GREEN CARD/La plastica, la “regina” dei rifiuti. Ne produciamo tanta (anzi troppa): la prima colpa è degli imballaggi

Nella nostra vita quotidiana non ci rendiamo nemmeno conto della enorme quantità di plastica che ci passa per le mani. La prima volta che ti accorgi che è tanta, è quando cominci la raccolta differenziata e, una volta diviso, hai davanti a te un sacchettino che contiene l’umido da una parte e un container di plastica alto come te dall’altra, con bottiglie, involucri di vario tipo, boccette di prodotti per pulire e così via. Va detto che a volte solo per liberare un etto di stracchino si riesce a riempire un mezzo sacchetto dell’immondizia, non parliamo poi di tutti gli imballaggi dei prodotti tecnologici, si impiega un’ora e mezza a dividere l’involucro di un cellulare, e più il prodotto è piccolo, più viene bastardamente nascosto in mezzo a chili di plastica, polistirolo e cellophane. In pratica, quando fai il tuo acquisto torni a casa con una busta che stenta a passare dalla porta e, scartato il tutto, ti resta una cosa piccola come una nocciolina. Il buon senso di chi produce non è ancora stato regolato per legge, penso che dovrà per forza esserlo, comunque non c’è da stupirsi che le plastiche costituiscano il problema principale da risolvere nella gestione del ciclo dei rifiuti. Timidamente, nel corso degli anni, abbiamo cominciato a prendere provvedimenti. Timidamente. Intanto, per quanto riguarda gli imballaggi, il decreto Ronchi, in recepimento della Direttiva comunitaria 94/62 ha cominciato a fissare i primi obiettivi di recupero e riciclaggio dei materiali ed ha previsto un meccanismo di cooperazione tra produttori, costituiti in una struttura consortile, il Conai, e gli enti locali finalizzato alla collaborazione nell’affrontare gli oneri della raccolta differenziata. Successivamente il Testo unico sull’ambiente ha allargato la possibilità di ulteriori consorzi, prettamente di filiera e differenziati a seconda dei tipi di imballaggio. Allora, i produttori, tramite i consorzi, si impegnano a ritirare le plastiche da imballaggio (ma anche l’alluminio ed il vetro) raccolte dai Comuni e comunque dalle società che operano per conto degli enti locali. In pratica, “acquistano” i rifiuti da imballaggio e con ciò forniscono il loro contributo alla raccolta differenziata. Intendiamoci, in tutto ciò nulla viene regalato, perché ogni prodotto lo acquistiamo comprando anche il suo imballaggio, oltre, naturalmente a pagare la tassa di smaltimento dei rifiuti, ma questo sistema ha fin qui permesso di limitare la spesa dei Comuni sulla raccolta differenziata che altrimenti sarebbe stata proibitiva. Il risultato della raccolta differenziata, e parlo delle plastiche, non va tutto ai consorzi. Ci sono infatti plastiche che non costituiscono imballaggio e fanno parte del residuo indifferenziato che finisce in discarica o incenerito. Verrebbe da chiedersi allora, quanta altra plastica c’è nelle cose che utilizziamo tutti i giorni? Tanta. E comunque il sistema dei consorzi si è dimostrato insufficiente a dare la spinta decisiva al superamento degli obiettivi di raccolta differenziata, che almeno qui in Toscana è ancora lontano (seppure Prato stia costantemente migliorando la sua situazione), soprattutto perché rimanendo essi come tramite nel sistema del riciclo, non si ha tutt’oggi un incontro diretto domanda-offerta tra imprese che riciclano e comuni che producono rifiuti, che sarebbe utile anche ad un miglior sviluppo di un mercato della materia prima-seconda. Questa riflessione è stata fatta tre anni or sono dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e sicuramente sarebbe interessante aprire una discussione su questo tema, che è legato fortemente alle decisioni che stiamo prendendo nella piana sul ciclo dei rifiuti. Il piano interprovinciale non contempla i centri di riciclo o di selezione privati presenti sul territorio e non compie uno studio sul possibile mercato che sarebbe stato interessante analizzare, non solo per una soluzione al problema rifiuti, ma anche per creare nuove opportunità di investimento e di lavoro. Fatto sta che la normativa europea e le nostre stesse leggi di recepimento ci impongono una gerarchia dei rifiuti che è anche una gerarchia di buonsenso, imponendoci prima di tutto di diminuirli questi benedetti rifiuti, poi di dividere e riciclare, e solo dopo di incenerire e di smaltire nelle discariche. Non solo, ma esiste anche una normativa sui cosiddetti “Acquisti Verdi”, appositamente studiata per le pubbliche amministrazioni che dovrebbero destinare una quota dei loro acquisti a prodotto riciclati, ma di questo parleremo più avanti. Per quanto riguarda noialtri consumatori, siamo sicuramente vittime della sacchettata di imballaggi di cui vorremmo immediatamente sbarazzarci anche solo per godersi la vista del nostro bel prodottino appena acquistato. Separare gli imballaggi è sicuramente un lavoretto abbastanza uggioso, però non esageriamo nelle lamentele, perchè fa bene alla salute di tutti noi.

Lisa Taiti

3 pensieri su “GREEN CARD/La plastica, la “regina” dei rifiuti. Ne produciamo tanta (anzi troppa): la prima colpa è degli imballaggi

  1. Pur prestando la massima attenzione al riciclo, spesso ci si trova nell’imbarazzo della scelta: è carta o plastica? O, addirittura, devo smembrare quella confezione fatta d un contenitore di cartone (che dentro però è argentato, andrà bene nella carta?)sormontato da una ghiera di metallo e tappato da un coperchio di plastica? Credo che senza una normativa che imponga alle aziende produttrici/distributrici di indicare sulla confezione il modo di smaltire la stessa, ogni sforzo del cittadino attento vada vanificato; onore alla Barilla, che sulle confezioni dei prodotti Mulino Bianco indica il sistema di smaltimento: speriamo sia pilota di un rispetto non solo per l’ambiente ma anche per il consumatore attento.

  2. in germania hanno adottato leggi MOLTO migliori rispetto a questa italia….te rendi un vuoto e ne prendi un altro altrimenti paghi il doppio

  3. Prima della Barilla c è statqa la COOP che sui suoi prodotti a marchio ha messo esattamente quello che poi la Barilla ha scopiazzato, cioè il sistema di smaltimento degli imballaggi dei prodotti.
    Ad ogni modo sul sito asmprato.it ci sono tutte le info per capire dove buttare ogni oggetto, basta prenderci la mano non è affatto diffiicle. io a natale feci correggere ad ASM un articolo pubblicato su questo sito poichè vi era un errore sullo smaltimento di un oggetto… questo fa capire che applicandosi l allievo può tranquillamente superare il maestro!