GREEN CARD/L’inceneritore (o termovalorizzatore) non è più una scelta conveniente, e non solo per l’ambiente ma anche per le tasche

In Europa ci sono oltre 350 inceneritori attualmente attivi e le politiche dei diversi paesi dell’Unione sono molto diverse tra di loro: c’è chi ha investito molto nella raccolta differenziata ed ha cercato di ridurre a monte la quantità di rifiuti prodotta, di fatto anticipando gli obiettivi che poi sono stati tradotti nella direttiva 2008/98/CE, ma ci sono anche paesi che continuano ancora a “bruciare” i rifiuti, perché gli inceneritori fanno questo, bruciano la spazzatura.
E noi? In Italia, in molte zone, siamo indietro sia come dati sulla raccolta differenziata, sia come utilizzo delle tecnologie di incenerimento. In particolare proprio la nostra piana dipende ancora molto dalle discariche e questa non è propriamente una buona notizia. Il piano interprovinciale, per ovviare al problema delle discariche in esaurimento, prevede anche la costruzione di nuovi termovalorizzatori.
Bene, intanto facciamo chiarezza: inceneritori e termovalorizzatori sono la stessa cosa, perché entrambi bruciano rifiuti, ma in Italia abbiamo sentito il bisogno di introdurre il concetto di termovalorizzatore, sconosciuto altrove. Termovalorizzatore è un impianto progettato per ricavare energia dalla combustione dei rifiuti, si distingue quindi dagli impianti che semplicemente hanno lo scopo di smaltire rifiuti, o meglio “si distingue” è un parolone, dato che sempre di combustione di rifiuti si tratta. In Europa gli inceneritori si distinguono (ci insegna la Corte Europea) tra impianti che producono energia e impianti che smaltiscono e basta, ma sempre “inceneritori” si chiamano.
Noi italiani però, ci siamo voluti distinguere non solo nelle definizioni, ma anche nella sostanza: l’energia da rifiuti in Italia è considerata assimilata alle rinnovabili. Gode quindi degli incentivi, i cosiddetti Cip6, ovverosia viene pagata più cara dal gestore nazionale, come le altre rinnovabili. Questo sistema è in realtà una forzatura che l’Europa ha prontamente bocciato, aprendo una procedura di infrazione che ha costretto il nostro governo a fare una parziale retromarcia, con l’applicazione degli incentivi solo agli impianti in esercizio e non a quelli ancora da costruire.
Teniamo quindi presente che gli inceneritori (se li chiamiamo alla maniera europea) che si stanno per costruire nella nostra piana, che produrranno energia, non godranno di questi incentivi e sarà dunque molto più lunga la strada per ammortizzare gli ingenti investimenti (l’ampliamento dell’inceneritore di Montale, che produce energia ma godrà di incentivi, è costato 30 milioni di euro).
Non solo. Nel 2003 una decisione della Corte di Giustizia Ue affermava che l’incenerimento dei rifiuti non può essere considerato di per sé recupero energetico per il solo fatto che produca energia (come è stato per lo più fatto in Italia per i termovalorizzatori), ma ogni impianto, per considerarsi impianto di recupero energetico, non deve avere come finalità principale lo smaltimento dei rifiuti. Deve cioè rispondere a requisiti di efficienza nella produzione di energia e di utilizzo della stessa. La Corte di Giustizia, in soldoni, da anni invita tutti caldamente a non travestire un impianto di smaltimento da impianto per la produzione di energia. Quest’ultimo, come tale, dev’essere realmente efficiente nel recupero (funzionare bene per i profani) e non costituire solo un modo comodo e pratico per sbarazzarsi della spazzatura.
Questo orientamento rispecchia appieno proprio la normativa europea sui rifiuti, recepita recentemente anche da noi. La legge opera una “gerarchia dei rifiuti”, ovverosia stabilisce le priorità da seguire nelle scelte come quelle che la piana sta affrontando in questi mesi. Al primo posto troviamo la diminuzione dei rifiuti alla fonte e le politiche virtuose sulla produzione dei rifiuti, al secondo posto il riciclaggio dei rifiuti e il loro riutilizzo come materie prime-seconde, al terzo posto il recupero di energia (tramite combustione negli inceneritori), al quarto e ultimo, che costituisce la scelta residuale ed estrema, il ricorso alla discarica. L’incenerimento come metodo di smaltimento puro e semplice non ha ragion d’essere. La distinzione tra inceneritori e termovalorizzatori, azzerata.
Per leggere la pianificazione dei rifiuti, così come elaborata a livello interprovinciale anche da noi, dobbiamo allora tenere presente che, oltre agli obiettivi di raccolta differenziata che ci impone proprio questa normativa, affinchè il piano sia corretto, e ciò a prescindere da ogni considerazione concreta (che va comunque fatta) sull’impatto ambientale degli impianti, quella gerarchia deve essere rispettata.
Gli inceneritori, e intendo quelli che recuperano energia che sono i soli contemplati nella gerarchia dei rifiuti, non costituiscono quindi una soluzione nello smaltimento dei rifiuti, ma sono una delle soluzioni e anzi, la penultima soluzione da prendere, secondo la legge. Sicuramente alla base di una scelta di questo tipo da parte della Comunità Europea sta non solo la preoccupazione che desta l’insediamento di questi impianti, ma anche l’opportunità di investire in tecnologie come queste, in un momento in cui l’obiettivo primario di tutti dovrebbe essere il ricorso alla minor produzione e alla maggior divisione e differenziazione possibile dei rifiuti, al fine di recuperare quante più materie prime seconde da riutilizzare.
Dobbiamo quindi chiederci se la pianificazione che ci riguarda sia razionale sotto tutti i punti di vista, non solo quello ambientale che è il principale, ma anche di opportunità economica.

