Frattini riceve l’ambasciatore cinese: “Lavoriamo insieme per combattere l’illegalità a Prato”

Il ministro Frattini con il sindaco Cenni durante la visita a Prato

Il ministro Frattini con il sindaco Cenni durante la visita a Prato

Il ministro Frattini ha ricevuto, oggi, alla Farnesina il nuovo l’ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese Ding Wei con il quale ha affrontato anche il caso Prato, con tutti i problemi connessi a livello di legalità. Al centro del colloquio sono stati i diversi aspetti delle ottime relazioni bilaterali di cui in questo momento godono i due Paesi. Con l’ambasciatore, poi, Frattini ha affrontato la situazione della comunità cinese a Prato, dopo i recenti fatti criminosi che hanno portato all’arresto di cittadini italiani e cinesi e a numerosi sequestri di aziende illegali e di beni immobili. “Non facciamo differenza di nazionalità – ha detto il ministro Frattini – perché vogliamo combattere il crimine sotto ogni sua forma, soprattutto quello che sfrutta una manodopera resa fragile dal disagio sociale e dalla povertà”. Il ministro Frattini ha quindi incoraggiato l’ambasciatore cinese a combattere insieme queste forme di criminalità organizzata, sottolineando i vantaggi reciproci complessivi che potrebbero derivare da un collaborazione concreta in questo settore.

11 pensieri su “Frattini riceve l’ambasciatore cinese: “Lavoriamo insieme per combattere l’illegalità a Prato”

  1. Ma di come rimandare in Cina 20.000/30.000 clandestini cinesi hanno parlato ?
    In Cina il problema non si porrebbe e 20.000/30.000 clandestini italiani sarebbero già stati messi su un bastimento per l’Europa!
    Se la nostra diplomaziona non risolve questo problema non può che dichiarare la sua sconfitta e con essa la sconfitta del nostro Paese.

    Spero che arrivi presto un sussulto di orgoglio!

  2. Certo: un sussulto di orgoglio di quelli che ti fa mettere a tu per tu con la prima potenza mondiale, nonché potenza nucleare.

    Alé! Spezzeremo le reni alla Cina!

  3. Il “sussulto d’orgoglio” lo poteva avere Berlusconi lo scorso anno, che esattamente un mese dopo essere venuto a Prato a sostegno di Cenni (ricordate al Pecci lo striscione dei fans del sindaco, che invitava il premier a “salvare” Prato dai cinesi?), riceveva Hu Jintao con tutti gli onori del caso, e il quotidiano (“cumunista”?) il Sole 24 Ore raccontava così la visita: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/07/Hu_Jintao-visita-Italia.shtml
    Ma se non sbaglio, Berlusconi è il premier dello stesso governo appoggiato dalla Lega Nord, di cui mi risulta Baroncelli faccia parte…

  4. i numeri sono numeri, ha ragione Baroncelli. Siamo partiti da 70mila e siamo arrivati a 20/30mila. che vuoi che siano 10mila persone. nulla.
    Considerata la concentrazione urbanistica della popolazione cinese, è pensabile che un comune grande molto più di Montemurlo sia trapiantato ed invisibile giacchè sprovvisto di permesso in un paio di kmq? Per la Lega Nord, che ce l’aveva duro prima di conoscere Roma e dintorni, ovviamente si. Ridicolo.

  5. @Lanfranco
    Più avanti ci sarà modo di scrivere come e perché, ma non faccio più parte della Lega Nord da un paio di mesi. Né apprezzo le idee politiche, ma il suo limite è l’organizzazione leninista del partito.
    Spero superino questa fase di crescita turbolenta del partito in Toscana.

    Lanfranco e Alessandro, siete encomiabili nel difendere coerentemente posizioni di totale acquiescenza pro-immigrazione che quasi tutti i pratesi, anche quelli di sinistra, ritengono superate ed indifendibili.

    Siete per molti la migliore ragione di voto alla Lega Nord.

  6. il problema non è quello il problema che sta devi aumentare con in clandestini che ci sono, lavorano senza mezze misure senza regolamenti giorno e notte, a un prezzo inferiore, successivamente creano ditte dall’oggi al domani senza bisogno di tante garanzie, se falliscono ne ricreano altre grazie ai prestanome. Quando sorge l’illegalita come nel maxi arresto scappano tutti alle cascine di tavola e non vengono presi, aumentiamo? se la lettera di fermo e per il ritorno in patria fosse decente, la polizia prenderebbe e li accompagnerebbe fino all’areoporto e non se ne andrebbe finkè quell’aereo non decolla. Ma tutto questo non avviene siamo italiani, e il pratese è peggio, si incazzerà quando gli manca da mangiare.. fino a quando la gente che vive qua, potrà girare con bmw serie 1 anche se non ha un becco di un quattrino in tasca..bè..andiamo poco avanti..

