Cosa fare dopo il diploma? Indagine tra quasi 1.500 studenti pratesi: la maggioranza proseguirà con gli studi

Studenti in una scuolaMesso da parte l’esame di maturità, in questi giorni gli studenti pratesi, “neo diplomati”, sono di fronte ad un bivio di non poco conto: proseguire il percorso di studi ed iscriversi all’ università oppure andare a lavorare? A questo proposito potrà interessare e far riflettere un’indagine sulle motivazioni e prospettive degli studenti nel post diploma, condotta da Fil spa ed affidata a Michele Del Campo (direttore di Fil spa), ad Antonio Calella (docente alla Facoltà di Scienze della Formazione- Università Lumsa di Roma) ed a Matteo Perchiazzi (Fil spa). La ricerca è in attesa di pubblicazione sulla rivista “Giornale italiano di psicologiadell’orientamento”.
La ricerca ha coinvolto 1.496 studenti (621 femmine e 875 maschi) con un’età media di 18 anni, che frequentavano il quarto e quinto anno delle scuole medie superiori della provincia di Prato. Il campione preso in esame è particolarmente significativo in quanto rappresenta il 54,3% della popolazione di studenti delle ultime due classi delle superiori. Tra gli studenti intervistati 763 frequentavano un liceo (51%), mentre 733 (49%) un istituto tecnico professionale.
Alla domanda, “cosa farai dopo la maturità ?”, la maggior parte degli studenti  (70,1%) ha dichiarato di voler proseguire gli studi, una scelta consapevole, dettata dalla voglia di realizzazione personale e dalla possibilità di trovare un lavoro, mentre solo il 29,3% ha affermato di voler andare a lavorare; rispetto a quest’ultimo dato ben il 92% frequenta istituti tecnico –professionali .
Ma nella scelta del proprio futuro esiste una differenza legata al  “genere”? A leggere i dati della ricerca appare evidente che la risposta “continuerò a studiare” si associ in maniera preferenziale al genere femminile (73%) contro il 68% di maschi. La scelta post maturità sembra poi influenzata in maniera rilevante anche il tipo di scuola frequentata: gli studenti dei licei dichiarano maggiormente di voler continuare a studiare (95%), mentre gli intervistati degli istituti tecnici professionali, per oltre la metà (56%), asseriscono di preferire la strada dell’inserimento nel mondo del lavoro.

Un altro fattore interessante è rappresentato dalle modalità formative che gli studenti pensano di seguire una volta finite le scuole superiori. La ricerca evidenzia che gli studenti di liceo sono più “tradizionalisti”, prediligendo corsi di laurea, soprattutto in Italia (75%), rispetto ai colleghi degli istituti tecnici professionali più aperti agli stage, ai tirocini ed ai corsi di formazione post- diploma. E la classe sociale d’appartenenza ha ancora un peso sulle scelte professionali dei giovani diplomati nella Prato del secondo Millennio, in un periodo di particolare empasse economica per il distretto? La ricerca evidenzia a questo proposito  un dato preoccupante di “immobilismo sociale”, cioè continuano a studiare soprattutto i ragazzi che appartengono a famiglie di classe sociale alta (79,6%), mentre preferiscono andare a lavorare i giovani di famiglie di classi sociali più basse. Nell’ambito della ricerca, aldilà della scelta post diploma,  è stato chiesto ai ragazzi pratesi quale fossero le aree di studio, che suscitavano in loro maggiore interesse. A sorpresa, in un distretto industriale, le lettere e le lingue e le arti (16,8%) battono le scienze umane (11,2%), la medicina con il 9,6% di preferenze, l’elettronica, l’informatica e le telecomunicazioni con l’8,9% e, fanalini di coda, la matematica, la fisica e la chimica con l’8,3%.
E chi decide di smettere di studiare verso quale area lavorativa si orienta? Il genere influenza molto la scelta: le donne preferiscono l’area risorse umane e amministrativa, mentre gli uomini l’area tecnica e produttiva. Tra i settori economici maggiormente indicati dai ragazzi c’è l’informatica ed elettronica (11,7%), l’attività commerciale (10,7%), il commerciale marketing e pubblicità (10,7%), il turismo l’ospitalità ed il tempo libero (6,7%), la metalmeccanica (6,4%). Il 6,4%  si orienta verso il lavoro nel tessile, moda e abbigliamento ed il 5,2% verso i servizi sociali.
“Le aspettative al lavoro, come si può notare- conclude Del Campo- si orientano verso l’area del lavoro autonomo e imprenditoriale, confermando la volontà del pratese di intraprendere. Dove intraprendere? Beh, si va poco verso il manifatturiero e più verso i servizi.”

