione del fenomeno.
L’amministrazione Cenni “sostiene politicamente” e senza esitazioni i controlli serrati nelle aziende e ritiene insensate le accuse di “discriminazione” lanciate dal console Gu Honglin; chiede al ministro un meccanismo efficace di espulsione dei clandestini, per il quale è condizione necessaria un Centro di Identificazione ed Espulsione Cie collegato  ad accordi con la Cina per il rimpatrio dei clandestini.
Il gruppo del Pd teme “politiche amministrative miopi o, peggio ancora, passabilmente discriminatorie” nell’applicazione del patto Prato Città Sicura e sollecità un percorso di regolarizzazione dei clandestini richiedendo a Maroni ”l’inserimento nella Legge sull’immigrazione di un percorso che consenta l’emersione di chi è sfruttato o, peggio, ridotto in schiavitù”.
Le priorità delle due posizioni sono chiare ed evidenti. Per il centro destra occorre provvedere all’ “espulsione” efficace dei clandestini, mentre il Pd né richiede, a vario modo, la “regolarizzazione”. La posizione del Pd, al di là della retorica delle parole, è la stessa degli ultimi venti anni (con i risultati che ben conosciamo), ovvero che il problema della clandestinità esiste perchè i clandestini non vengono regolarizzati ed il problema si è acuito per effetto della legge Bossi-Fini che complicherebbe l’ottenimento dei permessi di soggiorno.
A mio avviso al Pd pratese sfuggono alcuni elementi essenziali. In primo luogo il numero dei clandestini da regolarizzare è potenzialmente illimitato per effetto della facilità di accesso al territorio italiano data dall’impossibilità di militarizzare le nostre frontiere.  In secondo luogo, se venissero regolarizzati gli attuali clandestini presenti a Prato una grande quantità tra loro non resterebbe in città, avendo guadagnato un libero e legale ingresso per tutti i paesi dell’Unione Europea. Nel frattempo, dal momento che le aziende cinesi godono dell’accesso ad un mercato trasnazionale illegale del lavoro, arriverebbero al loro posto nuovi clandestini per ricostituire lo stock di manodopera a basso costo necessario per le lavorazioni del distretto parallelo.

Damiano Baroncelli

6 pensieri su “L’INTERVENTO/Baroncelli: “Immigrazione, troppi rischi con la regolarizzazione indifferenziata”

  1. A mio avviso non solo al PD ma a TUTTI i pratesi sfuggono non alcune cose, ma l’essenza stessa della questione, che è semplicemente rappresentata dai numeri e dalle forze in campo.
    Ibam caso su Google, ed ho trovato un sito piuttosto curioso: quello dell’ambasciata della Repubblica Popolare Cinese nella Repubblica di Mauritius!
    In uno degli articoli si riporta questa innocentissima frasetta:

    “The PLA has 74 chef training and rating centers, with more than 10,000 professional chefs graduating annually.”

    Ovvero: l’esercito di liberazione del popolo (l’esercito cinese) ha settantaquattro sedi per la formazione e la classificazione dei cuochi, in cui più di diecimila cuochi professionisti conseguono il diploma ogni anno.
    Che si fa, arruoliamo Vissani e Pierangelini e li mandiamo a combattericcomunìsmo?

  2. Temo che alcune cose sfuggano a lei, Baroncelli. Primo: la permeabilità delle frontiere è una favoletta per spaventare i bambini. Ha ragione Pasquale Paoli: incominciamo dai numeri anziché dall’ideologia. Mi dica, Baroncelli: ha idea di quanti siano davvero (non “a occhio”) gli inressi clandestini? Se non lo sa, s’informi.
    Secondo: le sfugge forse che l’Italia sia uno Stato di diritto? Questo ha due conseguenze. La prima è che lo sfruttamento del lavoro illegale si combatte sbattendo in galera i colpevoli, italiani o no che siano, non chiudendo le frontiere (si chiama “legalità”, nella nostra lingua). La seconda è che non esiste una legittima ragione al mondo per cui chi ha i requisiti per il permesso di soggiorno (reddito legale, casa) non debba poterlo ottenere. Terzo: gli immigrati (compresi quelli che non hanno documenti) producono il 10% del PIL italiano e (quelli regolari) sono il pilastro della previdenza, cassa integrazione e pensioni per capirci: ci pensa lei ai miliardi che mancherebbero se li espellessimo? Non sarebbe meglio, invece, far emergere la parte sommersa? QUarto e ultimo: i “risultati che ben conosciamo” non sono il prodotto di un’ideologia ma di politiche concrete. Quelle attuate per sette anni degli ultimi dieci dal centrodestra, non dal centrosinistra, e rappresentate dalla legge Bossi-Fini. Le sfugge, per caso, anche che quella legge sia in vigore dal 2002?