Lisa Taiti

4 pensieri su “GREEN CARD/L’inceneritore (o termovalorizzatore) non è più una scelta conveniente, e non solo per l’ambiente ma anche per le tasche

  1. Interessante articolodi Lisa Taiti che meriterebbe maggiore attenzione da parte dei lettori (non solo pratesi).

    A quanto detto aggiungo un po’ di considerazioni tecnico-scientifiche generali:

    per quanto molti possano stupirsi (in questo caso evidentemente non hanno studiato bene a scuola le materie scientifiche) la quantità di materiale che entra in un inceneritore è *ESATTAMENTE* quella che esce, per esempio tot Tonnellate di RSU (Rifiuto Solido Urbano) quando entrano nell’ impianto NON vengono annientate/disintegrate, non si volatilizzano come per magia masoltano si TRASFORMANO, bruciano e cambiano la loro composizione chimica in parte amalgamandosi ma NON scompaiono perchè la combustione NON comporta una perdita di masa ma solo una sua ossidazione/trasformazione.

    Quindi per X Tonnellate che vengono immesse,dovendo essere rispettato il blancio di materia, X Tonnellate vengono prodotte…
    solo che i materiali immessi nella trasformazione chmica in parte sono dispersi e quelli raccolti in parte vengono “compattati” in un volume minore… ma questa trasformazione comporta che quasi tutto viene trasformato in un residuo altamente *TOSSICO-NOCIVO*… che in qualche modo (e certamente a costi elevati a meno di non ricorrere a smaltimenti abusivi) deve essere raccolto e depositato, possibilmente inertizzato, spendendo molta energia.

