L’intervento/Il Pd sulla questione moschea: “La Lega abbassi i toni e rilegga il piano regolatore”

bannerinopdPrima di urlare parole prive di senso sulla questione moschea, forse sarebbe bene discutere, seriamente, di cosa si può e di cosa non si può fare. Lo diciamo a noi stessi, prima ancora che alla Lega Nord, cui piace far politica alzando la voce a costo dell’approssimazione (volontaria) più totale. Di tutto, meno che di rappresentanti istituzionali che gridano per un pugno di voti, abbiamo bisogno. Chi parla di ”reciprocità” dimentica lo Stato italiano e la Sua costituzione (senza troppo preoccuparsene, visto che Bossi invitò al tempo – letteralmente – a pulirsi il c… con la nostra bandiera): l’Italia, a differenza (p.es.) dell’Arabia Saudita, è una democrazia, in cui tutte le opinioni e tutte le fedi religiose sono ugualmente libere davanti alla Legge. Ad oggi, come bene descritto dall’intervento di qualche settimana fa dell’assessore all’urbanistica Gianni Cenni, il piano regolatore non prevede nuove aree adibite a luogo di culto, pertanto non potrà essere costruita alcuna moschea. Quindi, le cose sono due: o il consigliere Tosoni, per non dire la Lega, è a conoscenza di una proposta di modifica del piano regolatore (ed allora sarebbe bene che questa fosse discussa anche nelle sedi appropriate), oppure agita a bella posta uno spauracchio per un po’ di visibilità natalizia. In sostanza, si tratta di una raccolta di firme contro il nulla.
Sul merito dell’intervento poi, non ci pronunciamo se non in questi precisi termini: è intollerabile che una forza politica, da anni al governo nazionale, non faccia altro che alimentare paure e distanze. La logica del fortino (tutti asserragliati dentro le mura e fuori brutti, froci e musulmani) ci rende soltanto più gretti e più infelici. Ma alla Lega basta solo un buon risultato alle regionali del 2010. ”Delle conseguenze si occupi il prossimo, non io”. Alla faccia della lungimiranza e dell’integrazione di cui ci si riempie volentieri la bocca. A questo punto, chiediamo all’assessore Cenni se sia d’accordo con la raccolta di firme contro il nulla promossa dal suo alleato Lega Nord o se sia in programma una modifica dello strumento urbanistico per far spazio nella nostra Città ad altri luoghi di culto.

Simone Mangani
Matteo Biffoni
gruppo consiliare PD

L’intervento/Ferranti: “L’ordinanza sugli alcolici è illogica, impopolare e incomprensibile”

Bruno Ferranti

Bruno Ferranti

Con l’avvicinarsi del Natale arriva un provvedimento restrittivo delle libertà individuali. Qualcuno ha scritto dopo i militari il “coprifuoco” ma senza essere cosi drastici definizione dell’ordinanza di oggi, ed io non lo sono, una riflessione critica è d’obbligo. L’ordinanza immediatamente esecutiva, ma non ancora visibile nel sito web del Comune di Prato, che vieta a tutti i cittadini la vendita di alcolici da asporto dopo le 20 entro le mura è una ulteriore prova della incapacità da parte della Giunta di risolvere, con gli strumenti ordinari che la legge mette loro a disposizione,alcuni problemi che la sera assillano parte del centro storico La decisione presa dall’attuale amministrazione è illogica, impopolare e incomprensibile.
Per esempio, l’ordinanza è immediatamente eseguibile, se mi reco stasera in pizzeria dopo le ore 20, ordino tre pizze e tre birre da portare a casa per cena mi danno le pizze ma non le birre perchè è vietato farle uscire dal locale anche se sigillate siano esse in contenitore di vetro, lattine o di altro materiale.  Se mi viene voglia di andare in un bar per comprare una bottiglia di vinsanto da portare a casa e da consumare con i tradizionali biscottini, non lo posso fare dopo le 20 se il bar è dentro le mura ,se invece oltrepasso Porta Pistoiese lo posso fare?
E’ logico tutto ciò? Tutto ciò penalizza la gente ed i gestori seri delle pizzerie in Centro storico. Il Codice penale punisce già chi in un luogo pubblico o aperto al pubblico, è colto in stato di manifesta ubriachezza con una sanzione amministrativa pecuniaria. La pena è dell’arresto se il fatto è commesso da chi ha già riportato una condanna per delitto non colposo contro la vita o l’incolumità individuale. La pena è aumentata se l’ubriachezza è abituale.  Perchè non vengono applicate le leggi esistenti? Perchè l’Amministrazione sente il bisogno di approvare ordinanze restrittive per tutti i cittadini quando il codice penale già fornisce alle forze dell’ordine gli strumenti adatti per punire chi delinque italiano o non? Perchè solo l’ubriachezza derivante da consumo all’aperto è considerata molesta? Chi si ubriaca all’interno di un locale alla sua uscita non potrà forse essere molesto e pericoloso?
Poichè le regole già esistono non vedo perchè non farle rispettare, invece di prendere decisioni dal chiaro carattere propagandistico e limitativo della libertà di tutti ed intristire ancora di più la gente di questa città.