  7. @Damiano…
    L’organizzazione leninista del partito di Bossi risale almeno al 1990.
    Però, sinceramente, in bocca al lupo per il prosieguo…

    Per il resto, non è un problema di “acquiescienza”: è una questione di realismo, che a quanto pare ti sfugge.
    Intanto, stanti le dinamiche mondiali, pensare che si possa imporre alcunché ad una potenza di livello mondiale che detiene pure buona parte del debito pubblico statunitense, e per la quale la popolazione italiana equivale ad una piccola provincia, è francamente illusorio. I diecimila cinesi (o quarantamila, o settantamila.. e poi facciamo tombola) sono l’equivalente di un paio di isolati di una città periferica. E questo Berlusconi lo ha ben capito, ma è ovvio che meno gli italiani (ed i pratesi) lo hanno chiaro, e meglio è per lui, e per tutti quegli industriali che aspettano a gloria il dischiudersi del più grande mercato del mondo. Lo sanno anche i leghisti, ma anche in questo caso il militante deve risultare bello ubriaco, così come l’elettorato.
    Secondo, e sempre una questione di realismo, quello migratorio è un fenomeno strutturale della storia umana, che negli ultimi trent’anni ha assunto però dimensioni e dinamiche completamente diverse da quelle conosciute. Ritenere possibile un totale contenimento e una totale chiusura è una illusione e nemmeno tanto pia, quanto pericolosa.
    C’è poi, in questo, anche una questione di principio (il termine “valore” è troppo economicista, come ricordava Schmitt): nello scegliere quali politiche mettere in atto nella gestione del fenomeno complesso, posso scegliere se adottare un approccio di intelligente apertura e multiculturale (senza per questo trascurare la questione legalità/illegalità, ma declinandola su approcci diversi), o altri tipi di approcci, che non sto qui ad elencare.

    Per certo, dopo oltre vent’anni di governo negli enti locali, e ormai sette stabilmente in quello nazionale, con tanto di normativa che porta fieramente il nome del Padre Padrone della Lega, l’impressione è che potranno pure continuare a votarli (del resto, anche Hitler ha vinto delle elezioni, e pure Mussolini), ma il problema rimarrà intatto. Certo, a pensar male ci sarebbe da dire che nemmeno hanno interesse a “risolverlo” veramente…

  8. …e per una questione di realismo e non di buonismo sinistrese o ecologico, personalmente non ho ancora capito:
    - come non si ricorda più che quelli che “lavorano senza mezze misure senza regolamenti giorno e notte, a un prezzo inferiore, successivamente creano ditte dall’oggi al domani senza bisogno di tante garanzie, se falliscono ne ricreano altre grazie ai prestanome” sono i pratesi (e un’ottima parte dell’ italia) che così hanno vissuto fino ad almeno tutti gli anni ’80
    - come non ci si rende conto che i cinesi fanno la “concorrenza sleale” perchè in italia ed a Prato hanno trovato un terreno ben preparato. In Germania i cinesi pagano le tasse, in Italia no. Why? La mia rozza risposta è: perchè in Germania tutti pagano le tasse ed in italia no.
    - come e perchè ci si lamenta dell’illegalità degli stranieri se è da quando ho spalancato gli occhioni sul mondo che vedo un paese che galleggia sul “una mano lava l’altra”, su pastette e lacchezzi, auto in divieto di sosta ed “amicizie”, piove-governo-ladro, etc. Ultimo esempio lampante: cassa integrazione in deroga chiesta, ottenuta e pagata da numerose aziende italianissime che continuano a lavorare tranquillamente tutti i giorni, compresi sabato e domenica. Sento già chi singhiozzerà “ma devono difendersi dai cinesi…!”. Poverini… hanno iniziato questa difesa già un trentennio fa…
    - come ci si può accontentare a continuare con la solfa del “cinesi-comunisti-cinesi-comunisti-etc”, mentre è evidente che nel 2010, mentre tutti siamo qui a ticchettare su tastiere, avere in tasca GPS e navigatore in auto (…io non ho GPS nè navigatore…), non è più possibile cavarsela facendo andare i telai negli stanzoni e la tagliaecuci nel tinello, sfornare fra i peggiori studenti del mondo industrializzato, essere in fondo alle classifiche per lettori di libri e quotidiani, consumo di cinema e teatro, competenze scientifiche, ma in cima per consumo di acqua minerale, cemento, cellulari, auto, asfalto, etc.
    - cosa pensiamo di fare davanti ad una Cina ed un India che sfornano a ritmi crescenti scienza e tecnologia?

    Una volta buttati a mare cinesi, rumeni, albanesi, africani, sudamericani, il vicino di casa, lo juventino, il professore che non può vedere il figlio (o figlia), il vigile che ci ha fatto la multa, i comunisti, gli animalisti, i vegetariani, …. dopo noi qui in italia che cosa vogliamo fare?

