PRATO SCOMPARSA/Quando dentro il Cassero lavoravano gli artigiani che producevano le funi

Nella mia esperienza come operatore museale, a Prato, ho potuto capire quanto ancora i pratesi stessi stiano scoprendo, angoli della città un tempo inaccessibili, o comunque luoghi non troppo visibili nella quotidianità. Uno di questi posti è senz’altro il nostro Cassero Medievale, un corridoio che univa le mura trecentesche al castello, e che ora, nella porzione rimanente, rimane ubicato tra il viale Piave e via Pomeria.
Una struttura nata a metà trecento, e che rappresenta come i pratesi, nella loro laboriosità, hanno spesso trasformato il senso dei luoghi storici rendendoli ad uso laboratorio. Ed ecco come si scorge che in un momento oramai remoto, all’interno della struttura dismessa, e già privata del suo collegamento con la fortezza Federiciana, vi si svolgessero attività artigianali, come quella testimoniata nella foto (tratta dal libro “Il corridore di Prato: Una fortezza medievale restaurata” di R. Dalla Negra e P. Ruschi).
Qual è stata l’ultima attività artigianale svolta nel Cassero? E’ presto detto, la fabbricazione delle funi, un attività che all’interno della città ha spesso avuto molteplici luoghi di svolgimento, tra cui anche, nei mesi estivi, la sommità delle mura su via San Fabiano, dove gli artigiani camminavano pericolosamente per stendere le corde.
Ma torniamo al Cassero, e sul perchè di questi utilizzi in un luogo un tempo militare. Alla fine del ’700, fu proprio il Genio Militare, titolare dei locali, a cederli per nuovi utilizzi, fu così che in una ventina d’anni fu stipulato un accordo che prevedeva il frazionamento interno della lunga struttura, per sezionarla e venderla a privati per questo scopo. E’ questo il momento in cui, per illuminare meglio i locali, si aprirono in breccia le finestre di tipo termale, che ancora oggi i visitatori della struttura possono vedere, aperture che affiancarono e in certi tratti sostituirono le piccole feritoie medievali.
Fu soprattutto a fine ’800 che la struttura fu modificata, la demolizione di venti metri di corridoio su via dell’Arco la scisse in due tratti, e molte aperture vennero aperte sui lati, ma chiaramente, la maggior ferita fu la demolizione che nel 1930 eliminò il lungo tratto che va dall’attuale ingresso al portale posteriore del castello, isolando per sempre il corridoio, che fino ai restauri degli anni ’90 rimase dimenticato. Il nuovo assetto post-restauri ha restituito alla struttura la funzione di passaggio pedonabile, e  quando è possibile trovarlo aperto, ci da un ulteriore risvolto di una città piena di storia.

Daniele Nuti
Prato Scomparsa

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