PRATO SCOMPARSA/La casa del marmista Chilleri, incastrata nelle mura del Castello dell’Imperatore

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La casetta incastrata tra le torri del Castello dell’Imperatore, è senza dubbio uno degli elementi più caratteristici della “Prato Scomparsa”, un edificio testimone dell’attività artigianale che vi si svolgeva all’interno, ad opera della famiglia Chilleri, lavoratori del marmo sia bianco che quello più tipicamente pratese, il verde “serpentino”. Il professor Oreste Chilleri fu, tra le altre cose, progettista di quella che divenne la statua raffigurante Gaetano Magnolfi, che prima di essere installata nell’attuale sede, davanti all’omonimo orfanotrofio, fu messa in Piazza del Duomo, proprio accanto all’ingresso della via a lui dedicata.
Ma le ragioni di un edificio tradizionale addossato all’antico maniero risalgono al ’600, quando la fortezza subì quella modifica strutturale che andò a deturparne l’originaria intenzione Federiciana (per la cronaca Federico II di Svevia, e non Barbarossa!), creando di fatto una cittadella nella città. Ma tornando alla casa, che vediamo nella foto, (tratta dal libro “Prato in Piazza, di Rodolfo Betti e Giuseppe Guanci), c’è da dire che la caratteristica della bottega dei Chilleri, era una serie di marmi d’ogni sorta, appoggiati all’edificio e al muretto che circonda ancora il Castello, lastroni che arrivavano fino in via della Fortezza, proprio accanto alla Basilica di Santa Maria delle Carceri, e nelle più celebri immagini legate all’antica fortezza, soprattutto antecedenti agli anni ’50, tutto ciò è molto evidente.
I pareri sulla demolizione della casa, eseguita ad inizio ’60, sono contrastanti. I fautori del restauro del castello, che nel corso di vent’anni cercò di essere il più filologico possibile, non esitarono a distruggerla, ma sicuramente oggi il concetto d’intervento che vi si apporrebbe sarebbe in parte conservativo di quelle che, in gergo tecnico, vengono dette le “superfetazioni”.

Daniele Nuti

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