Via al progetto Rete di imprese dopo il viaggio in Tunisia, tanti incontri al vertice per Cenni ma al momento nessun accordo sottoscritto

Una girandola di incontri degna di un capo di stato, durante il viaggio in Tunisia del sindaco Roberto Cenni fatto con lo scopo di allungare la filiera del rtessile in Nordafrica. Il sindaco ha visto l’ambasciatore italiano a Tunisi Pietro Benassi, il vice-presidente dell’Ocse Riccardo Migliori, il responsabile del settore tessile e abbigliamento del ministero della formazione professionale tunisino Sami Zghal. E poi il capo dell’ufficio budget presso la Banca Africana di sviluppo (o Banque africaine de dévoleppement per gli amanti del francese) Luigi Mennella e Slim Ayedi, il blogger tunisino fra i primi a innescare la primavera araba. Nella spedizione nordafricana di una settimana fa Roberto Cenni, accompagnato dall’amico e assessore Dante Mondanelli , ha poi conosciuto i momenti più densi dei suoi colloqui politici quando ha incontrato Hamadi Jebeli, probabile primo ministro dopo le elezioni per l’assemblea costituente che vedono in testa la sua Nahda. Il tutto facilitato da Giacomo Fiaschi, un  pratese trasferitosi in Tunisia e ora molto vicino allo stesso Jebeli al punto da essere stato recentemente nominato suo consigliere politico.
Tutte le premesse giuste per un grande accordo economico anche se la strada verso il sogno di Cenni di un allungamento del distretto era e resta in salita. Tanto che il sindaco di Prato non parla più di “distretto della moda veloce” – definizione usata ai tempi in cui credeva ad un progetto di integrazione col sistema economico parallelo dei pronto moda cinesi –, ma ripiega sull’etichetta flessibile di “rete di imprese”.  Per decifrarne il significato nel caso Prato bisogna rifarsi alla declinazione offerta da Cenni: “Le imprese pratesi potranno decidere se avvalersi o meno delle relazioni vantaggiose aperte dal Comune. Il nostro progetto non vuole escludere nessuno”.
Una rassicurazione esplicita ai confezionisti nostrani iscritti all’Unione Industriale, che temono dalla Tunisia il colpo definitivo della concorrenza alle loro aspirazioni di sopravvivenza economica. Ma non è che fare affari con i confezionisti nel Nord Africa spingerà le poche imprese d’abbigliamento pratesi a delocalizzare? “No – esclude perentorio il sindaco –. Sono proprio i tunisini a non gradire più le aziende che delocalizzano. Spesso si sentono sfruttati e abbandonati dal continuo trasferimento di quelle imprese che vanno in Tunisia, restano fino a quando hanno convenienza economica e dopo lasciano delle cattedrali nel deserto”. In definitiva le reti di imprese non dovrebbero essere viste come nemiche dei pratesi, perché andrebbero a coprire nuovi segmenti di mercato. Il cammino, comunque, è ancora lungo. Nessun protocollo d’intesa è stato infatti sottoscritto col ministero per la formazione professionale piuttosto che con la Banca africana di sviluppo. Con Jebeli, poi, bisognerà attendere almeno che prenda i poteri effettivi da capo del governo per firmarci qualcosa insieme.
E nel brain storming fra Cenni e Jebeli si è dischiusa forse un’ipotesi più allettante dell’allungamento del distretto. Collaborare a ricostruire l’apparato amministrativo della Tunisia mettendo a disposizione l’esperienza dei funzionari dell’urbanistica e delle società partecipate per aiutare a scrivere le regole dei piani regolatori, per raccogliere i rifiuti e per riscuotere le tasse. “Il compito del nuovo Governo tunisino sarà gravoso – ha chiosato il sindaco – ma si tratta di un Paese che presenta forti fermenti giovanili e voglia di cambiamento e questa può significare una forza propulsiva di grande valore. Ho trovato nella parole di Jebali – ha affermato Cenni – una forte sensibilità verso progetti di cooperazione internazionale che favoriscano la ricostruzione amministrativa del Paese, dopo il regime di Ben Ali e il malgoverno che ne è derivato soprattutto nelle amministrazioni periferiche. Di qui nuovi possibili sbocchi di cooperazione per l’amministrazione, per le società partecipate e per le imprese. Dai piani regolatori alla mobilità, dalla raccolta e lo smaltimento dei rifiuti alla depurazione delle acque, fino alle reti del gas. Ad esempio Consiag, Asm, Sori e Interporto potranno essere coinvolte di volta in volta ed aprirsi a nuove opportunità”. Infine Roberto Cenni ha incrociato Methi Cherni, docente di letteratura italiana in alcuni licei tunisini. È con Cherni che Cenni ha recuperato la sua propensione imprenditoriale alla mission: “Ci sono 600 insegnanti di italiano e vorremmo poter contare dell’appoggio del governo tunisino per rendere la nostra lingua un insegnamento obbligatorio al pari del francese”.

Carlandrea Adam Poli

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