LA NOSTRA STORIA/Dare un nome alle strade: dal Cinquecento ad oggi un cammino che ha portato a oltre 1.500 denominazioni di vie e piazze

Visto l’interesse suscitato con l’articolo riguardante la toponomastica stradale, ci sembra opportuno integrare quanto scritto con notizie e ricerche poco note. Scorrendo la storia molto articolata di questa materia, incominciamo dalle origini, precisando innanzitutto che l’assegnazione dei nomi alle strade ha seguito un percorso storico parallelo al Paese, con l’attribuzione alle arterie viarie cittadine di denominazioni in sintonia con le altre realtà comunali. Questo fino all’alba della vorticosa espansione edilizia, quando a cominciare dagli anni Cinquanta iniziarono cospicue lottizzazioni delle periferie italiane con la conseguente edificazione di aree destinate fino ad allora all’agricoltura.
La nascita di nuove strade richiese, specialmente dopo il censimento del 1951, una massiccia attribuzione odonomastica nelle zone più disparate. Vennero intitolate vie a partigiani, fiumi, pittori, musicisti e quant’altro veniva in mente alle Commissioni appositamente istituite spesso inadeguate al difficile compito. Risalgono invece al 1931 le disposizioni attuative impartite fino dal 1921 in occasione del Censimento generale della Nazione, ma divenute improrogabili dopo il Concordato del 1929 nel quale una norma rivedeva anche la tenuta del Registro della popolazione. L’allora Podestà dovette uniformarsi ai rigidi precetti statali, deliberando una revisione delle strade e delle piazze di Prato “… Visto l’elenco delle vie e piazze che fino ad oggi non hanno avuto alcun nome, di quelle che debbono cambiarlo, di altre che hanno una denominazione dimenticata e che occorre riconoscere, di vie e strade che hanno bisogno per un tratto di una nuova denominazione perché divise da piazze il cui nome è necessario sostituire perché quello che è loro attualmente in uso è ridicolo o ripetuto in altre località del Comune o di nessun significato.”. Così recitava la delibera comunale.
Antecedentemente verso la fine del Cinquecento il problema della manutenzione stradale fu affrontato in tutto il Granducato di Toscana. In quella occasione furono imposte alle comunità ferree regole per la manutenzione delle strade maestre, strade normali, stradelle, vie, viette, fossi o fossoni, rij, rigoni, vignoni, borri, dogaje, ecc. Per Prato fu incaricato dei lavori di mantenimento Giovanni di Michele Migliorati, sostituito nel 1597 da Vincenzo Geppi.
Tornando ai nostri giorni si rileva un altro aspetto fino ad un decennio fa trascurato e che riguarda le notizie attinenti le persone, i fatti o i luoghi incisi sulle targhe. Sempre con riferimento agli anni Cinquanta del secolo scorso, la città di Prato ha conosciuto un incremento demografico difficilmente riscontrabile in altre località, con l’arrivo e la rapida integrazione di migliaia di nuovi immigrati da molte Regioni italiane. Ebbene, questa massa di persone insediatasi stabilmente ha incominciato a guardarsi attorno, cercando di conoscere più a fondo l’ambiente dove aveva deciso di trascorrere la sua esistenza.
Tra le molteplici domande rivolte dai nuovi cittadini in merito al territorio nel quale vivevano, diverse sollecitavano la dovuta spiegazione sul significato di vari toponimi, molti dei quali ignoti anche ai pratesi. Chi scrive propose al Comune, nel 1999, la stesura di una storia delle strade di Prato, non solo per soddisfare la legittima curiosità dei pratesi vecchi e nuovi, ma anche e specialmente per stabilire un punto fermo su questo aspetto molto trascurato della città. La realizzazione della complessa ed onerosa ricerca su 1500 vie, prevedeva anche un fondamentale contributo delle scuole medie che per vari motivi che spiegheremo nel prossimo articolo, non andò a buon fine malgrado l’alto valore didattico che ne poteva scaturire.

Alessandro Assirelli

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