L’INTERVISTA/Giulio Lombardo (Laboratorio Brachi): “Imprenditori svegliatevi: il nostro distretto può aggredire i mercati emergenti, ma per farlo bisogna andare sul posto”

Giulio Lombardo

In Cina c’è andato per la prima volta nel 2004, per vacanza. Poi ci è subito tornato come imprenditore e ora, dopo aver superato il periodo di inserimento in un mercato difficile e complesso, può dire che la scommessa è stata vinta con la Brachi Testing Services, meglio conosciuta come Laboratorio Brachi, che dal 2008 è pienamente operativa. Al punto da tirare per la giacchetta i suoi colleghi imprenditori, con toni che – come dice lui – rasentano lo schiaffo metaforico.
Giulio Lombardo, 39 anni, responsabile commerciale dell’azienda di famiglia, guarda proprio ai suoi colleghi quando si accalora nello spiegare che, al giorno di oggi, una delle principali chiavi di volta per assicurare la ripresa del distretto sta nella internazionalizzazione. “Bisogna capire – dice – che non è più possibile sperare di poter reggere la concorrenza senza provare a capire e quindi penetrare nei nuovi grandi mercati del mondo. Il distretto di Prato deve concentrare tutti i suoi sforzi sulla produzione qualificata e, soprattutto, sull’adeguare i suoi standard di servizio. Perché è qui che ancora Prato sconta un deficit: abbiamo i prodotti migliori ma non riusciamo a garantire appieno il servizio come il mercato ci richiede. E poi basta intestardirsi sui prodotti basici da realizzare qui da noi. Quelli ormai sono appannaggio esclusivo dei paesi in via di sviluppo, come del resto è sempre stato nella storia del tessile. L’abbiamo fatto per anni contribuendo, anche con questo, a smantellare la nostra filiera che era di primissimo livello. Perché alla fine i prezzi sempre più bassi sono stati scaricati sulla struttura produttiva dei terzisti, finendo per mettere in ginocchio decine di aziende. Bisogna invece avere la forza di dire di no: tenere qui la produzione di tessuti con alto valore aggiunto e produrre nei paesi del terzo mondo quelli basici, ma in aziende controllate direttamente, senza vendere competenze”.
E qui Lombardo non teme di affrontare un paradosso: quello, cioè, che la filiera pratese sarebbe stata meglio tutelata se si fosse attuata una maggiore delocalizzazione. “E’ così – dice – e non è certo un modello inventato dal sottoscritto. Ma è quanto, ad esempio, la Germania nei suoi settori caratteristici o altri anche nel tessile fanno da tempo. Si sposta la produzione dei tessuti basici nei paesi in via di sviluppo continuando ad avere testa e gestione a Prato. In questo modo possiamo tenere bassi i prezzi, acquisire quote di mercato e fare utili che poi reinvestiamo sui prodotti di qualità, facendo sviluppare la nostra filiera verso una sempre maggiore specializzazione ed innovazione. Così otteniamo un duplice scopo: riusciamo a presidiare al tempo stesso gli alti volumi con i prodotti basici realizzati lontano da Prato e forniamo prodotti sempre più innovativi e di qualità sviluppati nel nostro distretto. Il tutto fidelizzando il cliente, che compra più volentieri da una nostra azienda che da quella di un cinese e principalmente usando le fabbriche nei paesi emergenti come testa di ponte per quei mercati, migliorando gli standard di servizio. Con ricadute, si badi bene, su tutta la filiera. Mentre fino ad ora le politiche industriali di molti hanno soltanto strozzato i terzisti, smantellando un patrimonio che tanti ci invidiavano”.
Ma alla luce di questo, il distretto di Prato è pronto a questa rivoluzione copernicana? “Purtroppo vedo ancora troppe resistenze – è la risposta di Lombardo -. Il provincialismo resta ancora un male pratese. E’ il momento di un ripensamento sul nostro modo di lavorare. E’ vero che la crisi ha colpito duro, ma esempi come quello di una piccola azienda come la nostra stanno lì a dimostrare che non bisogna essere per forza dei colossi per aggredire i mercati emergenti. Brasile, Russia, Cina e India offrono immense opportunità, ma è necessario essere presenti in maniera diretta per poterle sfruttare appieno. La Germania ha aperto molte fabbriche proprio per questa ragione. Noi in Italia siamo indietro e Prato ancora di più. Vedo ad esempio che aziende produttrici di tessuto di Como e Biella hanno gia’ iniziato ad investire in Cina, ottenendo già i primi risultati concreti. Il segreto sta nel riuscire a fare prezzi quasi cinesi con il livello qualitativo pratese; così si riuscirà anche a “tirare” in Cina le produzioni ad alto valore aggiunto fatte in Italia”.
Ed è per questo che Lombardo fa un pressing continuo sui colleghi. “Sono disponibile – dice – a mettermi al servizio di chi vuole investire in Cina. Ad esempio il cardato i cinesi non lo sanno fare e sarebbe un campo da esplorare. Però, fino ad ora, non ho trovato nessuno con la voglia e il coraggio necessario a valutare questo progetto. Manca la curiosità di vedere il mondo, che non è quello che si vede tra gli stand delle fiere. Sono mercati diversi e difficili. Che vanno conosciuti, affrontati con tanta umilta’e con la pazienza di ritorni che non sono rapidi come si pensa. E alla fine l’investimento più importante non è tanto quello in soldi, quanto quello in tempo, il tempo necessario a rendersi conto che la’ c’e’ una parte consistente del nostro futuro di imprenditori”.