Bruno Ferranti
Segretario PD di Prato

L’intervento/Baroncelli: Prato è diventata una città di cassintegrati, disoccupati ed… emigranti

Damiano Baroncelli

Damiano Baroncelli

La catastrofe sociale ed economica che ha assalito la nostra città è ancora più evidente in questo periodo di dicembre che dovrebbe secondo tradizione rilanciare i consumi e portare un po’ di denaro nelle tasche delle famiglie. Il modello economico sponsorizzato dalle passate amministrazioni cittadine, è destinato ad impoverire ancora di più la città in un autistico circolo vizioso. I centri commerciali e le multisale impoveriscono una città già economicamente debole. La grande distribuzione fa chiudere i negozi locali, crea meno posti di lavoro di quanti ne distrugga, e soprattutto porta via dall’economia locale i profitti accumulati. L’economia etnica cinese si moltiplica, e con essa si moltiplica l’occupazione dei connazionali (spesso impiegati illegalmente). Ma la creazione di questa ricchezza all’interno di una enclave etnico-economica  crea pochissime opportunità per i cittadini italiani che restano quasi  del tutto esclusi dall’occupazione e dall’economia  del distretto parallelo. Gli affitti delle rendite dei capannoni e dei negozi, i consumi della comunità cinese, le parcelle di qualche professionista, sono un dazio che non compensa l’esclusione degli italiani dall’attività economica. Il risultato è un flusso enorme di denaro che lascia quotidianamente Prato, ed impoverisce la città. In aggiunta non può essere sottostimato il costo dei servizi alla comunità orientale che nella stragrande maggioranza dei suoi componenti vede come temporanea la propria permanenza a Prato nell’obiettivo di accumulare avidamente denaro per poi goderne i benefici nella madre patria.
La vera ricchezza del territorio è creata dalle aziende ( manufatturiere, artigiane, commerciali, agri-turistiche, alberghiere ecc. ) che creano occupazione locale senza importare lavoratori sottopagati dall’estero. La vera ricchezza sono gli utili che gli imprenditori reinvestono sul territorio. La vera ricchezza sono le buste paga dei lavoratori che fanno dei progetti di vita stabile sul territorio e vi spendono interamente le proprie retribuzioni, senza far emigrare i propri risparmi. In questo caso si mettono in circolo le risorse e si creano opportunità economiche e lavorative per tutti. La crisi dell’industria tessile ha indebolito il circuito di creazione della ricchezza a Prato, ma invece di concentrarsi in alternative altrettanto capaci di creare opportunità e diffondere ricchezza, la politica locale ha creduto che il rilancio dipendesse dall’accoglienza supina dell’enclave etnico-economica cinese e dalla grande distribuzione, aggravando ancora di più la situazione e le condizioni dei cittadini pratesi italiani.
La crisi dell’Industria tessile, l’economia etnica cinese, la grande distribuzione, hanno prodotto finora una città di cassa integrati, disoccupati e… di emigranti.

Damiano Baroncelli

L’intervento/Carlesi (Pd): “Prato ha bisogno di uno sforzo unitario strategico, non di accordicchi sulle nomine”

Massimo Carlesi

Massimo Carlesi

L’onorevole Giacomelli ha invitato Comune e Provincia a trovare un accordo, sui temi dell’energia (termovalorizzatore) e delle aziende partecipate. Il richiamo è giusto, sebbene sia necessario chiarire su che cosa e con chi cercare questa unità. Le prime reazioni lasciano spazio solo a un accordicchio, limitato a pochi interventi o ad alcune nomine. Sarebbe il peggior regalo di Natale a una città che reclama lo sforzo unitario di Comune, Provincia, Regione e Governo. Un accordo vero deve partire dalla situazione drammatica che vede famiglie stremate, terzisti prossimi alla chiusura, aziende industriali prive di ordini e un elevatissimo tasso di cassintegrazione, mobilità, precariato e disoccupazione con persone che, se ritrovano lavoro, non lo trovano alle precedenti condizioni di reddito. Chiamare all’unità significa allora pretendere insieme, dal Governo, quelle risposte che finora sono mancate, come testimonia la lunga serie di no alle proposte presentate dall’onorevole Lulli. Non si capisce la ragione per cui un esecutivo che si muove per 1.500 lavoratori della Fiat non possa muoversi per 10.000 lavoratori pratesi ai quali si sommano artigiani e commercianti in grave difficoltà.
Serve un accordo sulle risposte a cominciare dagli ammortizzatori sociali, per procedere subito con progetti strategici fra i quali, come dimostra l’iniziativa privata della Coop Macrolotto 2, rientra la grande partita dei tetti fotovoltaici. Abbiamo milioni di metri quadrati di coperture industriali che possono, oltre che produrre energia, riqualificare e rendere appetibili stabilimenti oggi destinati a produzioni a basso costo che generano situazioni di degrado e di illegalità. Proprio in ragione del minor costo dell’elettricità che un affittuario o un acquirente troverebbe sotto i tetti pratesi, gli edifici industriali dei macrolotti potrebbero divenire interessanti per aziende provenienti da fuori Prato e capaci di portare nuova e buona occupazione. Un intervento massiccio porterebbe tra l’altro lavoro per artigiani, muratori, elettricisti, installatori.
Ma Prato non può pensare di procedere in solitudine all’interno dell’area metropolitana. Unità d’azione da ricercare sulle infrastrutture, mentre su ospedale, l’ex Banci, Macrolotto 0 la maggioranza in Comune deve esprimersi in maniera chiara ed essere disponibile al dialogo. In tal senso, l’accordo da cercare in primo luogo un accordo politico, alla luce del sole. Ribadisco la mia contrarietà ad accordi di non belligerenza, perché anche sull’ordinario è preferibile il confronto e, sullo straordinario, occorre un sia pur breve momento di discussione, anche tesa, per mettere a fuoco le idee. Ne abbiamo presentate in campagna elettorale e ne presentiamo, pur tra l’insofferenza della maggioranza, in consiglio comunale. Chiudo dando un consiglio a tutti: trascorrete una mattinata al centro per l’impiego e avrete le idee più chiare su quali sono gli accordi dei quali ha bisogno la città.