5 pensieri su “Cosa fare dopo il diploma? Indagine tra quasi 1.500 studenti pratesi: la maggioranza proseguirà con gli studi

  1. Proseguono gli studi perché non hanno voglia di lavorare, arrivano a 26-27 anni che sono lauerati in qualche strana disciplina, ma non sanno meno di uno che ha fatto la quinta elementare nel 1950. Temporeggiano qualche anno e cominciano a lavorare(*) a 35 anni, a 50 vorrebbero già la pensione. Che generazione fantastica!

    *Lavorare per loro = non fare una mazza, stare a telefono, organizzare, pianificare ecc… Con questi il mondo non va avanti.

  2. In risposta al signor Gino, crediamo che prima di dare giudizi bisogna comprendere ed interpretare i fenomeni. La ricerca serve a questo ed anche a cercare soluzioni al problema, su cui tutti noi dobbiamo fare uno sforzo di umilità, sapendo che ogni proposta avrà bisogno dell’impegno di tutti per essere realizzata.

  3. @Matteo: La tua è pura retorica; è ovvio che non possa conoscere tutti i neodiplomati, ovviamente parlavo di una tendenza basandomi du quelli che conosco che, per tua informazione, non sono pochi.

    @Fil SPA: Era proprio quello che cercavo di fare, magari in forma eccessivamente provocatoria, ma l’abbassamento del livello culturale degli studenti non viene notato solo da me, questo è un articolo di Famiglia Cristiana:

    http://www.famigliaitaliana.com/articoli/La_scuola_tra_passato__presente_e_futuro_755.jsp

    in rete se ne possono trovare molti altri. Ma questo non è il problema principale a mio avviso. Ho visto davvero pochi ragazzi usciti dall’università, dotati di un minimo di senso pratico. Hanno in testa che gli spetta un lavoro perché si son laureati, ma l’idea che l’azienda ha bisogno di un rientro economico dal proprio lavoro non gli sfiora nemmeno per un istante. Stanno a casa 2 settimane per un raffreddore, arrivano tardi, hanno sempre da fare, se gli chiedi 5 minuti di straordinario sembra che gli hai chiesto un rene, ecc… Preferisco 1000 volte un cinquantenne con la quinta elementare ad un neolaureato. Mi spiace.

    Ovviamente tutto questo si basa sulla mia esperienza personale.

    Gino.

  4. salve,ho 33 anni diplomata nel 1995 come analista contabile ad indirizzo informatico gestionale e non ho mai trovato lavoro in questo settore salvo una brevissima parentesi appena diplomata come operatore elaborazione dati.Nel 99%degli annunci è richiesta esperienza lavorativa. Io avevo in testa degli obiettivi come quello di farmi una famiglia con mio marito. Mi sono adattata a svolgere altri lavori commessa in un centro commerciale, tecnico di laboratorio in un decoro di pezzi speciali,tutor in una scuola superiore,consulente d’arredamenti solo a provvigioni,operatrice in un laboratorio di pasta fresca,tutti lavori onesti ma poco remunerati alla fine ho fatto domanda in tantissime aziende di ceramiche che producono piastrelle visto che vivo nella zona leader di questo settore e sono stata assunta come operaia e mi occupo dei decori delle piastrelle.Lavoro sui 3 turni ho 2 figli ho acquistato una casa con un mutuo che finirà esattamente fra 7 anni guadagno 1700 euro di media mensili e non mi tiro indietro se ci sono da fare straordinari. Aggiungo una cosa non sono l’unica diplomata che lavora in reparto come operaia e 4 colleghi sono anche laureati che lavorano come operai. Nel 2011 saranno 10 anni che lavoro in questa azienda storica del settore ,non mi sono mai sentita meno importante di altri….ah dimenticavo mio marito praticamente ha vissuto lo stesso iter mio, lui è diplomato nel settore tecnico turistico, lavora in un altra ceramica importante e guadagna molto più di me. Ho trascritto qui brevemente la mia esperienza per dirvi che non tutti rimangono in attesa come spettatori alla finestra accontentandosi di nulla ma scendono in strada e cominciano a camminare divincolandosi nelle strade.