L’INTERVENTO/Assirelli: “L’Unità e il ruolo svolto dai Manuali Hoepli”

In questi giorni è un proliferare di massicci interventi per celebrare il 150° dell’Unità d’Italia. La grande maggioranza evoca fatti e personaggi protagonisti di gesti eroici oppure sociali o culturali, riflettendo su ciò che era la realtà nelle varie zone dal Piemonte alla Sicilia. Un grande storico come Pasquale Villari, in un suo articolato intervento scritto sulla rivista milanese “Il Politecnico” del settembre 1866, si scaglia contro i burocrati, i politici e tutte quelle categorie che secondo lui sono la classica palla al piede del nostro Paese e denuncia che vi sono 17 milioni di analfabeti. In questo contesto s’inserì, grazie ad un giovane editore svizzero, una collana editoriale che ha nel tempo combattuto non solo l’ analfabetismo ma ha contribuito notevolmente allo sviluppo della giovane nazione; si tratta dei Manuali Hoepli pubblicati per un secolo e comprendenti tutto lo scibile umano. Alcuni anni fa ho presentato come autore “Un secolo di Manuali Hoepli” accompagnato da una mostra a Prato dei preziosi volumetti, per evitare un lento oblio di quella raccolta unica che tanto ha dato agli Italiani ma che oggi spiace constatare che non sia stata ancora menzionata nel contesto del presente Anniversario. Il mio lavoro conteneva la prefazione di Giovanni Spadolini che tra l’altro scriveva: «I manuali accompagnarono il sorgere e l’affermarsi della nuova Italia. Un Paese che, risolta ormai la questione nazionale, si avviava a conoscere, proprio a cavallo tra ‘800 e ‘900, il suo primo sviluppo industriale e si accingeva perciò ad affrontare nuovi problemi e nuove esigenze. In questo faticoso processo di affrancamento da uno stato di secolare arretratezza economica e sociale, i Manuali Hoepli assolsero a una loro specifica funzione, a un loro ben preciso ufficio. Ad essi fu in larga parte delegato il compito di educare e formare in fretta una manodopera specializzata, tale da utilizzare con profitto i nuovi e sempre più sofisticati macchinari che riempivano gli stabilimenti. Ad essi si rivolsero tecnici e dirigenti d’Industria per orientarsi in un mercato economico e finanziario, che cominciava a farsi ogni giorno più articolato e complesso. Essi, infine, fornirono ad ogni genere di professionisti (medici, avvocati, ingegneri, architetti, urbanisti) quegli strumenti cognitivi e operativi, costantemente aggiornati, che il continuo modificarsi della realtà economica e sociale del Paese ormai richiedeva», ed un pregiato e lusinghiero intervento storico-critico-lessicale di Tullio De Mauro da lui definito il caso Hoepli. Tra i tanti autori degli oltre 1700 manuali, il più importante è senz’altro Giuseppe Colombo che scrisse il Manuale dell’Ingegnere ancora attuale seppure con le modifiche del tempo; Colombo da Senatore liberale ricoprì la carica di Ministro delle Finanze, e si deve a lui l’autorizzazione alla costruzione della linea ferroviaria Firenze-Bologna, più nota come Direttissima. Tra le molteplici attività dell’ Ingegnere garibaldino, si ricorda la fondazione del Politecnico di Milano con allievi di tutto rispetto tra i quali ricordiamo il fondatore della Pirelli, Giovanni Battista. Persona schiva che non frequentava circoli intellettuali, nel 1904 rifiutò perfino la cittadinanza onoraria di Prato, che il Municipio voleva conferirgli per gratitudine al consenso della Direttissima. Quindi i Manuali Hoepli rappresentano un cammino storico parallelo a quello che la nuova Italia cominciò a percorrere, e pertanto spetta anche a quella impresa editoriale unica un posto di rilievo nelle celebrazioni del 150°.

Alessandro Assirelli

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