Massimo Carlesi

capogruppo Pd in Comune

L’intervento/Querci (Udc): l’occasione persa dal console cinese, che si è mostrato “funzionario” fino in fondo

Francesco Querci

Francesco Querci

Viene da chiedersi quali fossero l’aspettative nei confronti del (o di un) Console della Repubblica popolare Cinese. Prima di rispondere a questo, facciamocene un’altra: Chi è il (o un) Console della Repubblica Popolare Cinese? Il Console è il rappresentante di uno stato estero, un burocrate di uno stato comunista che in questa faccenda non entra perchè sistematicamente nel proprio paese violi diritti umani, ma perchè altrettanto sistematicamente applica una politica diretta a favorire l’immigrazione cinese in Italia, con ogni mezzo e con ogni forma. Escono dalla Cina con i documenti, arrivano in Italia senza. Gli scambi di manodopera sona favoriti (sostituendo i malati con i sani, alla stregua dei pezzi di ricambio di un’autovettura!!), nessun controllo sul traffico di capitali in entrata (verso la Cina) e via dicendo, la lista sarebbe lunga.
Prova definitiva della connivenza del governo cinese sta nel rifiuto di adottare qualsivoglia politica diretta a favorire il rientro dei propri concittadini, perseguiti da un provvedimento di espulsione da parte dello Stato, o se risaliamo più a monte, a permettere il loro riconoscimento. Un comportamento che rende totalmente inidoneo anche il C.I.E. (Centro di Espulsione e di Identificazione), per la pratica impossibilità di effettuare un rimpatrio.
Dunque, torniamo dal Console cinese. Difronte a controlli che tendono a porre un freno ad un fenomeno, caldeggiato e favorito dal proprio governo, cosa c’era da attendersi? Null’altro di quello di cui si è reso attore principale ovvero il difensore della politica del proprio governo. Ha svolto appieno la propria funzione!
Peccato!. Un’occasione persa. Persa per acquisire da parte della comunità cinese, nel suo esponente più alto, una certa credibilità. Quello che a mio avviso doveva fare il Console doveva concretizzarsi non tanto nell’esercitare un ruolo di difensore dell’illegalità diffusa (e certa!), ma quello di cercare di ottenere un riequilibrio degli interessi in gioco, ovvero il riconoscimento di “maggiori diritti” per chi rispetta le regole, cercando di ottenere misure premianti per coloro che lavorano nella legalità, epuntano ad un loro inserimento nella nostra comunità. Poteva, quindi, esercitare quel ruolo fondamentale di paladino dei diritti dei cittadini ed imprese cinesi “regolari”, imprimendo un forte slancio al processo di integrazione.Ciò non è avvenuto.  Il “Funzionario” ha agito da “funzionario”, rispettoso di un modus operandi della casa madre.

Francesco Querci
(Consigliere Provinciale Udc)

L’intervento/Potenza (Cna): “Invitalia è inutile per le Pmi, ci pensino gli enti locali a dare una scossa”

Anselmo Potenza

Anselmo Potenza

Ero andato a dormire con le solite preoccupazioni,  ma sabato mattina mi sono svegliato con tutti i problemi risolti: forti dei dati Ocse, Berlusconi e Tremonti, ci hanno spiegato che la crisi non c’è più, che gli italiani sono ricchi, e che problemi come i fallimenti pilotati, mancanza di commesse, basse tariffe di lavorazioni, restrizioni del credito e crollo dei consumi si sono dissolti in una nube di zucchero filato. Tuttavia, nel caso la gente indisciplinata, fregandosene degli annunci “rosa” continuasse a vivere questa crisi, non posso che preoccuparmi dell’inconcludenza di Governo e istituzioni nel dare risposte ai problemi posti al Tavolo di distretto.
Mettiamo in fila le cose: a Prato ci sono 6.000 cassaintegrati; migliaia di imprese chiudono o lo faranno entro fine anno. Dobbiamo ottenere provvedimenti dal Ministero del Welfare per tutto il contoterzi visto che, a livello locale, la soluzione non è trovare qualche orto da coltivare.
Il sindaco ottiene dal ministro l’intervento di Invitalia, l’agenzia governativa fatta per “prestare” soldi entrando nel capitale delle aziende e uscendovi entro 3 anni. Peccato che le garanzie deve darle tutte il patrimonio dell’imprenditore che deve mettere il 50 % del capitale e  ricomprare  le quote di Invitalia  con  il 6% di interessi. Ovviamente dovrà essere una Spa e passare l’esame di Invitalia. Solo così, forse, l’impresa vedrà qualche risorsa a fondo perduto. Speriamo siano molti,  ma a Prato quanti imprenditori possono fare operazioni del genere? E alle microimprese che a Invitalia non accedono e che sono la spina dorsale dell’economia, che risposte ha dato questo Governo che sembra non credere nel manifatturiero?
Energia rinnovabile e cardato rigenerato: nel primo caso serve il coinvolgimento del Ministero dell’ambiente mentre, nel secondo, il valore del cardato sta tutto nella logica ambientale, perchè recuperare costa di più. Questa idea può funzionare solo se sostenuta da una forte  sensibilizzazione etica dei consumatori e da appalti pubblici, ma c’è qualcosa di questo concretamente sul tavolo? Ecco perché ancora non ci investe nessuno. Ci sono poi tutti gli impegni presi dalle banche con Governo e Regione. Viene da chiedersi se gli istituti bancari conoscano quel che firmano, visto l’atteggiamento restìo nel rispettare gli accordi presi e l’incapacità di Governo e istituzioni a farglieli rispettare.
Però, qualcosa di concreto si può fare subito. Perché gli Enti locali non si decidono a fare gli appalti di servizi, manutenzioni e forniture per piccoli lotti, orientati verso la piccola e la micro impresa? Perché non fanno una battaglia contro il patto di stabilità per fare le piccole opere pubbliche che darebbero fiato alle imprese? E ancora, come insegna la lezione di Keynes, in momenti di crisi servono interventi pubblici in infrastrutture necessarie a modernizzare il nostro territorio (penso a ex Banci, termovalorizzatore,  CREAF).  Che fine hanno fatto i progetti? Gli enti locali decidano quali realizzare, ma facciano subito scelte e utilizzando i fondi stanziati dalla Regione l’immobilismo è il male peggiore.

