Pasticcio degli swap, il Comune è fiducioso sull’annullamento del contratto: con il sì dei giudici risparmiati 3 milioni di euro

Quando si è insediato nel luglio del 2009 come sindaco ancora non aveva la percezione totale del problema. L’unica cosa certa era che Cenni vedeva sfuggire svariati milioni di euro per contratti che, in linea di principio, erano stati stipulati dai suoi predecessori per far risparmiare il bilancio comunale. È andato pure a cercare tutti gli atti, i termini contrattuali trovando ben poco di conservato negli archivi. Possibile che gli swap, un prodotto della finanza derivata il cui nome promette la condizione di parità tipica dello scambio e del baratto, si siano trasformati in un parassita che lentamente spolpa il bilancio pubblico? Volteggiando su un quesito così grave il sindaco dapprima ha fatto il calcolo dei danni e dopo ha consegnato gli incartamenti agli avvocati Pasquale Vulcano e Gaetano Berni per annullare il contratto.
Finora dal bilancio del Comune sono usciti ben 5 milioni di euro – quasi quanto il taglio dei trasferimenti stabilito dalla finanziaria per il 2012 – e altri 3 milioni sono stati accantonati in via prudenziale in attesa del pronunciamento della giustizia amministrativa. Gli unici segnali incoraggianti, in effetti, per il sindaco vengono da questo fronte. La recente sentenza del Consiglio di Stato sull’annullamento del contratto swap per la Provincia di Pisa ha posto tre paletti a tutela degli interessi degli enti locali: la competenza è del giudice italiano – dichiarando nulle le postille che affidavano al foro di Londra il compito di dirimere le controversie legali -; ad esprimersi deve essere il giudice amministrativo; il principio guida sarà quello della convenienza economica, rifacendosi al dettato della finanziaria 2001. Introducendo un valore giuridico così rilevante, il Consiglio di Stato ha messo sotto torchio le banche aprendo all’annullamento dei contratti qualora non abbiano informato gli enti locali dell’esborso che possono implicare gli swap.
A stabilire quanti e quali costi occulti sono da punire penserà il consulente tecnico nominato dalla corte amministrativa più alta: Maria Cannata, dirigente del ministero dell’Economia. La pastoia giuridica non sarà di breve durata per il Comune. Sull’annullamento del contratto deciso lo scorso 31 dicembre interverrà il Tar in prima battuta con la prima udienza fissata per il 23 novembre. E solo col responso positivo del Consiglio di Stato, Cenni potrà mettere le mani sui 3 milioni di euro accantonati e, al momento, fuori dalle disponibilità di bilancio. Ma sul buon esito del braccio di ferro legale è pronto a scommetterci: “La sentenza relativa a Pisa dichiara legittima l’applicazione dell’autotutela – sbandiera il merito della sua amministrazione –. Sono orgoglioso di aver preso coscienza del danno e di percorrere tutte le strade per proteggere gli interessi dei miei cittadini”.
Pur essendo dinanzi ad una pesante eredità del passato contro il Partito Democratico molla un solo fendente. “Mi aspettavo lo stesso atteggiamento anche da parte dell’opposizione in consiglio comunale, che sugli swap si è limitata ad astenersi nella votazione per autorizzare la giunta ad agire. Per onestà va detto pure che il campanello d’allarme sui derivati avrebbe dovuto scattare molto prima”. Già, quando Cenni ancora era fuori dai giochi politici e la cabina dei conti comunali era controllata prima da Antonello Giacomelli eppoi da Roberto Bencini. Fu il primo a stipulare lo swap nel 2002, rinegoziato una volta nel 2004 e una seconda da Bencini, quando nel 2006 era subentrato come assessore al bilancio e vice-sindaco. Risalgono all’ultima rinegoziazione due clausole definibili – per usare un eufemismo – vessatorie: per uscire dallo swap con un’operazione mark-to-market il Comune si impegna a versare 8 milioni di euro; inoltre, rinuncia ad annullare il contratto, della durata ventennale, dopo tre anni dall’ultima stipula. Un vulnus che se non disinnescato in tempo dal tribunale amministrativo potrebbe essere il granello di sabbia capace di rovinare l’intero ingranaggio della causa e far perdere altri milioni di euro al Comune. Che vorrebbe mandare un segnale di resa dei conti a tutti i responsabili: “Chi ha pasticciato in questa maniera deve essere chiamato a pagare i danni”.

Carlandrea Adam Poli

2 pensieri su “Pasticcio degli swap, il Comune è fiducioso sull’annullamento del contratto: con il sì dei giudici risparmiati 3 milioni di euro

  1. sinistroidi dei miei stivaliiiiiiiiiiii…..

    non dite niente , vero ?

    il vaso di PANDORA si stà scoperchiando pian piano…… e si ride

  2. Il vaso di Pandora a Prato è la giunta Cenni, anzi nessuno sa esattamente cosa ancora contenga e quanto male ancora può fare alla nostra città.
    Per quello che riguarda l’articolo sentiamo prima che cosa hanno da dire le persone che si occupavano di queste cose, poi si darà un giudizio, a leggerla così sembra troppo facile potere dare addosso a qualcuno.
    Sembra si siano divertiti a fare stupidate e non mi pare il caso di bere fino in fondo la descrizione dei fatti, non viene spiegato niente, quindi non c’è niente su cui chiaccherare, io aspetto nuovi sviluppi e nuove spiegazioni.
    Il fatto è che la giunta si trova in difficoltà e chissà come mai vengono ogni giorno fuori scoop, ripeto ……. staremo a vedere.