GREEN CARD/Il Piano interprovinciale dei rifiuti, questo sconosciuto: quando la politica parla di ambiente solo sotto elezioni

Nel magico mondo della politica l’ambiente va parecchio di moda, ma parlare di rifiuti non pare acchiappare entusiasmo e non produce dibattiti memorabili. Sapete che le tre province di Prato, Firenze e Pistoia stanno approvando il Piano interprovinciale dei rifiuti?  O meglio, è partita lo scorso agosto la procedura di approvazione, al secolo Vas  (valutazione  ambientale strategica) prevista dalla legge nazionale (D.Lgs.152/06) per i piani e i programmi che possono avere impatti significativi per l’ambiente ed il patrimonio culturale.
Ebbene, qualsiasi programmazione sul territorio che riguardi i rifiuti ha senza ombra di dubbio un considerevole impatto ambientale, perché contempla gli obiettivi sulla raccolta differenziata e soprattutto l’impiantistica che si ritiene necessaria a chiudere in efficienza il ciclo dei rifiuti, e per efficienza intendo anche nel rispetto della normativa europea recepita anche da noi. Per impianti invece, intendo tutti quelli che operano nel ciclo dei rifiuti, quali gli impianti di trattamento dei rifiuti (ad esempio di compostaggio), o quelli di smaltimento come le discariche. Tra questi, gli inceneritori, o termovalorizzatori che dir si voglia (sulla distinzione ci soffermeremo più avanti), il cui insediamento non è mai cosa che qualsiasi cittadino sia disposto a festeggiare.
Comunque, tolti gli appassionati di ambiente, i cittadini vengono poco coinvolti nelle questioni riguardanti i rifiuti. Questo, per il mondo politico, appare un tema accattivante in campagna elettorale, ma una volta vinte le elezioni serve principalmente ad annoiare l’elettorato e a sobillare inopportunamente chi intende opporsi all’insediamento di un termovalorizzatore o una discarica. Quindi l’argomento riceve mai un’attenzione di primo piano sulla stampa, nè tende a infiammare i dibattiti quanto, ad esempio, la sicurezza, i parcheggi e così via. Naturalmente salvo proprio nei comuni che ospitano un impianto, o sono in procinto di vederne costruito uno. Invece, secondo me, meriterebbe più spazio.
Le politiche sull’ambiente sono riassunte, nel mondo politico, in unico proclama: “faremo la raccolta differenziata” che è sicuramente cosa buona e giusta, ma nessuno si premura di spiegare mai perché. Quindi, ci si può domandare: ecco, una volta che ho differenziato tutta questa roba cosa faccio? Ecco, il piano interprovinciale, in teoria, serve a rispondere a domande come questa. Il documento che il 30 luglio scorso (a nessuno sembri remota questa data, il percorso non è ancora stato ultimato) è stato approvato dalle tre provincie della piana è abbastanza complesso, è costituito da 140 pagine suddivise in 4 capitoli, il primo introduce il procedimento di Vas (acronimo di “valutazione ambientale strategica”, il mondo dei rifiuti è pieno  di acronimi come un rapporto della Cia), il secondo è dedicato alla descrizione del piano vero e proprio, il terzo analizza la situazione dell’ambiente in ogni suo aspetto (dalla qualità dell’aria, al rischio idrogeologico e sismico, a flora, fauna e biodiversità) e del territorio delle tre province ed quarto contiene una prima analisi di coerenza degli obiettivi e degli orientamenti del piano stesso, oltre a considerazioni in merito alle alternative.
I dati essenziali da leggere nel piano sono comunque proprio gli obiettivi in materia di raccolta differenziata e gli impianti. Nella prima fase di lavoro ciascun comune ha presentato le proprie osservazioni, insieme, e questo è importante alle Asl competenti per territorio, che hanno un compito di non poco conto nella valutazione di impatto che tutta l’impiantistica avrà sul territorio. L’obiettivo di raccolta differenziata programmato è quello del 65%, quindi quello previsto dalla legge. Più complesso il tema degli impianti, ce ne sono molti, interessante è riportare qui le tabelle che il piano prevede, con impianti esistenti e impianti da realizzare o in corso di ristrutturazione.
Il Piano che riguarda le province di Prato, Pistoia e Firenze è facilmente reperibile in rete, se volete provare il brivido di entrare in una procedura amministrativa e capire la complessità del tema (ma non arrendetevi mai): si trova sul sito della Provincia di Pistoia (vedi). Noterete che a pagina 25 vengono elencati tutti gli impianti, tra esistenti e previsti. Quindi avremo 4 inceneritori nell’area, se si comprende quello di Prato, la cui costruzione appare subordinata, 7 impianti di compostaggio, 8 discariche, considerando impianti esistenti e programmati.
E’ ora di domandarsi, come cambia la nostra piana? Come si conciliano obiettivi e impiantistica? Ecco, importante è far presente che fondamentalmente la pianificazione è la stessa da circa dieci anni, il cambio di passo si è avuto più che altro negli obbiettivi della raccolta differenziata, che sono in linea con l’ultima direttiva europea che chiede senza dubbio un maggiore sforzo, ma il fatto di avere meno materiale indifferenziato, che è poi ciò che si va a smaltire negli impianti di trattamento, non ha modificato di una virgola la programmazione. Ci si può chiedere, quindi, se non sarebbe stato opportuno, visti gli ingenti investimenti (pensate a Case Passerini, pensate che occorrono decine di milioni per costruire un inceneritore, ad esempio), rivedere l’impiantistica alla luce dei cambiamenti sul territorio, anche perché la nostra pianificazione non fa analisi su un tema fondamentale: a che punto è il mondo del riciclo, e se esiste un mercato sul territorio che possa influire sulla gestione dei rifiuti.

Lisa Taiti

Un pensiero su “GREEN CARD/Il Piano interprovinciale dei rifiuti, questo sconosciuto: quando la politica parla di ambiente solo sotto elezioni

  1. dal programma per le Provinciali 2009 di Sinistra RossoVerde…
    “Adesione alla Strategia Rifiuti Zero. In quest’ottica, si ribadisce un “no” deciso non solo alla costruzione dell’inceneritore nella zona del Calice, ma anche l’adesione a qualsiasi protocollo di gestione del ciclo dei rifiuti che preveda l’incenerimento tra le fasi finali del ciclo, che si traduce in una altrettanto netta contrarietà alla costruzione dell’impianto di Case Passerini e al potenziamento dell’inceneritore di Montale. Le risorse che dovrebbero essere destinate a questi impianti – nocivi per l’ambiente e la salute delle persone – vengano dirottate sul sostegno ad una nuova filiera del riciclo e del riutilizzo, oltre che all’implementazione della raccolta differenziata spinta porta a porta su tutto il territorio provinciale (d realizzare entro il 2010) e alla messa in campo di politiche finalizzate alla riduzione della produzione dei rifiuti.”