Anselmo Potenza
presidente Cna Prato

L’intervento/Silli: “Buonismo e lassismo hanno trasformato in Bronx alcune strade del centro. A danno degli stessi immigrati regolari”

L'assessore Giorgio Silli
L’assessore Giorgio Silli

Sorrido di fronte alla strumentalizzazione del nuovo regolamento varato dall’assessore Caverni il quale gode della mia completa stima personale. Sorrido anzi rabbrividisco di fronte ad una manifestazione organizzata solamente allo scopo di eccitare gli animi trasmettendo un messaggio non corrispondente alla verità. Manifestazione, peraltro, ove erano presenti molti, forse troppi esponenti politici e non altrettanti cittadini comuni.
Chi non conosce il famoso Farid, il titolare  pakistano del Kebab di via santa Trinità? Lo  dichiara lui stesso molti italiani sono soliti frequentare il suo locale. Molti studenti, goliardi, giovani e meno giovani. Di centro destra e di centro sinistra. Io stesso ci sono stato. Questa è integrazione.
Non è però integrazione il permettere, come durante gli  ultimi anni di governo di centro sinistra, una vera e propria  colonizzazione di poche strade del centro storico. Questa al contrario rischia di diventare ghettizzazione.  Sono mancati dei filtri e questo ha permesso che alcune strade del centro diventassero il Bronx pratese. Il buonismo  ed il lassismo della sinistra ha solo danneggiato gli immigrati, ha permesso che l’ostilità verso chi arrivava in Italia per cercare lavoro onestamente, aumentasse. Ha permesso che  l’idea, sbagliata, che alcuni stranieri avessero  più diritti degli italiani, dilagasse.  
Noi siamo per l’integrazione, siamo per il rispetto reciproco e non credo che sia rispetto reciproco quello che troppo spesso avviene nel famoso ”triangolo’’, via San Giorgio, via Magnolfi, via Cironi. Questo avviene, sia chiaro, a  causa anche di una eccessiva concentrazione in pochi metri di locali, money transfert e piccoli supermercati etnici.
Il comune, l’amministrazione ha il dovere di vigilare sullo sviluppo della città e del centro storico. Questo non è stato fatto in passato. Il nuovo regolamento, nello specifico, vieta l’apertura per il futuro di Kebab all’interno della cerchia muraria, ma lascia al loro posto tutti gli esercizi già presenti sul territorio nell’ottica futura di una distribuzione più uniforme. Questo deve essere chiaro.

Giorgio Silli
assessore all’Integrazione

L’intervento/Del Campo (Fil): “Una scuola rivitalizzata primo antidoto all’emergenza educativa”

Michele Del Campo

Michele Del Campo

Si parla tanto di emergenza educativa in Italia ed a Prato. Sono sotto gli occhi di tutti le difficoltà che incontrano i giovani, e non solo, a consolidarsi nella comunità in cui vivono, a costruirsi un progetto di vita, a schiudere orizzonti di senso, a proporsi obiettivi positivi. Manifestazione di queste difficoltà è quanto si legge sui giornali di questi giorni relativamente a pestaggi di immigrati da parte di giovani, il vagabondaggio che caratterizza la vita giovanile, la demotivazione scolastica, il nichilismo…
L’origine della crisi della funzione educativa va ricercata nella trasformazione della cultura sociale e delle agenzie che producono tale cultura (famiglia, scuola, associazionismo….) nonché nei processi di inculturazione e socializzazione posti in essere dal sistema sociale. Tutto è diventato più complesso, più differenziato, più plurale producendo più incertezze e difficoltà di identità. Si sta producendo, oggi, una crisi di identità storico culturale che porta ad una relativizzazione dei sistemi di significato e ad una iposocializzazione. I luoghi dove avveniva la socializzazione, l’inculturazione, l’educazione (i luoghi di trasmissione – parrocchie, associazioni, mondi vitali) hanno anch’essi subito una trasformazione dovuta soprattutto ad una crisi di ruolo progettuale. Pur di mantenere le organizzazioni ci si è dimenticati dell’uomo e della donna, diventando così, questi luoghi, soggetti autoreferenziali, inseguendo  la frammentazione prodotta dal consumo piuttosto che la costruzione di progetti di vita se non quella della “ vita propria” dove tutto diventa contingente. Alla complessità sociale, così come si manifesta, occorre rispondere con una  complessità educativa fatta di socializzazione, inculturazione, educazione, cioè di una relazione intergenerazionale che vede un adulto riconosciuto, stabilire un rapporto con un giovane per far sì che questo acquisisca, coscientemente e criticamente, il patrimonio di valori, di norme, di codici che costituiscono la cultura ed il tessuto organizzativo della società in cui vive.
Nel processo di trasmissione di cultura sociale occorre trovare coerenza tra tutte le agenzie di comunicazione (famiglia, consumi, scuola, mass-media, associazioni) dove attraverso un lavoro di rete di questi si definiscono dei meta-obiettivi da condividere e realizzare nella propria azione.
Da dove partire per un progetto educativo? Cosciente che la famiglia ha un ruolo rilevante in questo processo, però altrettanto cosciente che l’organizzazione sociale ha delegittimato alcune sue funzioni, considerando che la scuola, nonostante la sua crisi, continua ad intercettare i giovani, per un lungo e fondamentale periodo della vita si potrebbe pensare di avviare delle esperienze di “trasmissione” proprio in questo luogo, oggi tanto bistrattato, intorno a cui far ruotare esperienze familiari, associative, di comunicazione. Certo occorre una scuola e del personale, docente e non, più  motivante e motivato, dedito alla cultura di vita e meno ai contenuti e ancor meno alle competenze professionali che si possono costruire in altri luoghi. Penso che in questo percorso possono essere interessate  anche agenzie della formazione professionale.
La scuola va caratterizzata come luogo della conoscenza di significati e di servizi, come connessione tra conoscenza, interessi e aspirazioni individuali, come mondo vitale. Perché allora non proporre alla scuola di essere un luogo di trasmissione allungando e qualificando la permanenza in essa durante lo svilupparsi della giornata? Perché non renderla luogo dove si impara a vivere il Noi come generatore dell’Io? Luogo di solidarietà e di amore alla vita e di reciprocità? Penso che chi è appassionato della vita debba mettersi a disposizione di un tale progetto fungendo da animatore – educatore. Perché non utilizzare i professori come task force (a partire da quelli di religione) per questo progetto? Un’idea che va al di là della trasmissione di nozioni o di dottrine, ma che aiuta le generazioni che devono costruirsi una vita nella  società. Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno oggi a Prato.
Per parlare di un progetto più completo, ma anche per arricchire queste brevi riflessioni, sono disponibile a discuterne. Penso che un grande contributo possa venire dalla Chiesa e da tutte le persone di buona volontà che vivono il proprio impegno in modo laico e che hanno a cuore le sorti del futuro di Prato.

