Assemblea Industriali, dopo Brunetta e Marcegaglia anche Rossi ha dato forfait. E Marini striglia i politici: “Basta con i giochi di potere”

Riccardo Marini

Richiamo ai valori associativi e appello per una politica più attenta ai bisogni delle imprese: questi i tratti salienti delle due relazioni tenute dal presidente dell’Unione Industriale Pratese Riccardo Marini rispettivamente nella parte privata e pubblica dell’Assemblea dell’associazione, tenutasi oggi.
“Fra le difficoltà dell’economia e il basso livello della politica i problemi davvero non ci mancano – ha esordito Marini -. Ma sono convinto che riusciremo almeno in parte a superarli se sapremo salvaguardare il valore più importante dell’associazione che è quello di essere la casa di tutti. Bisogna rimanere quanto più possibile uniti e solidali gli uni con gli altri, non prestarsi né dall’interno né dall’esterno a giochi che mirano a dividerci.”
Nella parte privata (dedicata agli adempimenti istituzionali ordinari senza rinnovi di cariche, previsti per il 2012) Marini ha anche fatto il punto sull’attività dell’associazione, insistendo particolarmente sulla crescita quantitativa e qualitativa dell’erogazione di servizi alle imprese. Ha ricordato anche alcuni dei risultati conseguiti nel 2010 e in questo primo scorcio di 2011, citando l’inserimento di Prato nel progetto europeo Imagine e l’impegno per salvaguardare l’autonomia di Gida; inoltre la questione ancora aperta della contestazione del Pit per i suoi aspetti negativi per lo sviluppo del territorio e la verifica di fattibilità, per aspetti molto circoscritti, del laboratorio di ricerca tessile tosco-cinese che comunque suscita grandi perplessità. Ha menzionato poi le attività condotte dall’Unione in tema di credito e assicurazione crediti con progetti e accordi con gli operatori del settore; di formazione e orientamento e il lavoro; delle energie rinnovabili.
Terminata la parte privata, si è svolta la parte pubblica, sul tema: “Il manifatturiero è di moda. Sostenere la ripresa e rimuovere gli ostacoli”, relatori la presidente di Confindustria Toscana Antonella Mansi e il direttore del Centro Studi Confindustria Luca Paolazzi. Assenti giustificati la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, il ministro della Pubblica amministrazione e Innovazione Renato Brunetta e il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, impegnati rispettivamente al tavolo per la rappresentanza sindacale, in sedute parlamentari e di governo e in riunioni istituzionali in Regione. Queste assenze sono state definitive da Marini “segnali dell’eccezionalità del periodo che stiamo vivendo e che vede passaggi epocali che si accompagnano a interventi emergenziali”.
Marini ha tracciato poi un quadro della situazione del distretto: “Come sta oggi Prato? – si è chiesto – Bene certamente no; con meno febbre sì, ma con una prognosi ancora lunga e incerta. Proprio in questi giorni l’Area studi dell’Unione ha elaborato i dati Istat sull’export nel primo trimestre 2011: rispetto allo stesso periodo del 2010 la totalità dei settori segna +9,9%, il tessile addirittura +17,3%. Numeri che sarebbero clamorosi se non facessero seguito ai picchi ancora più clamorosi verso il basso degli ultimi tempi e se la situazione generale non destasse ancora forti inquietudini.”
Buona parte dell’intervento di Marini nella parte pubblica è stata però monopolizzata da un appello, con una spiccata connotazione critica, al mondo politico. Una scelta insolita per gli usi dell’Unione. Ma i presupposti c’erano già nel richiamo che lo stesso Marini lanciò nell’Assemblea dell’anno scorso, richiedendo un buona politica come precondizione per avere un buono e solido sviluppo economico. “Se il manifatturiero è in tendenza c’è chi invece è fuori moda: la politica, per esempio, nella sua accezione più vasta che comprende anche le amministrazioni locali e che prescinde dagli schieramenti. Coloro che ci rappresentano, che dovrebbero essere percepiti come il meglio del paese, la sua punta di diamante, non godono (nella loro generalità, s’intende, con tutte le eccezioni del caso) della stima dei cittadini. Dobbiamo tutti fare nostro questo gravissimo problema: cittadini, imprese, ma soprattutto la politica stessa che dovrebbe interrogarsi sulle proprie responsabilità con maggior coraggio e senza sbrigative autoassoluzioni.Basta con l’autoreferenzialità e con i giochi di potere, basta col farli ma anche col consentire che altri li facciano. E basta anche con l’immobilismo, con programmi ambiziosi che si riducono a nulla, con alzate d’ingegno velleitarie, con sedicenti progetti buttati lì tanto per intercettare risorse e consensi, senza costrutto e senza obiettivi concreti. Di questa maniera deteriore di amministrare la cosa pubblica abbiamo esempi anche nel nostro territorio, con l’Unione che talora è anche oggetto di tentativi di strumentalizzazione che non ci piacciono affatto.”

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