PRATO SCOMPARSA/Dimenticare la storia: la Villa de Le Sacca abbandonata a se stessa dopo una vita di splendori

Poco sotto la collina di Spazzavento, a nord della città, è possibile osservare un edificio che da decenni è ridotto in rovina, e che ha sempre rappresentato particolare fascino per generazioni di ragazzi che sono entrati ad esplorarlo, la celebre Villa de Le Sacca, storica residenza estiva del Convitto Cicognini, e infatti più noto con l’erroneo nome di “Cicognini vecchio”, come se si trattasse di una sede precedente all’attuale. La struttura resiste nonostante la completa indifferenza di chi gestisce città e territorio, ma si sta sgretolando come ghiaccio al sole, ed è un vero peccato. Il valore storico e artistico del complesso è inestimabile, l’origine risale addirittura al 1276, come “Monastero di S. Maria a Gamberondoli”, con le monache dette “insaccate” per via dei loro particolari abiti talari, da qui il nome Le Sacca, ma all’inizio del ’400 furono i monaci Olivetani ad ereditarne la struttura, che nel mentre era divenuta “Badia di Monte Uiiveto”, e nel tempo si fecero importanti lavori di ampliamento. Nel 1775 si hanno importanti cambiamenti, e l’edificio iniziò ad essere come noi lo conosciamo, con il grande fronte a solai che andò innestandosi nell’antica struttura a volte a crociera. Fu così trasformato nel momento in cui il granduca Leopoldo donò questo insediamento al Real Convitto Cicognini, e fu da allora che venne ininterrottamente usato come descrito sopra, fino all’avvento della seconda guerra mondiale.
Tra i personaggi famosi, convittori storici, che sono passati da qui, non possono non essere citati Gabriele D’Annunzio e Curzio Malaparte, quest’ultimo rimastovi fino al 1915, e più volte ha ricordato quel periodo, come ad esempio ne “la Pelle” dove scrive: “… lo guardavo le case di Coiano e di S. Lucia, laggiù oltre il fiume i cipressi delle Sacca, la cima ventosa dello Spazzavento e dicevo a Jack: là è il paese della mia infanzia.”
Dopo il secondo conflitto bellico, la villa divenne ricovero per gli sfollati di guerra, come accadeva anche al Castello dell’Imperatore e altri luoghi della città, dopodiché è iniziato il lento declino, e da fine anni ’60, di fatto, la struttura è rimasta abbandonata a se stessa, e progressivamente si sta rovinando in maniera devastante, nonostante gli utili lavori degli anni ’70/’80 in cui furono restaurati e rifatti gran parte dei tetti, compresi quelli dell’annessa chiesetta.
Oltre al naturale corso del tempo, la struttura è stata rovinata dai vandali, già dagli anni ’70, oltre che balzata alle cronache cittadine per presunte attività occulte al suo interno, nonché dilapidata addirittura dei gradoni di marmo e alcune decorazioni e materiali laterizi. Tanti mattoni delle murature sono stati utilizzati per tappare porte e finestre, tutto ciò è documentato in rete da alcuni appassionati che hanno documentato fotograficamente l’attuale stato di degrado.
Una fine ingloriosa per un luogo di così elevato interesse storico, ed è assolutamente uno scandalo che si lasci rovinare ciò che se recuperato, potrebbe diventare un polo turistico e culturale magnifico. Nelle foto si vede chiaramente l’impietoso e triste confronto tra il passato e i giorni nostri.

Daniele Nuti
Prato Scomparsa

15 pensieri su “PRATO SCOMPARSA/Dimenticare la storia: la Villa de Le Sacca abbandonata a se stessa dopo una vita di splendori

  1. Bisognerebbe investire nel recupero… ogni volta che vedo quella villa si stringe il cuore, quanta bellezza sprecata

  2. Maledetti cinesi, han rovinato anche la villa delle sacca !!
    San Milone, aiutaci tu !

    Ah, non sono stati i cinesi ? E chi ? I pratesi ? Opperbacco !! Ma la villa di chi è ? Della Curia ? Del Comune ?

  3. ma di preciso dov’è? ne sentivo parlare 20 anni fa, che ci facevano le messe nere…

  4. ma buttiamola giù e facciamoci un bel centro commerciale, che ce ne sono pochi a prato.

  5. ci si arriva sia da Santa lucia che da Villafiorita “Le Lastre”…poi le strade si uniscono e si arriva alla villa …è veramente un peccato vederla così….speriamo ci sia un recupero xchè è bella….

  6. i sotterranei conservano ancora delle belle colonne decorate…ma il resto ormai è crollato tutto o quasi

  7. La proprietà e ancora del Convitto Cicognini, ma credo sia disposto a trattare per i restauri.

  8. ma avete visto come i grandi pratesi con i soldoni hanno ridotto prato negli anni ?
    perche forse il terreno non è del solito rozzo industrialotto di turno altrimenti sai che belle palazzine ci costruivano ….

  9. Lo stato di degrado di un edificio come questo è l’emblema del “declino” della stessa città di Prato,perché una città che non investe nel recupero, nella valorizzazione e promozione del proprio passato non potrà mai sperare in un buon futuro.Quando sui bus della LAM si legge lo slogan “La città che sarà…” ho seri dubbi su quanto le amministrazioni politiche pratesi si stiano effetivamente adoperando per promuovere al mondo una città che non è attualmente in grado di offrire servizi con la esse maiuscola ai turisti che,sbigottiti e sgomenti, arrivano in centro d’agosto e non trovano nulla da poter visitare.

  10. Mah, arrivare in centro non trovare nulla e rimanere sbigottiti e perché vogliono andare alla coop piuttosto che ad un museo. La villa non è del comune e non si può intervenire su una proprietà privata, altrimenti io ho da rifare la facciata e…

  11. Ho letto che la proprietà era del Cicognini, ma ha fatto atto di alienazione. Quindi adesso a chi appartiene?? Allo stato?? E chi è lo stato!? E cosa fa lo Stato?! Sob! Che grande tristezza!!!

  12. Che tristezza, un edificio cosi bello con una storia importante lasciato a morire cosí… Ma nn nessuno può fare qualcosa? Una petizione… Far capire che ancora a qualcuno interessa