Michele Del Campo
direttore Fil spa
m.delcampo@filprato.it

L’intervento/Marcello Gozzi (Uip): “La questione cinese non si risolve ignorando le cifre del fenomeno”

gozzi-marcelloIl servizio di Report di ieri sera ed altri interventi sulla stampa hanno portato alla ribalta la situazione critica generata dalle imprese cinesi del distretto del mobile imbottito di Forlì, accomunato dagli stessi intervistati a quello di Prato. In realtà l’unico elemento, anche se importantissimo, che davvero è in comune è la diffusissima illegalità presente nelle imprese cinesi dei due distretti. Per il resto prevalgono le differenze. A Forlì i cinesi si sono inseriti nel core business locale, che rischia di scomparire a causa di meccanismi “al ribasso” resi possibili dall’illegalità: l’analogia più stretta è con le jeanserie marchigiane; sempre a Forlì le aziende cinesi lavorano come conto terzi delle imprese industriali locali. Viceversa, a Prato i cinesi si sono inseriti in un segmento relativamente sguarnito, quello della confezione, e non in quello principale, il tessile; e rispetto a quest’ultimo si sono collocati in una posizione pressoché totalmente parallela. Sostanziale anche la differenza quantitativa: da fonti sindacali locali nel forlivese ci sarebbero 40 aziende cinesi, mentre a  Prato ce ne sono quasi 4.000. Due zeri in più non da poco.
Tutto questo mi porta ad una considerazione: capita che, in sedi ufficiose, all’Unione venga contestato di diffondere dati sovrastimati sulla presenza dei cinesi in città e sulla portata dell’illegalità da essi derivante. Accade da sempre, ma le accuse sono più frequenti soprattutto da quando il Presidente dell’Unione Marini ha portato quei dati alla ribalta della Conferenza nazionale sull’immigrazione. Forse è utile ribadirli, quei dati, così da dare modo a chi non li conosce di apprenderli e a chi abbia solidi motivi di contestarli di farlo senza indugio, a beneficio di una miglior conoscenza del ‘fenomeno cinese’ di Prato.
Intanto, le presenze regolari delle persone fisiche: dovrebbe essere il dato più facile ma non è così, perché non necessariamente chi ottiene il permesso di soggiorno a Prato risiede a Prato né, viceversa, chi sta a Prato lo ha ottenuto nella nostra città; inoltre i residenti possono essere divenuti tali a fronte di un titolo di soggiorno valido ma poi venuto meno. La Prefettura parla di 14.000 regolari, verosimilmente adulti, cui sono da aggiungere i  minori iscritti sui passaporti dei genitori; questi ultimi, ci viene detto, sono da calcolare nella misura del 30% in più. Eccoci quindi ai 18.000-18.500 di cui da tempo si parla. I clandestini, sempre cinesi: la Prefettura li stima fra i 15.000 e i 20.000. La stessa Prefettura rileva però che il numero medio delle postazioni di lavoro presenti in una confezione cinese è di 15-20 e, essendo le confezioni quasi 3.000 (anche se in parte sono scatole ormai vuote), una stima anche molto più alta è tutt’altro che azzardata. Escludiamo senz’altro un calcolo sul filo dei limiti massimi dei fattori, comunque una stima di (ad esempio) 45.000  lavoratori cinesi (17 dipendenti per 2.700 confezioni fa 45.900) non è più inattendibile di altre. Fra questi sono compresi anche i regolari, ma non i bambini piccoli, né, soprattutto, coloro che fanno capo alle altre quasi 900 imprese cinesi diverse dalle confezioni! In questo quadro, si può affermare in tutta tranquillità che fra regolari e irregolari i cinesi a Prato non possono essere meno di 35.000, ma che potrebbero superare abbondantemente i 45.000.
Veniamo alle imprese. I dati della Camera di Commercio aggiornati al 3° trimestre 2008 evidenziano che le imprese con titolare cinese sono appunto 3.875, di cui, come ricordato poco sopra, 2.926 del settore moda; la loro vita media è 18 mesi. Fin qui siamo nella (relativa) certezza. Da qui in poi bisogna necessariamente affidarsi a stime, soprattutto a quelle che ha fatto Silvia Pieraccini ne “L’assedio cinese”. Le stime sono per definizione discutibili, ma queste sono fatte incrociando attendibilmente dati doganali e ulteriori stime sui tessuti importati dalla Cina, prezzi praticati dalle imprese cinesi e loro capacità produttiva: difficile confermare che siano ineccepibili, ma ancor più dimostrare che sono infondate. Quindi, parliamo di 360 milioni di capi realizzati annualmente e di 2 miliardi di fatturato, di cui la metà a nero. Se il quadro è questo, e come Unione siamo convinti che, con un margine ragionevole di approssimazione, lo sia, la ‘questione cinese’ mostra tutto il suo potenziale di destabilizzazione socio-economica del distretto. In ogni caso, i dati quantitativi vanno sempre tenuti presenti: ignorarli non serve.”

