PRATO SCOMPARSA/A Prato arriva la ferrovia e i binari vengono fatti passare… sopra le mura medievali

Come in ogni centro che nell’800 si apprestava  a modernizzarsi, anche per Prato arrivò la ferrovia. In un periodo storico in cui fu utilizzato un massiccio piccone demolitore in città, la Ferrovia Maria Antonia fu un ambizioso progetto che nasceva da Firenze per collegarsi prima a Prato (1848) e poi a Pistoia (1851). In questo periodo di progressi, non si badava molto alla conservazione dei beni storici, fu così che per la nostra città si venne a determinare uno scempio architettonico gravissimo: il piano dei binari poggiato sulle mura medievali. L’ingresso del treno al centro della città, che tutt’ora arriva passando sul fiume Bisenzio, usufruisce di un tratto che coincide esattamente con il lato di mura che va dall’antico bastione dei Giudei, e che passando sopra all’angolo a nord ovest delle mura, il Bastione delle Civette, lascia la città in direzione Pistoia. Ma perché uno scempio? Nel momento in cui, sia come stazione di testa, sia come passaggio, il Serraglio inizio ad essere un tratto transitato, la struttura determinò un peso eccessivo sull’omonima porta, creando gravi danni all’apparato medievale, ed addirittura l’impossibilità di poter aprire il portone. Successivamente questo lato di mura divenne progressivamente trascurato, e in poco tempo, il lato nord della città, a causa di questo abbandono della Porta, si legge che fu teatro di traffici illeciti, prostituzione e contrabbando. Per ovviare a tali problemi, e rendere agibile gli accessi anche da questa parte della città, si abbatterono le mura, e si costituirono i terrapieni tuttora in essere trasformando l’antico portale in un cancello (come accadeva anche per la Porta Fiorentina in San Marco).
La foto che prendiamo in esame ritrae via Cavallotti e la Stazione ed indicativamente è databile dalla fine dell’800 all’inizio del ’900. Si notano innanzitutto i portali originari, quello di destra, più vicino all’obiettivo del fotografo è attualmente murato, quello centrale era stato già demolito negli anni ’50, per la prima storica ristrutturazione, con le fattezze con cui è perdurata fino al 2002, insieme al portale di sinistra, poi chiuso per l’eliminazione del corrispettivo sottopasso.
Sul livello dei binari si notano gli antichi apparati, che sembrano la stazione di “C’era una volta il West”, sono i capannoni ottocenteschi scomparsi quando agli inizi degli anni ’30 è stato costruito l’edificio in stile razionalista del Consorzio Agrario di Firenze, rimasto per sessant’anni a caratterizzare quella zona per la sua mole, e poi demolito nel 1998. Uno di questi edifici ottocenteschi, una rimessa, ha resistito fino ai lavori del 2002 che hanno rivoluzionato tutta l’area. Va anche ricordato che negli anni del primo novecento, il capostazione era il padre dell’attrice pratese Clara Calamai, e la sua casa natale, anch’essa distrutta, si trovava proprio accanto alla ferrovia.

Daniele Nuti
Prato Scomparsa

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