    Cosa succede in pratica? IN estrema sintesi e semplificando molto:
    1) Il materiale bruciando si scompone e in parte si amalgama in un miscuglio eterogeneo di composti vari
    2) si formano sostanze di varia natura (quasi tutte altamente tossico-nocive) gassose e solide parte delle quaali ridotte in polveri grossolane, fini e ultrafini.
    3) i Materiali che bruciano sono quelli di natura organica a base di carbonio, quindi soprattutto materiali a base di cellulosa (carta, leggno e affini) e *PLASTICHE*: questi materiali bruciando producono:

    -grandi quantità di CO2 che va tutta in atmosfera (contribundo all’ effetto serra) eche NON vedamo perchè invisibile ed inodore

    -Residui solidi tossico-nocivi da smaltire
    -POlveri sottili e composti volatili tra i quali furani e diossine (anche questi tutti altamente tossico nocivi) solo in parte trattenutti dai filtri e qundi in parte fuoriescono in atmosfera e si disperdono nell’ ambiente.

    Ergo in realtà l’ incenerimento NON elimina i rifiuti ma ne crea altri, in parte dispers in atmosfera, in parte raccolti da smaltire.

    Dove stà allora il vantaggio? Che è più facile nasconderli… “metterli sotto il tappeto” e magari consegnarli a qualche azienda senza scrupoli… Le tonellate di CO2 poi sono “rifiuto nescosto in atmosfera” (perchè invisibile) continuamnte senza che nessuno se ne accorga.

    Anche nella migliore delle situazioni (tutte le sostenze tossiche e le polveri sono raccolte nei filtri) la CO2 è comunque dispersa nell’ ambiente, i sistemi di filtraggio devono essere tenuti continuamente sottocontollo e ogni avaria è molto pericolosa, devono poi essere sostituiti di frequente e SMALTITI in qualche modo; anche il residuo solido deve essere trattato e smaltito: tutto questo a costi certamente molto elevati.Tenuto conto che l’ energia recuperata dalla combustione delle materie plastiche è di molto inferiore (6-7 volte) a quella necessaria alla loro produzione… si comprende facilmente come ilblancio energetico ed economico NON possa raggiungere MAI il pareggio e sia quindi costantemente in perdita, per questo hanno necessità di essre FINANZIATI per tutta la durata del lorofunzionamento, a differenza delle rinnovabili che devono solo ragiungere il punto di pareggio (stimato dai 7 ai 10 anni) dopodichè sono in attivo.

    Quindi l’ incenerimento crea almeno 3 grossi problemi:
    -Spreco di materiale che potrebbe essere riciclato
    -Produzione di rifiuto tossico nocivo pericoloso dasmaltire con relativicosti economici ed ambientali
    -Spreco di risorse per finanziare un atività in costante perdita.

    Cui prodest? A chi conviene?

  2. Egregio signore, buona sera. Ho letto con interesse l’articolo della signora Tait, ed essendo un caldaista che ha partecipato in diversi inceneritori alla sua marcia, di studiarsi meglio la chimica. Un’altra cosa è meglio che non accenda più la stufa e prendere la macchina perchè dalle esalazioni della stufa e dalla macchina gli potrebbe venire un tumore. Saluti, e pensi prima di scrivere baggianate, il diavolo di Erino.

  3. Mi scusi ma le baggianate sono le SUE

    PRIMO io nella stufa non ci metterei certamente a bruciare la plastica ma la legna se si tratta di una stufa conomica

    SECONDO la mia caldaia VA A METANO…

    TERZO sarebbe meglio ce invece di controbattere con inutili sentenze argomentasse meglio perchè quello ce hoscritto è ricavabile da qualsiasi testo di chimica di una media superiore.

    Che il residuo e le polveri di un inceneritore siano RIFIUTI TOSSICO NOCIVI è un FATTO ACCERTATO E DOCUMENTATO che evidentemente lei ignora.

  4. Egregio signore, ho visto con sommo piacere la sua risposta, e direi da quanto ha in casa mi dimostra, che di chimica ne sa molto, ma in realtà non mette in pratica niente, perchè il metano è veleno, la legna, produce polveri e CO2. Ed allora come pensa di vivere ? Solo con l’aria esterna, saluti Erino.