Marcello Gozzi
Direttore Unione Industriale Pratese

L’intervento/Spazio Pubblico: “Sul numero di stranieri irregolari troppe cifre sparate a casaccio”

immigratiFinalmente anche il sindaco Cenni ha deciso di unirsi a coloro che da tempo si esercitano nella difficile arte di indovinare mediante estrazione a sorte il numero dei cittadini stranieri che vivono a Prato. Qualche giorno fa – negli studi di Rete 37 – ha estratto dal suo personale sacchettino una cifra nuova, davvero ragguardevole: 70mila. Tanti sarebbero, secondo il primo cittadino, gli stranieri presenti a Prato (irregolari compresi, va da sé). La novità, si badi bene, sta nel dato, non nell’esercizio dell’arte divinatoria. Sono anni che a Prato si citano cifre più o meno iperboliche senza che qualcuno si prenda la briga di fare luce sul modo con il quale di volta in volta si formulano quelle stime.
Sul nostro blog abbiamo provato a ricostruire le cifre (vedi articolo: http://www.spaziopubblico.blogspot.com/). Qui ci basta riassumere gli elementi principali. I dati ufficiali del Comune di Prato al 30.9.2009 parlano di poco meno di 26mila residenti stranieri, dei quali 10.600 circa cinesi. Per stimare i presenti occorre aggiungere ai dati tratti dall’anagrafe le stime sulle presenze non censite (irregolari, soggiornanti non residenti). Ma quanti sono davvero gli irregolari? 20.000? 30.000? 60.000? La risposta esatta è una sola ed è molto semplice: nessuno lo sa.
In molti Paesi (in primis gli Stati Uniti) esistono affidabili strumenti di misura dello stock di stranieri irregolarmente presenti. In Italia sta provando a crearne uno la Fondazione Ismu: l’applicazione di quelle stime al caso di Prato produce risultati lontanissimi da quelli citati dal sindaco. Per la comunità cinese, ad esempio, l’aliquota è tra le più alte ed è pari al 28,4%: ciò significa che su cento persone presenti ci sono 28 irregolari. Ma anche tenendo fede a questa percentuale otteniamo una cifra di circa 4mila cinesi non in regola e se anche vogliamo triplicarla, si arriva a 12mila, ben lontani dagli oltre 44mila irregolari denunciati dal sindaco.
La nostra è la seconda provincia in Italia per incidenza della popolazione straniera residente sul totale della popolazione (11,8%, contro il 12,2% di Brescia). Basta questo dato, questo sì ufficiale, per evidenziare la peculiarità della situazione cittadina. Non serve, invece, l’assalto al cielo dei numeri, a meno che non si voglia uscire dal campo della discussione pubblica ed entrare in quello dello show mediatico.

Spazio Pubblico

L’intervento/Nardini: “La polemica sul grande evento è fuori luogo e anche dannosa”

Circoncisione cigoli mostra zarNon ho assolutamente capito né apprezzato per numerosi motivi l’articolo pubblicato sulla mostra “Lo stile dello Zar” da parte di alcuni consiglieri provinciali del Pdl e quando non riesco a capire i contenuti ed i contorni di una polemica, me ne preoccupo. I molteplici motivi di incomprensione sono infatti riconducibili solamente, a mio avviso, ad una becera “querelle” politica, in quanto gli esempi portati a confronto riguardano musei che investono, ormai già da anni, molto nelle mostre e quindi non assolutamente paragonabili al nostro evento, che sì è effettivamente un importante investimento economico, ma allo stesso tempo è il primo passo per una città come Prato verso un cambiamento di tendenza. Sono poi trascorsi solo pochi giorni dalla sua inaugurazione, i bilanci si fanno alla fine e quindi “sentenziarne” già il suo fallimento è un atto negativo in tutti i sensi, sia per la mostra stessa, sia per la pubblicità che questa notizia potrebbe avere anche al di fuori della nostra città, sconsigliandone quindi la visita. Da tutti i visitatori è stata molto apprezzata la grande qualità della mostra e la sua novità, novità che può essere proprio il motore fondamentale per il richiamo di altri visitatori con la certa conseguenza di una ricaduta economica sulla città stessa . Forse la novità di una coesione mai vista da parte di tutti i soggetti, istituzionali e non, per la realizzazione di questo importante evento ha causato malumori. Spero quindi che l’amministrazione comunale, che così tanto ha apprezzato il progetto e lo ha sostenuto, prenda le distanze da queste dichiarazioni, anche se fatte da rappresentanti della stessa area politica.

Giuseppe Nardini
Presidente Unione Commercianti

L’intervento/Il sindaco Cenni: “Bene l’attenzione su Gonfienti ma l’obiettivo deve restare realizzare insieme Museo e Parco archeologico”

