LA NOSTRA STORIA/La schiatta dei Guiglianti, violenta e prepotente, e ora punita con una targa sbagliata nella via a loro dedicata

A proposito dell’articolo di Alessandro Assirelli suegli errori nella toponomastica pratese, un lettore di NdP, Daniele Ceccherini, ci ha inviato questa lettera, che pubblichiamo con la risposta di Alessandro Assirelli.

Abito in Via Guilianti a Prato, il toponimo della strada è errato.
Quando nel 1911 venne rifatto, inspiegabilmente la strada in cui vivo ha cambiato nome, da Via Giulianti (casata pratese del medio evo) in Via Guilianti, tanto da farmi letteralmente impazzire, quando a mia figlia in terza elementare venne dato come compito a casa “ricerca le notizie ed origine della via dove abiti”.
A quel punto  ho pensato, perchè non ho comprato casa in Via Roma? Ma armato di buona volontà e di mezzi tecnologicamente avanzati, mi metto a cercare! Boh, da nessuna parte si trova “GUILIANTI” . Fortunatamente ho chiesto a Don Fantappiè, noto storico, il quale mi confermava che la strada era stata intitolata alla casata dei Giulianti. Altra chicca; spesso la via Guevara viene indicata negli indirizzi come Via Che Guevara! Non era meglio inserire nella tabella il nome e cognome? Ernesto Guevara!
(Daniele Ceccherini)

Ancora oggi si legge nella targa stradale il nome Guilianti. L’equivoco si materializzò a seguito della deliberazione della Giunta comunale del 20 aprile 1911, nella quale era correttamente scritto “Guiglianti”.  Il segretario generale del Comune Vannini aggiunse di sua mano Guilianti, a seguito di una lettera dell’avvocato Anatolio Cecconi, studioso di cose pratesi, il quale sceglieva la versione più semplice del nome della famiglia.
Secondo il conte Giuseppe Maria Casotti, la famiglia dei Guiglianti è antica e nobilissima in Prato anzi: casa di Cavalieri. Il suo stemma è uno scudo bianco intraversato in tralice pieno di rose in croce rosse. L’Arme si vede ancora (lo afferma il Casotti nel 1700) a un arco accanto alla porta di fianco di san Domenico. Questa famiglia ha avuto, alla fine del Trecento, un canonico a Verona, certo Lante di Arrigo.
I Guiglianti avevano un oratorio detto di santo Stefanino de’ Guiglianti, dove una volta i Fabbri e i Maniscalchi festeggiavano il patrono. La chiesetta fu, prima di essere definitivamente abbandonata per le pessime condizioni dell’edificio, al centro di aspre dispute ereditarie.
Molti componenti di questa schiatta furono protagonisti di atti di prepotenza, spesso gratuita ed ingiustificata. Essi potevano vantare, già sul finire Duecento, una lunga tradizione di partecipazione politica, sostanziata da cariche di rilievo e insieme da episodi di dura conflittualità, fra i quali quello che li vide protagonisti nella faida che finì col coinvolgere gran parte della classe dirigente pratese nel 1278, schiudendo di fatto la porta al governo popolare.
Ma azioni sovversive continuano da parte loro (o almeno ad opera di alcuni membri di questa famiglia) anche durante il regime degli Otto, al quale forse rimproveravano di non essere tenuti nella considerazione dovuta, anche se diversi di loro avevano l’opportunità di accedervi come successe per Tartarino Guiglianti. Al contrario meraviglia in realtà che si sia continuato a riservare spazio a costoro nei governi popolari, particolarmente dopo il gravissimo avvenimento del settembre 1312. Ne fu avvisaglia, apparentemente senza nesso, il turpe episodio del ratto e della violenza a una ragazza che si era recata nottetempo nella vigilia della festa del Cingolo a visitare la Pieve; il giorno seguente, approfittando dell’animazione della festa e della fiera, scoppiò in più luoghi di Prato una preordinata sommossa che risultò capeggiata da cinque Guiglianti; i rivoltosi arrivarono a circondare il palazzo del Capitano lanciando pietre e altri proiettili contro l’edificio, gridando «mora mora» e «al fuoco, al fuoco» e solo la tempestiva mobilitazione delle compagnie popolari armate riuscì ad attenuare il tumulto, benché il gonfaloniere della compagnia dell’Orso, per l’appunto un Mazzeo di Beccarugio Guiglianti, non fosse accorso com’era suo obbligo alla testa del proprio contingente. Per il tentato golpe vennero inquisite come maggiori responsabili nove persone e di queste sette condannate a pene molto pesanti. Tra loro i Guiglianti, i quali avevano peraltro giudicato conveniente allontanarsi per tempo da Prato, e ai reiterati ordini di apparizione al processo non riscossero rendendosi contumaci.
I locali dell’oratorio citato erano situati in via Cesare Guasti, al quadrivio formato da via Carraia e via dell’Altopascio, mentre molte proprietà fondiarie si trovavano un po’ in tutte queste strade.

Alessandro Assirelli

3 pensieri su “LA NOSTRA STORIA/La schiatta dei Guiglianti, violenta e prepotente, e ora punita con una targa sbagliata nella via a loro dedicata

  1. riguardo via guevara, era meglio proprio non istituirla. a quando via bin laden?

  2. Giulianti, Guilianti, Guiglianti mi sembra che continuiamo a fare confusione o mi sbaglio.
    Per quanto riguarda Bin Laden è ancora un pò presto, prima dobbiamo mettere a posto i politici di casa nostra poi penseremo a quelli che vengono da fuori !!

  3. Preferivi via Benito Mussolini o via Bettino Craxi ?
    No, davvero, paragonare Che Guevara a Bin laden è da premio Nobel.
    Non dico per cosa.