Metastasio jazz concede il bis: stasera al Fabbricone si esibisce Paolo Botti con l’omaggio ad Albert Ayler

Secondo appuntamento, al Fabbricone, per il “Metastasio Jazz”, rassegna musicale organizzata dal Metastasio Stabile della Toscana grazie alla collaborazione del direttore artistico Stefano Zenni. Questa sera, lunedì 31 gennaio, alle ore 21 il tema dei riti e delle maschere del jazz sarà sviluppato da Paolo Botti, grandissimo performer, che presenterà “Albert Ayler: Angels and ghots”.
L’ascolto di Ayler è una delle esperienze più potenti del nostro tempo: con il suo sax tenore ha portato alle estreme conseguenze la trasformazione del suono in una colata infuocata di vibrazioni, sublimando l’urlo di contorsione metafisica in una comunione carnale, tragica e vitalistica.
Melodie folk, cantabili e intense, rese uniche dal sassofono di questo musicista che ha fatto la storia del nostro tempo; Paolo Botti, classe 1969, ha recuperato per noi i temi di Ayler per costruire una musica che utilizza gli strumenti del folklore nero ( Banjo, kazoo, viola, armonica) allo scopo di ritrovare il nocciolo dei valori a cui dava voce il sassofonista di Cleveland.
Un pastiche di tradizione popolare e creatività contemporanea, che non rinuncia alle tematiche care ad Ayler, che parlava di streghe, fantasmi, angeli e degli spiriti dell’universo popolare americano.
Un protagonista speciale del jazz italiano stupirà il pubblico del teatro di via Targetti con un sound particolarissimo, degno del nome del “Metastasio Jazz”, che quest’anno entra nella programmazione del Met, soltanto con tre date molto significative, con la volontà di riprendere il carattere ancestrale di questa musica, che nasce in un ambiente povero e vessato come cura contro le angosce di ogni giorno.

Elia Frosini

I commenti sono chiusi.