cenniFinalmente viene riconosciuta la straordinaria importanza del ritrovamento archeologico di Gonfienti, sul quale adesso si pone l’attenzione, perché lo si comprende come risorsa per la città e per l’area metropolitana. Tuttavia questa attestazione di interesse ritengo vada inserita nel contesto di una precisa cornice che comprende innanzitutto la riorganizzazione dell’Interporto. Dopo gli investimenti effettuati c’è infatti la necessità di dare funzionamento e propulsione ai flussi di merce. In questo caso il coinvolgimento del Comune di Campi Bisenzio darebbe respiro alla crescita dei volumi dell’Interporto. Desidero sottolineare che abbiamo di fronte un’opportunità dalle grandi potenzialità per Prato, alla luce del suo sviluppo verso un nodo logistico fra i dieci più importanti a livello nazionale.
Di qui il necessario sdoppiamento, come in parte è già avvenuto, dell’Interporto stesso per non inficiare, oltre quanto non sia già avvenuto, la più grande scoperta archeologica del secolo. La valenza storico-archeologica-culturale del ritrovamento di Gonfienti è tale da richiedere un accordo di programma di valorizzazione a livello centrale, direttamente col Ministero; anche per individuare le necessarie forme di finanziameno del Parco Archeologico. Da una parte quindi un Interporto che si esprima al massimo delle sue potenzialità e dall’altra un polo di attrazione rappresentato dal Parco Archeologico per valorizzare la scoperta di Gonfienti. Uno sdoppiamento delle attività che investe anche il meccanismo operativo dell’Interporto stesso. Su entrambi i fronti, peraltro, resta centrale la collaborazione con il Comune di Campi Bisenzio.
All’interno di questo quadro di riferimento la parte archeologica del Parco si inserisce perfettamente nel progetto del Parco della piana, per il quale sono già in essere protocolli siglati con la Regione. Va del resto dato merito al grande lavoro dei molti comitati sorti per salvaguardare Gonfienti, anche se purtroppo molto dell’inestimabile valore dei reperti si è perso nelle prime fasi di costruzione dell’Interporto. Al lavoro dei comitati si aggiunge la grande sensibilità e la condivisione di larga parte della città verso questa scoperta.
Relativamente al Parco Archeologico, se un atto di coinvolgimento va fatto è essenziale che questo sia rappresentato non solo dal conservare le fondamenta ritrovate nel 2003, bensì valorizzare i reperti. Anzitutto con mostre ed esposizioni per le quali il Comune ha già manifestato alle sedi opportune la propria disponibilità, ma soprattutto con la necessità di definire il futuro di quello che dovrà essere il Museo del Parco di Gonfienti che deve trovare la sua sede ideale nell’area di Gonfienti e costituire una pietra miliare del Museo Civico. Da non dimenticare è la possibilità della gestione didattica frutto del Parco Archeologico, con laboratori e campus universitari di valore internazionale. Per questo ritengo che pur cogliendo la grande potenzialità del progetto non verrei che la lettura che ne viene oggi data si limiti a riportarci ai risultati del 2003. E’ peraltro già in atto l’inserimento del Parco Archeologico nei piani urbanistici non solo del nostro Comune ma anche in quello di Campi Bisenzio.
Prendiamo atto, in definitiva, della disponibilità del finanziamento della Provincia ma di fronte ai 90 milioni necessari (come da Disegno di Legge presentato in Parlamento nel dicembre 2005) 500mila euro rischiano di essere un intervento spot e non strutturale al fine del raggiungimento dell’obiettivo Parco. Siamo del resto in attesa, ormai dal 2007, di un parere ufficiale circa questo progetto da parte dell’organismo competente. Inoltre dall’Interporto è già stato erogato 1,5 milioni di euro per il medesimo meccanismo oggi presentato dalla Provincia. Senza che peraltro si sia potuto fruire della conoscenza acquisita e degli stessi reperti già pubblicati nei bollettini ministeriali eppure mai visti in città. Perché investire altro denaro per lo stesso motivo?

Roberto Cenni
Sindaco di Prato

L’intervento/Querci (Udc): “Prematuro i cinesi al Tavolo di distretto, ma non possiamo far finta che non ci siano”

Francesco Querci

Francesco Querci

Sicuramente non considero una priorità quella di aprire il Tavolo del Distretto alle aziende dei cittadini cinesi, sebbene ritengo appartenere oramai al passato l’idea di rifiutare aprioristicamente un sereno confronto sull’utilità, in essere o potenziale, di coinvolgimento di aziende cinesi presenti sul territorio. Che ci piaccia oppure no, che sia stato un bene o meno per Prato, il nostro territorio (si faccia un giro al macrolotto) oramai si caratterizza per l’alta presenza di aziende con titolari con gli occhi a mandorla. All’interno di esse lavorano anche nostri connazionai; gli agenti di commercio sono gli stessi che un tempo servivono solo le ditte italiane. I magazzini (oramai numerosissimi) sono a loro affittati o dagli stessi acquistati. Insomma, una parte consistente della “nostra” economia, oramai, gira anche attorno ai cittadini cinesi. e non so quanto possa essere utile a fare emergere il sommerso, continuare ad ignorarle.
La stessa destinazione urbanistica di certe zone (macrolotto zero per esempio), la sua riqualificazione, dipende molto da scelte che dovranno fare i conti inevitabilmente con i cittadini cinesi. Sappiamo assai bene che questo fenomeno è stato (e purtroppo lo è ancora in buona misura) collegato a quello di una illegalità, sia dal punto di vista di igiene ambientale, dell’immmigrazione clandestina, del lavoro minorile e dell’evasione fiscale. Questo aspetto, che rimane grave ed idoneo a compromettere i rapporti con il resto della città, non deve assolutamente però farci rimanere su posizioni di retroguardia, che si profilano pericolose (data anche l’attuale crisi generale), così come lo sono state quelle posizioni, troppo spesso viste fino l’altro ieri che tendevano invece a mininizzare il fenomeno cinese (il riferimento alle scorse amministrazioni, specie di quella “Mattei,” è evidente). Oggi il fenomeno è cresciuto, si è radicato e presenta anche aspetti non secondari di collaborazione con i pratesi (è ancora troppo presto per parlare di integrazione).
Attenzione, dunque, a chiudersi a riccio. Oggi, questa è una facile tentazione dettata anche dal facile consenso e favor di una parte della città, purtroppo da troppo tempo lasciata sola, a sopportare ciò che di peggio si era prodotto dal forte impatto migratorio cinese.
Si sappia tenere, però, le cose distinti, i rimedi separati, le competenze delineate: insomma ognuno giochi la sua parte, senza trascurare ma anzi collaborando con le altre parti interessate alla “questione cinese”.
Legalità e fermezza da una parte, ma anche apertura e lungimiranza dall’altra. Occorre serrare il dibattito e non cadere in facile polemica.

