LA NOSTRA STORIA/Il Corpo dei Valletti comunali compie 80 anni: ecco tutti i passaggi dal 1931 ai giorni nostri

I Valletti aprono il corteo a Figline

Quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario della fondazione del Corpo dei Valletti comunali e, malgrado le frequenti uscite settembrine, quasi nessuno ricorda qualcosa sulla costituzione della nostra rappresentanza storica che onora Prato rendendola fiera del suo passato, mentre sembra prevalere una malattia che si annida nella società odierna: il disinteresse.
Con queste brevi note cerchiamo di sensibilizzare i pratesi ricordando loro notizie poco conosciute, e gli amministratori indifferenti con la speranza che valga da stimolo a conservare una testimonianza fino a qualche tempo fa talmente invidiata al punto di contagiare numerose realtà locali. Infatti il proliferare di nuovi Gruppi, a volte discutibili sotto il profilo del passato, ne è la testimonianza non solo in Toscana.
La storia incomincia nel 1931 quando, in occasione della riconsegna al Comune delle due chiavi del forziere della Sacra Cintola, custodita in cattedrale, da parte del vescovo, ed altresì nel clima del dopo Concordato dove il regime fascista intendeva avvicinarsi il più possibile alla Chiesa, anche il podestà di Prato Diego Sanesi si adeguò agli ordini del suo partito. Al fine di rendere la cerimonia più solenne, fu deciso di sostituire i custodi del Gonfalone municipale, allora poco presentabili e attaccabrighe, con alcuni figuranti disegnati dall’ufficio tecnico comunale che si richiamò a un generico passato della città, mentre il Labaro fu un vero capolavoro di artigianato disegnato da Tebaldo Donnini e ricamato da Nerina Querci.
Dopo la seconda guerra mondiale, i Valletti crebbero di numero, ma purtroppo erano affidati alla buona volontà di un donzello comunale che li gestiva come poteva, più alla maniera di un gruppo di amici che al rigoroso complesso storico. Nel 1975 chi scrive, su richiesta dell’allora sindaco Lohengrin Landini, decise di togliere i Valletti dai maleodoranti scantinati del palazzo comunale per collocarli in una sede decorosa, con docce, armadietti personali e tutto quanto occorreva alla dignità della Compagnia. Mancava ancora un aspetto fondamentale: il rinnovo dei costumi con la cancellazione degli evidenti, e anche imbarazzanti, svarioni storici; uno per tutti era la figura del Capitano del popolo, che si proponeva con una divisa tipicamente cinquecentesca, con elmo e corazza, mentre il personaggio rappresentato risaliva al Duecento. II grande e contagioso entusiasmo di Landini e il suo amore per la città furono determinanti. Mi autorizzò a ricercare nel passato e nei documenti del Comune e comporre un nuovo Corpo dei Valletti, consono alla ricostruzione del passato  che essi avrebbero dovuto rappresentare.
L’allora assessore alla cultura istituì una commissione di storici locali al fine di valutare la congruità e la validità delle mie proposte (anno 1351) sui nuovi costumi. Molti i tentennamenti ma grazie alla determinazione dell’assessore e ai precisi e amichevoli suggerimenti di un altro profondo conoscitore di Prato, Luciano Santini, i bozzetti e i successivi figurini divennero realtà. Prima di passare alla sartoria e quindi al vestimento delle nuove livree, organizzai due momenti promozionali per informare la città del prossimo radicale cambio delle uniformi: il primo si concretizzò con l’incarico al compianto pittore Renato Cellai di rappresentare iconograficamente tutte le figure che avrebbero composto il nuovo Corpo dei Valletti, e il secondo l’allestimento di una mostra al ridotto del Metastasio, composta dai bellissimi quadri dell’artista (oggi dispersi o appesi singolarmente in alcuni uffici), dalle armi e armature e da alcuni costumi.
Alla esposizione inaugurata il 13 ottobre 1979, fui onorato della presenza del vescovo Fiordelli (notoriamente restio alla mondanità), del senatore Guido Bisori e di Roberto Giovannini.
In seguito un quotidiano locale pubblicò, raccolte in un’elegante cartella oggi ricercatissima, tutte le immagini delle singole figure a colori. Nel frattempo predisposi la fondazione del gruppo di sbandieratori, da affiancare ai Valletti, che il successore di Landini non ritenne opportuno accogliere. Mancava solo la fabbricazione della stoffa, poi eseguita con straordinaria perizia da un lanificio pratese. Occorsero quasi due anni di lavoro di sartoria ma finalmente, l’8 settembre 1980, il nuovo Corpo dei Valletti comunali era pronto per farsi ammirare dalla città.
La sfilata iniziò con la consegna da parte del sindaco, sul ballatoio del palazzo Pretorio, della Mazza di comando al Capitano del Popolo. Successivamente il vescovo investì ufficialmente il Capitano di Parte Guelfa consegnandogli la pergamena di nomina. Anche la Regione volle dimostrare la sua riconoscenza alla lunga ricerca, consegnandomi il Pegaso 1981 (dello scultore Lando Landi) e consentendo ai Valletti di sfilare nel centro di Firenze (unica occasione), accompagnati da 1.200 figuranti in costume provenienti da tutta la Toscana a rendere omaggio alla nuova Compagine pratese.
Purtroppo l’epilogo di questa che sembra una bella storia non è stato come tutti potrebbero immaginare. La Regione Toscana con una discutibile e oltraggiosa decisione, ha  abolito senza alcuna giustificazione tredici anni di conferimenti e i nomi dei relativi destinatari dell’alto riconoscimento, mentre il Comune ha cancellato senza motivo e nessuna giustificazione, la commissione organizzatrice istituita per sovrintendere alla gestione del Corpo dei Valletti in applicazione del regolamento a suo tempo approvato dal Consiglio comunale. La Commissione era composta da membri del Consiglio, il cui segretario era il capo del Cerimoniale. Inoltre aveva il compito di applicare il piano già esistente per l’istituzione degli sbandieratori, divisi in quattro gruppi rappresentanti i Quartieri, il cui futuro era di portare l’immagine di Prato nel mondo oggi tanto importante.
Queste poche righe per invitare i “vecchi” e i “nuovi” pratesi a sollecitare l’amministrazione comunale affinché continui, e concluda, l’opera avviata nel 1980 il cui nobile scopo era quello conservare il prezioso passato con la rappresentazione animata dei messaggeri della nostra storia, anche se fino ad oggi sembra prevalere l’indifferenza negli apparati politici e amministrativi.

Alessandro Assirelli

Un pensiero su “LA NOSTRA STORIA/Il Corpo dei Valletti comunali compie 80 anni: ecco tutti i passaggi dal 1931 ai giorni nostri

  1. Segnalo che attualmente i componenti dei valletti comunali devono ancora ricevere i rimborsi spese (gettoni) del secondo semestre 2010…quasi un anno dopo ancora non è stato pagato quanto dovuto.
    Ed è un peccato perchè i valletti sono sempre presenti in tutte le occasioni importanti della città, con rullo di tamburi e squillo di chiarine ne sottolineano la storia, e non meritano di essere trattati in questo modo. E non è la prima volta, purtroppo.