Fino a 10mila euro per trovare un falso datore di lavoro: raffica di arresti per le regolarizzazioni facili dei cinesi



Un permesso di soggiorno

Soldi in cambio del permesso di soggiorno che altrimenti non avrebbero mai avuto. Tanti soldi, anche fino a  10mila euro a testa. A pagarli erano stranieri in attesa di regolarizzazione, per lo più cinesi residenti a Prato. A riceverli, invece,  una vera e propria organizzazione  specializzata in false regolarizzazioni di stranieri, con base a Pistoia e in Valdinievole, che è stata scoperta dalal Squadra mobile di Pistoia. Stamani i poliziotti della questura pistoiese stanno eseguendo 13 ordinanze di custodia cautelare (7 in carcere, 6 ai domiciliari) mentre altre 6 persone sono state arrestate durante le indagini. Tra i destinatari delle misure anche due commercialisti titolari dello studio commerciale C.e.e.d, con sede a Monsummano Terme e a Prato, in via Toscana. In manette, tra carcere e arresti domiciliari, sono finite 19 persone, fra cui i commercialisti Federico Toci e Paolo Betti, e la segretaria dello studio. Denunciate poi altre 120 persone.
Secondo l’accusa gli stranieri clandestini versavano i soldi all’organizzazione, composta da italiani e cinesi che operava nell’ambito degli studi gestiti dai due commercialisti, per ottenere il permesso di soggiorno grazie a finti datori di lavoro compiacenti. L’inchiesta, chiamata ‘Doubtfire’, è partita nel marzo 2010, dopo che una donna, presentatasi in prefettura a Pistoia per una pratica di regolarizzazione di un cinese come colf, alla richiesta di ulteriori chiarimenti e documenti, avrebbe alla fine ammesso che le erano stati promessi 1.000 euro se si fosse prestata ad interpretare la parte del datore di lavoro.
Da accertamenti presso la Banca dati del ministero dell’Interno che raccoglie le domande di sanatoria, la squadra mobile di Pistoia è poi riuscita a risalire all’IP del computer dal quale era stata inserita la pratica, risultato in uso a uno studio commerciale di Monsummano Terme, con sede anche a Prato. E’ poi emerso che dai due IP in uso alle sedi dello studio erano state inserite circa 70 pratiche analoghe di emersione per colf e badanti che sarebbero risultate tutte fondate su rapporti di lavoro inesistenti.
Riguardo all’organizzazione, per l’accusa, i due commercialisti si sarebbero “avvalsi della collaborazione di alcuni cinesi residenti a Prato che facevano da collettori per gli stranieri da regolarizzare, nonchè di quella di alcuni italiani residenti in Valdinievole, che provvedevano a procurare i finti datori di lavoro ed a fornire loro la falsa documentazione necessaria per istruire la pratica”. Ai 13 destinatari delle misure cautelari è stata contestata l’associazione a delinquere, concorso in falso e agevolazione della permanenza clandestina in Italia. Tra le 120 persone denunciate figurano sia italiani che cinesi. Italiani e stranieri anche i sei arrestati durante l’inchiesta, tra cui un avvocato collaborante in uno studio legale di Roma.
L’operazione, coordinata dal Servizio centrale operativo, ha visto impegnati personale oltre che della questura di Pistoia e dei commissariati di Montecatini Terme e Pescia, anche delle squadre mobili di Firenze e Prato, del commissariato di Empoli e del Reparto prevenzione crimine di Firenze, per un totale di circa 60 uomini.

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