  9. Ma tutti questi ex leghisti che sputano nel piatto dove volevano mangiare? Mah…

  10. @Lanfranco
    Sappiamo bene che tra noi non c’è niente di personale, ed anzi c’è simpatia, ma le reciproche interpretazioni della realtà che ci circonda sono profondamente diverse. Abbiamo fatto lo stesso percorso di studi ma ciò pare non essere servito, perché spesso leggiamo leggi e numeri in modo differente, e non concordiamo nemmeno su ciò che è stato codificato da altri, perché è perfino diverso il modo di intenderne autorità ed auterevolezza. Il nostro bagaglio valoriale poggia su premesse diverse, ci riferiamo a tradizioni culturali diverse, usiamo schemi interpretativi diversi e preferiamo organizzazioni sociali diverse. Su di noi è rappresentato in piccolo un conflitto di civiltà.
    Tra di noi ci sono più differerenze che tra un cristiano ed un musulmano. Già noi ricreiamo un ambiente multiculturale, senza bisogno di stranieri. Il fatto che il “Dottore” ci volesse tenere nello stesso contenitore politico mi fa sorridere.

    Chiarita la premessa.
    Ciò che tu chiami realismo è invece a mio avviso remissività, acquiescenza,”appeasement”, assenza di appartenenza a quella che dovrebbe essere la propria comunità civile, disconoscimento di quella stessa comunità civile, estraneazione e rimozione e rifiuto della propria appartenenza ed eredità culturale e politica (in senso di “polity”). E’ la perdita della coscienza del “sé” e dell’empatia con la propria “ex” comunità di provenienza. E’ un processo di spersonalizzione delle originali relazioni sociali per una fuga verso l’individualismo autocentrico e il progetto di risocializzione dei piaceri.
    Io non contesto i processi di mutamento sociale, che sono innati e naturali in ogni società, apprezzo la contaminazione con “l’altro”, ma non accetto che la contaminazione con “l’altro” venga utilizzata surrettiziamente per contestare e cambiare in modo indotto un ordine sociale che si disprezza e si odia. Contesto che l’immigrazione sia promossa come elemento di quel mutamento sociale che non è stato possibile ottenere attraverso gli strumenti della politica. L’amore verso i miei simili, o coloro che mi sono più simili per empatia ed appartenenza, mi porta a rifiutare progetti di eutanasia della civiltà alla quale sono fiero di appartenere e alla quale non voglio rinunciare in cambio della cinesizzazione del “nuovo mondo” e del “nuovo uomo”. Berlusconi è indifendibile, ma rappresenta “il partito dell’amore”, contro chi dà l’impressione di combattere la propria società e la propria civiltà.

    Secondo punto:
    La migrazione internazionale contemporanea è un processo che va di pari passo col processo della globalizzazione. E’ un fenomeno strutturale, ma con caratteristiche proprie e differenti dal passato.

    “Il fenomeno migratorio” non può essere contenuto in una teoria riduzionista come “un fenomeno strutturale della storia umana” poiché differenze qualitative, quantitative, motivazionali, temporali e spaziali ne mutano a tal punto la natura che la parola “migrazione” abbraccerebbe fenomeni troppo diversi tra loro.

    Le teorie della “sociologia delle migrazioni internazionali” oggi ci spiegano quali siano le cause, le ragioni eda anche le caratteristiche di autoperpetuazione dei diversi tipi di migrazioni in atto e suggeriscono le conseguenti azioni politiche. Un paese che vive la globalizzazione non può chiedere la chiusura delle frontiere, non può comportarsi come la Corea del Nord o la Birmania, ma non è vero che le migrazioni siano processi ingovernabili.

    Un Paese che subisce passivamente e uno Stato che rinuncia per impotenza a governare le migrazioni sono entrambi evanescenti. Le migrazioni in un Paese possono diventare processi ingovernabili ed in Italia c’è persino chi lo spera e lavora per questo!

    @Camillo
    Condivido buona parte delle frustrazioni che esprimi. I nostri problemi non nascono e non finiscono con i guasti dell’immigrazione cinese. La metastasi cinese è a mio avviso una rappresentazione della crisi, dell’incapacità, dell’inefficienza del nostro Stato e anche della degenerazione della nostra società, evasione delle tasse comprese. La metastasi cinese è una rappresentazione amara della nostra “inciviltà”.

    Ma quale sarebbe la soluzione? Accettare la cinesizzazione e un ulteriore imbarbarimento sociale o riscoprire gli aspetti e le qualità migliori che la nostra società ha espresso nei millenni, arricchendole con quanto di meglio la globalizzazione ci mette a disposizione?
    Non mi pare che la Cina che conosciamo a Prato sia quella di Confucio. Quella l’anno seppellita da un pezzo.