LA NOSTRA STORIA/La Fiera fino ai giorni nostri con la fine di una gloriosa tradizione della quale resta solo il Corteggio

Pubblichiamo la seconda parte dell’articolo dedicato alla Fiera di Prato. Qui trovate la prima parte

Un momento del Corteggio storico

Avvicinandoci ai nostri giorni si nota che la Fiera si trasforma, dagl’inizi del XIX secolo, cominciando ad ospitare il parco dei divertimenti mentre le mercanzie offerte dagli ambulanti vengono collocate in via Garibaldi, il Mercatale si anima di tiri al bersaglio e giostre arrivando a sloggiare il bestiame tra Via S. Margherita e la riva del Bisenzio, dove doveva sorgere un Foro Boario mai realizzato.
Nel 1931 si fondò il Corpo dei Valletti comunali e fu proposto anche un nuovo Gonfalone disegnato da Tebaldo Donnini e ricamato da Nerina Querci, per celebrare la pace tra chiesa e Comune che nel 1901 restituì al Vescovo le chiavi della Cintola.
Anche i fuochi d’artificio attrassero fino dall’Ottocento numerosi forestieri, grazie alla fantasia di Raffaello Lombardi detto “Fumo” a cui nessuno insegnava niente sulla pirotecnia.
Negli anni Settanta del secolo scorso fu costituito il Comitato Fiera che grazie all’amore per Prato del Sindaco Landini, si decise di ripristinare la Palla Grossa (ovviamente adattata ai tempi), fu attivata la mostra al Giardino degli Ulivi, si organizzarono gare di paracadutismo, rally, torneo di baseball, la canoa cross sul Bisenzio ed altre manifestazioni minori ma molto seguite. Quello era il vero settembre pratese al quale partecipava tutta la città, dagli enti alle associazioni di categoria. Nel 1980 la svolta: un Assessore alle finanze del Comune proveniente dall’ambiente agricolo a sud di Firenze, decise la chiusura sia del Comitato Fiera che della Palla Grossa. Anche la mia proposta di dedicare le settimane di settembre alle città gemellate di Francia, Germania, America e Cina, cadde nel vuoto per l’ignoranza e la insensibilità di quell’Assessore che trovò complici nella Giunta.
Oggi è rimasto solo il Corteggio storico, ma anche questo manipolato arbitrariamente spostandolo dal tradizionale pomeriggio alla sera, perdendo così non solo quanto ci hanno tramandato gli antichi, ma i colori e l’evoluzioni degli sbandieratori. Però sono aumentati i borseggi.
Questa la situazione che confermo può essere ribaltata soltanto togliendo dalle mani di improvvisatori e politici maldestri, affinché Prato torni ad essere se stessa ed uscire dal tunnel dove si è cacciata e riconfermo la mia disponibilità.

Alessandro Assirelli

3 pensieri su “LA NOSTRA STORIA/La Fiera fino ai giorni nostri con la fine di una gloriosa tradizione della quale resta solo il Corteggio

  1. A me il Corteggio mi garba di più la sera

    anche perchè di giorno normalmente i Pratesi lavorano……….o meglio lavoravano

  2. Mio nonno mi raccontava che quando era piccolo lui e farmi capire quando fosse grande e importante la festa della Madonna della Fiera che quel giorno anche le galline non facevano le uova.