Il voto regionale sposta nuovamente a sinistra il baricentro della città. Cenni: “Nessun cambiamento in giunta”

elezioni2C’è una legge immutabile della politica italiana che in maniera piuttosto bipartisan oltre ogni steccato ideologico e politico fa capolino dopo ogni elezioni a qualsiasi livello: i vincitori esultano dando una lettura quanto più fedele ai numeri del risultato che li ha consacrati primatisti come partito o come coalizione; gli sconfitti per niente rassegnati a soccombere tirano fuori le bandierine delle loro forze d’appartenenza e rivendicano un successo che le fredde percentuali non attribuirebbero, rifugiandosi nelle interpretazioni più o meno azzardate della realtà elettorale. Benvenuti nel regno dei partiti di casa nostra, dove la matematica non sarebbe un’opinione, ma a ben pensarci potrebbe pur sempre diventarla.
Così non hanno fatto eccezione i partiti pratesi subito dopo lo scrutinio delle elezioni regionali. Il centrosinistra ha iniziato a sventolare il 54,89% di Rossi, consumando nei fatti una rivincita sui moderati a 9 mesi di distanza dalla perdita del Comune di Prato. Il Pdl, invece si è trovato a dover interpretare uno scenario politico, all’interno del quale  la maggioranza non c’è più con un centrodestra tornato ad essere espressione di una parte nettamente minoritaria della città. In questo senso vengono proposti n queste ore i raffronti col 2009, sprizzando da ogni poro qualche ragionamento a fin di bene pidiellino, tirando fuori pure un trend di crescita: “Come coalizione siamo passati dal 45,06% al 45,11%” rivendicano con orgoglio dal quartier generale omettendo dal calcolo la lista Milone ed i Socialisti per la Libertà, che insieme facevano un 3% abbondante, il crollo del numero dei voti (-10.500 per il Popolo della Libertà), la perdita della maggioranza nel quartiere Centro. È evidente, però che qualcosa sia successo e, fuori dall’arroccamento sul monolite della vittoria ipotizzata, qualche dirigente e leader fornisce una traccia per analizzare gli effetti del voto sul dopo. Il meno reticente da questo punto di vista è stato fin da subito il segretario provinciale dell’Udc, Enrico Mencattini che ha collegato la doccia fredda nel quartiere Centro alla mancata soluzione in questi mesi dei problemi del degrado e della sicurezza. Utile anche la lettura di Andrea Bonacchi, presidente della commissione lavori pubblici alla circoscrizione Est: “Non possiamo che essere soddisfatti del risultato delle urne, soprattutto perché il miglior risultato del centro-destra a Prato è stato nella Circoscrizione Est, dove si è confermata la stessa percentuale che ci vide vincere nove mesi fa. È questo il segno che il nostro popolo ha apprezzato il lavoro che abbiamo fatto e ha rispedito al mittente la pochezza delle polemiche scatenate dalla sinistra”. E quando dice “il risultato nel suo complesso sta ad indicare che dobbiamo proseguire nel marcare, forse ancora di più, elementi di rottura rispetto al malgoverno e al clientelismo del Pd e delle sinistre” Bonacchi indica chiaramente che la via da marcare debba privilegiare anche nel resto della città una linea dei falchi, applicando un sostanziale spoil system delle partecipate con la stessa tenacia, con la quale la circoscrizione Est ha rimosso il nome di un mostro sacro dei progressisti come Don Milani. In questo potrebbe trovare una sponda nella Lega Nord, che forte dell’ascesa fino al 9,69% batterà cassa nei prossimi giorni per chiedere un maggior peso in ogni decisione politica, nel rinnovo delle partecipate ed in giunta con l’assegnazione della tanto agognata delega del centro storico richiesta da Morganti prima del voto. Anche se il sindaco Cenni su questo non vuole sentire ragioni: “L’assetto di giunta non cambierà assolutamente e non vedo perché dovrebbe cambiare. Anche Morganti ha sempre sostenuto questa necessità sulla base degli accordi elettorali, talvolta si è perfino espresso in mia difesa quando altri rivendicavano spazi”. Stesso discorso per le partecipate: “Il nostro obiettivo è sempre stato quello di trovare delle persone con professionalità e qualità per potere gestire al meglio le società. L’appartenenza ad un partito non rappresenta una discriminante né in positivo né i negativo. Poi la dialettica politico può tranquillamente esistere, ma il filo conduttore è che sulle partecipate applicheremo un cambio in base alla qualità delle persone senza trasformarle in dei poltronifici”. Una tranquillità ostentata anche sugli stessi risultati, in merito la linea di Roberto Cenni è la stessa del Pdl: “è improprio confrontare il risultato delle regionali con quello delle amministrative. Comunque” aggiungendo la propria voce a quella dei vittoriosi Magnolfi e Mazzoni “al primo turno i tre partiti del centrodestra erano al 40% adesso sono al 45%”. Le prossime settimane ci diranno se la Lega riuscirà a farsi strada e soprattutto se il Pdl ed il centrodestra saranno capaci di guardare al punto più saliente di queste regionali, la città resta ancora con un volto  progressista che guarda con simpatia alla sinistra. Toccherà alla maggioranza impostare politiche per tentare di cambiare pelle a Prato, consapevole che in assenza di svolte fra 4 anni anche le urne  delle amministrative potrebbero tornare ad essere ostili a Pdl, Lega e Udc.

Carlandrea Adam Poli

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