Claudio Vannacci

4 pensieri su “L’INTERVISTA/Giulio Lombardo (Laboratorio Brachi): “Imprenditori svegliatevi: il nostro distretto può aggredire i mercati emergenti, ma per farlo bisogna andare sul posto”

  1. oh codesto da indo’ sorte?
    “il provincialismo resta ancora un male pratese”???!!! “Brasile, Russia, Cina e India”???!!!!!
    Ma hun lo sa che Praho gli è ‘i centro de ‘i mondo? E noi poi si manda pure i figlioli a imbriacarsi in trasgerta a Barcellona e a peripatetiche in Cecoslovacchia e ci s’ha internette su ‘i cellulare!!!! Provinciali…
    “le politiche industriali di molti hanno soltanto strozzato i terzisti”????!!!!!! Ma come??? S’era tutti una grande famiglia in Praho!!!!
    “Quelli ormai sono appannaggio esclusivo dei paesi in via di sviluppo, come del resto è sempre stato nella storia del tessile”????!!!!!!
    ‘Icchè vole dire? E ‘cche vole dire? Che il miracolo-Praho gli è stato che i pratesi si è fatto pe’ trent’anni i “cinesi d’Europa”, lavorando negli stanzoni fino a notte e a pagare poche o punte tasse?!!! Che quando ci si vantava di aver fregato ‘i tessile inglese ad abbassare i prezzi poi hun ci si doveva fermare lì? Che il sistema-Praho comunque sarebbe finito e lo si doveva sapere???!!!
    E’ la globalizzazione che ci ha rovinato! Quando si vendevano pezze e coperte pe’ i cavalli a tutto ‘i mondo hun gli era globalizzazione!
    O tu guarda che il bell’omo fa ‘i paio con ‘i Cecchi http://www.notiziediprato.it/2011/05/lintervistalappello-di-federico-cecchi-limpresa-pratese-ha-bisogno-di-forze-e-idee-nuove-giovani-fatevi-avanti-con-i-vostri-progetti/ che vole che i ragazzi di Praho ci abbiano le idee e che magari studino!!!!! Ma l’ha letto i’ libro de ‘i Nesi con tutte quelle belle lacrimone su Praho come gli era bella, pura, civile, tutti gentili ed onesti?!!!
    Sihurezza! Hassa integrazione!!! I’ governo ci deve aiutare! Ci s’ha le radici cristiane noartri!!!

  2. quanta invidia caro mio, eh…tu non ce l’hai fatta, no? Il treno t’è passato vicino ma non ci sei montato…e ora? ora vi rode…perchè è dura ” make ends meet “….

  3. Si parlava di provinciali, appunto…
    Giusto per…: non ho invidia, non mi rode niente, ho un buon lavoro, non sono un “militante di sinistra”, non sono un professore, etc. Magari sentire qualcuno che esce fuori dal coro, come Lombardi o il Cecchi della precedente intervista, anche senza condividerne il 100%, mi può fare francamente piacere, per Prato, noi stessi e per chi verrà dopo. Prato non è il centro del mondo, il passato di Prato non è un fulgido esempio e basta, la storia cammina in avanti. Lombardi propone una sua esperienza e “ricetta”. Cecchi responsabilizzava, diciamo, le nuove generazioni, che, a quanto pare, sono più brave a chiedere che a dare. Jyhtdf, magari ironizzando, ma sottolinea le argomentazioni, che sembrano anche a me un po’ più solide e lungimiranti di “sihurezza e hassa integrazione, ci hanno rovinato i cinesi, etc.”. Jyhtdf non parla di Lombardi o Cecchi come persone,ma ne evidenzia le proposte, su cui, magari, non è d’accordo neanche lui al 100%. Tutto qui.

  4. I commenti che compaiono in questo sito sono spesso diretti ad evidenziare la mancanza di idee e progetti, a destra e/o a sinistra. Lombardi (ed il giovane Cecchi nell’altra intervista opportunamente linkata) in questa intervista indica una strada da percorrere, indicazione su cui si può essere in accordo/disaccordo in tutto o in parte, ma può essere una base di discussione lasciando perdere le reciproche accuse e contumelie che a volte sembrano (e credo siano) baruffe da ragazzetti. Sia jyhtdf che pratesevecchio sentono la necessità di andare oltre il “sihurezza e hassa integrazione, ci hanno rovinato i cinesi, etc.”, oltre la mitizzazione della Prato che fu e mi sarei aspettato un qualche intervento in tal senso. Purtroppo continuo a leggere commenti (e notizie) del solito tono. Mi permetto di dare una mia opinione.
    E’ assolutamente urgente stimolare con tutti i mezzi la nascita di una nuova generazione imprenditoriale. La creazione di un consistente fondo comune provinciale, con la partecipazione di privati e pubbliche istituzioni e gestito da un ristretto numero di probi-viri, per borse di studio da assegnare rapidamente sopratutto a laureati particolarmente meritevoli in settori “tecnici”, credo sia una necessità. Penserei anche ad un più intenso rapporto scuola/imprese, con seri stage anche estivi in aziende, magari economicamente incentivati e sottoposti a verifica da parte di terzi.
    Per ora mi fermo qui.