LA NOSTRA STORIA/Nascita e splendore dell’Antica Fiera di Prato, che anche Machiavelli lodò nei suoi scritti

Il Sacro Cingolo mariano

Leggo su questo sito, che ritengo essere l’unico degno di rappresentare Prato, che alcuni giovani hanno manifestato l’intenzione di riscoprire le antiche tradizioni tramite il diffuso network Facebook. Spero che finalmente quegli auspici si traducano in fatti concreti e in caso positivo metterò a loro disposizione la mia passata esperienza in merito, ed anche le conoscenze storiche che ho accumulate.
Visto che ci sono 14 mesi al prossimo settembre 2012, molto si potrà fare perché è vero, i pratesi sono stati privati di una delle loro più antiche tradizioni: la Fiera! In luogo di essa oggi si presentano una serie improvvisata di iniziative – sotto la dicitura “settembre pratese” – che non hanno nemmeno una lontana parentela con lo spirito col quale un protagonista della celebre “Mandragola” di Niccolò Machiavelli dice: “… e non vi fu Fiera di Prato, ch’io non v’andassi!”. Ma perchè si scomodò, nel ’500, anche il politico più noto della Repubblica fiorentina per tramandare ai posteri un avvenimento simile ad altre centinaia nella Toscana? Semplicemente perché era la manifestazione più conosciuta.
Cominciamo innanzitutto a dare una occhiata ai documenti dell’epoca per vedere quali erano i contenuti della Fiera. Per prima cosa, e molti ne sono all’oscuro, le fiere erano due: una di maggio e l’altra di settembre. La prima durava un solo giorno, mentre la seconda si celebrava il 7, l’ 8 e il 9 con una appendice, detta il fierino, che consentiva ai commercianti di smaltire a prezzi stracciati le rimanenze, visti i buoni affari già conclusi nei giorni precedenti. Le antiche carte, una dell’8 settembre 1239, ci hanno tramandato molti atti di vendita rogati sul Mercatale in riva al Bisenzio. Fino a questo punto la Fiera aveva una sua precipua collocazione: era l’occasione per scambiare i prodotti della terra con i manufatti della nascente industria tessile.
Col passare del tempo la Fiera cominciò a far parlare di se a seguito dei presunti miracoli che la Sacra Cintola avrebbe fatto, tanto da indurre il clero a mostrare la reliquia, l’ottavo giorno di settembre per ben tre volte: al mattino, nel pomeriggio e alla sera. Anche il Datini, nel 1400, partecipando alle processioni dei Bianchi assistette addirittura al resuscitare di un uomo colpito da un toro inferocito. L’interesse però, a parte l’aspetto religioso, continuò a crescere per la grande passione e debolezza dei pratesi: il gioco e le corse dei cavalli. Mentre il Palio di S. Romolo e di Santo Stefano caddero in disuso, nella piazza del Mercatale si cominciò a costruire un anfiteatro a cura della “Società dei Palchisti” e a disputare una infinità di corse ippiche, con relative scommesse, nel “tondo” che altro non è che l’attuale perimetro attorno ai giardini. Tra i tanti nomi succedutisi nei secoli, spicca tra i soci il nome di Niccolò Zarini notabile e benefattore pratese.
Se per i cavalli i più accaniti scommettitori erano i pratesi e i campigiani, da tutta la Toscana venivano a Prato proprio per i passare una giornata “trasgressiva”. Si giocava a tutti gl’intrattenimenti: a tirar la girella – a ronfa – a pilucchino – alla zezza – alle pallottole. Ma le più note occasioni ludiche erano, come ci racconta Giovanni Miniati nel ’500, il gioco del calcio, quello della gatta e la caccia al porco; tutti i trattenimenti si svolgevano davanti al Duomo, la Pieve, ed a parte la gatta e il porco che erano giochi barbari ma con tante scommesse, il calcio si giocava, come ancora ci racconta il Cavalier Miniati, con un pallone a vento assai ben grosso, ma solo davanti ai Granduchi in visita di cortesia.
Nella seconda parte vedremo la trasformazione e il successivo declino della Fiera
(continua)

Alessandro Assirelli

3 pensieri su “LA NOSTRA STORIA/Nascita e splendore dell’Antica Fiera di Prato, che anche Machiavelli lodò nei suoi scritti

  1. Ma io dico! Con tutte le fiere e le sagre che abbiamo, che non se ne può più, anche questa!
    Ora, d’accordo che è di moda l’andare a ritroso, invece che avanti, ma insomma, io direi di fare un po’ chiarezza.
    La giunta Cenni ci riempie di fierine e mercatini, di sbirrate e feste varie, un mercatale e pompe varie di tutto l’anno che il rischio, nel riproporre la Fiera di Prato, è quello di rivedere il solito copione.
    Bisognerebbe che fosse possibile sul serio fare qualcosa di diverso, di serio appunto, e non come finora abbiamo visto e come sarebbe trasformato dai giuntaioli cenniani.
    Tutto molto pittoresco, molto commerciale, ma molto poco culturale. Dico culturale perché guarda caso si cita il Machiavelli. Eh.

  2. Da cittadino ignorante fà sempre piacere leggere delle notizie che riguardano il folclore e la nostra storia cittadina che non avremmo avuto l’occasione di conoscere altrimenti.Il nuovo e il moderno ha sempre il fascino della soppresa che talvolta si rivela una colossale boiata,almeno il Macchiavelli non mi risulta l’ultimo dei “bischeri”.

  3. Sempre da cittadino ignorante,prima di essere ripreso dai letterati,correzine Machiavelli e non Macchiavelli anche se suona meglio.