L’APPELLO/Il Metastasio torni ad essere la casa della lirica: in città ci sono gli uomini e i mezzi per farlo

C’è un fantasma che si aggira, nottetempo, nella sala del Teatro Metastasio. Ha sembianze mutevoli, talvolta è un uomo aitante e veste l’uniforme di Don Jose – ha il volto del tenore Galliano Masini, in ‘Carmen’- e si appoggia, spavaldo al parapetto della  ‘barcaccia’, il palco di proscenio un tempo riservato alla stampa. Poi, la figura diventa evanescente. ed ecco apparire  una splendida immagine femminile che indossa l’abito sontuoso di Floria Tosca. E’ lei, il  grande soprano pratese Iva Pacetti. E la folla di cantanti d’opera che nelle notti immaginarie ritornano, e si affacciano dal boccascena è infinita. Tutti vogliono rivedere  il vecchio teatro, dal quale la lirica è stata cacciata.da tempo.
Ma torniamo ora in  terra,  lasciando le  fantasie oniriche. Roberto Giovannini, sindaco indimenticabile, quello che si batté da solo e duramente in Consiglio Comunale per il restauro del locale, riuscendo a convincere tutti, scriveva nel 1957: “Il Metastasio non  dovrà essere un ‘Politeama’ ove si faccia un po’ di tutto, prosa, lirica, varietà, concerti, veglioni e poi conferenze, prediche e comizi. No! il Metastasio dovrà servire soltanto al suo uso naturale per la lirica, i concerti e la prosa. A null’altro!”.
Caro Giovannini, che cosa direbbe oggi vedendo il ‘suo’ Teatro nuovamente affittato da tempo a comizi,  convegni e riunioni di vario genere? Ma intendiamoci il Metastasio è ben diretto, ha un presidente come Umberto Cecchi, che è l’uomo giusto al posto giusto; due grandi registi come Magelli, del quale ho seguito negli  anni la sua  crescente fama internazionale, e Luconi che fra l’altro ha realizzato documentari di grande valore e poi è un ‘malapartiano’ come me… Ma, francamente, nella  Commissione figurano anche personaggi  messi a scaldare le poltrone unicamente per meriti politici. In altre parole fra i dirigenti non c’è un musicologo di vaglia, qualcuno che possa autorevolmente rammentare quando si stendono  programmi, che a Prato esiste (o esisteva) una grande cultura operistica, e che i pratesi non accetteranno mai la cacciata della lirica dal loro Teatro.
Già mi pare di sentire  il solito vieto ritornello: “Non si può fare l’opera perché costa troppo”. Ma questa giustificazione non  ha più valore oggi: ci sono teatri che si collegano fra loro e mettono in scena spettacoli di ottimo livello, dando  spazio a giovani direttori e cantanti.
La lirica a Prato non è ancora sparita, in citta ci sono giovani musicisti, cantanti, coristi che  con pochi mezzi e tanto entusiasmo  organizzano recite liriche all’aperto capitanati  dal  regista Goffredo Gori, tutti uniti dalla passione musicale. Certo, il Metastasio ha   bisogno di esperti, ma abbiamo la fortuna di avere  maestri  come Alberto Batisti e Roberto Becheri. E allora lasciatemi sognare  che i cartelloni futuri ci restituiscano  la lirica, annullando per sempre quel grande vuoto della vita musicale pratese. Fateci dimenticare l’irrisione ricevuta dai direttori del Teatro che in passato ignoravano le nostre richieste come  inconsistenti perché provenivano dai ‘quattro gatti della lirica’. Il nostro Teatro non può oggi proporsi solo  come  palcoscenico della prosa. Questo sarebbe una evidente abdicazione alla sua  funzione. La lirica  non muore e sicuramente, prima o poi, tornerà al Metastasio. E, per finire. ricordiamo quello che Thomas Edison, nel 1920 scrisse a Giacomo Puccini:: .”.men die and goverments change, but the songs of ‘la Boheme’ will live forever” (..gli uomini muoiono, i governi cambiano, ma le arie della ‘Boheme’ vivranno per sempre).

Luciano Magnini

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