Francesco Querci
consigliere provinciale UDC

L’intervento/Marini: “Dalle fiere iniezione di fiducia, ora puntiamo tutto sulal legge 99″

mariniriccardoFinita con Première Vision la stagione delle fiere tessili, o almeno di quelle più rilevanti per i produttori pratesi, possiamo dire che i motivi per nutrire una prudente e misurata fiducia non mancano. A parte qualche disagio tecnico, in tutte le fiere finalmente si è visto anche qualche sorriso negli stand pratesi, mediamente piuttosto frequentati dai compratori. Una condizione questa non sufficiente a dare tranquillità, visto che le fiere sono sempre più mere vetrine e sempre meno luoghi in cui si concludono affari; però comunque una condizione quasi necessaria come riscontro della qualità dell’offerta di prodotto delle nostre imprese. Le prossime settimane confermeranno o meno questi segnali, ma anche il più positivo dei casi non dovrà essere interpretato come la fine dell’emergenza.
Non bisogna abbassare la guardia. I dati di Confindustria Toscana, che prefigurano per la nostra regione ancora lunghi anni di lentissimo recupero, devono far riflettere tutti sulla necessità di mettere in campo strumenti adeguati ed efficaci per sostenere il sistema produttivo ed attutire l’impatto sociale della crisi. I 500 milioni messi in campo dalla Regione Toscana sono un buon segnale di attenzione. Certo avremmo voluto qualche strumento ad hoc per Prato: comunque l’assessore Ambrogio Brenna, nell’incontro che abbiamo avuto con lui lo scorso 31 luglio, ci ha tranquillizzati circa il fatto che le condizioni di accesso a questi fondi saranno coerenti con le realtà pratese.
Quanto al livello nazionale, attendiamo con fiducia ma anche con trepidazione l’incontro che il tavolo di distretto avrà con il Governo il 1° ottobre. Come Unione, siamo molto soddisfatti dell’accoglimento da parte del tavolo della nostra proposta di richiedere per Prato l’applicazione della legge 99: battere questa strada è l’unico modo realisticamente possibile – anche se tutt’altro che scontato – per ottenere qualcosa. Il successo o meno di questo tentativo dipenderà certo dall’attenzione delle autorità nazionali, ma anche dalla capacità di farsi ascoltare di istituzioni e parti sociali pratesi: per tutti, una sfida e un banco di prova per la propria credibilità e capacità di fare lobby.
Non bisogna inoltre dimenticare che quella offerta dalla legge 99 è una sorta di cornice: se riusciremo ad inserirci, dovremo poi dare sostanza a progetti e proposte. Tutto questo dovrà infine strutturarsi in un accordo di programma, su cui far convergere condivisione e risorse dei diversi livelli istituzionali. Come Unione riteniamo, del resto in coerenza con la linea di Confindustria, che gli ammortizzatori sociali continuino a rimanere una priorità; ma accanto a questi pensiamo che siano gli interventi sulla filiera ad avere una valenza strategica determinante. E’ una strada impervia, ne siamo consapevoli, ma trovare e promuovere modelli operativi di integrazione e alleanza sia orizzontali che verticali rimane un obiettivo imprescindibile. E’ su questo fronte che come Unione intendiamo concentrare i nostri sforzi progettuali.

Riccardo Marini
Presidente Unione Industriale Pratese

L’intervento/Milone: “Un disastro per Prato il no della Regione al Cie per i clandestini”

L'assessore Aldo Milone

L'assessore Aldo Milone

Mi pare necessario stigmatizzare la bocciatura da parte della maggioranza di centrosinistra del Consiglio Regionale della Toscana circa l’istituzione dei CIE (Centri identificazione espulsi) nella nostra regione. Si parla tanto di sicurezza senza rendersi conto che la mancata istituzione dei centri in oggetto è un atto politicamente grave e che dimostra come la Regione non abbia a cuore il problema sicurezza, anche alla luce del recente e gravissimo fatto delittuoso verificatosi a Prato. Anche perché il CIE è un anello essenziale del sistema sicurezza.
Lo stesso allarme lanciato dal centrosinistra pratese sui problemi legati alla sicurezza, negati invece più volte in campagna elettorale quando Prato veniva da loro considerato una sorta di isola felice, rappresenta evidentemente solo un semplice slogan non subsustanziato dai fatti, come dimostra la mancata approvazione dei CIE da parte del Consiglio Regionale.
Tutto ciò provoca danni notevoli ai problemi della sicurezza a Prato. Solo per fare un esempio, tutti i clandestini che delinquono, una volta arrestati dalle forze dell’ordine, inevitabilmente li ritroviamo dopo pochi giorni sul territorio pratese a reiterare i reati per i quali erano stati arrestati, provocando un enorme allarme sociale nella popolazione. Anche perché, come abbiamo visto recentemente, si è fortunati se si riesce a trovare qualche posto libero in alcuni CIE fuori dalla Toscana, a Bari o in Sicilia, con un dispendio enorme di uomini e di risorse finanziarie per il trasporto degli accompagnati. Visto che si parla tanto di presunti tagli da parte del Governo sulle forze di Polizia, questi trasporti incidono pesantemente sul bilancio degli enti pubblici e quindi sulle tasche dei cittadini.
Circa la polemica sull’utilizzo dei militari nell’operazione Strade sicure faccio notare che finora il loro impiego è stato altamente proficuo visto che hanno partecipato a molte operazioni poste in essere dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri. E sicuramente non potevano essere impiegati, come qualcuno lasciava intravedere, a vigilare presidi ospedalieri. E’ peraltro facilmente intuibile che l’eventuale impiego di divise verdi al Misericordia e Dolce avrebbe scatenato critiche ancora più feroci rivolte alla giuta Cenni, alla luce delle pesanti e infondate accuse lanciate a questa Amministrazione di aver militarizzato la città.

Aldo Milone
Assessore alla Sicurezza
Comune di Prato

L’intervento/Maddaluno: “La legalità non si ripristina solo schierando i militari”

militari-a-pratoIn questi giorni si assiste ad un dibattito intorno ai temi della sicurezza e dell’immigrazione che rasenta il limite del falso ideologico allorquando si vuole a tutti i costi far passare nell’opinione pubblica l’idea che il centrosinistra nutra avversione ed astio nei confronti dei giovani “militari” presenti da qualche giorno nelle nostre strade. E’ una vera e propria bugia che si collega alle tante che in campagna elettorale il centrodestra ha diffuso per riuscire ad ottenere quel consenso facile facile puntando proprio sulla paura e sulle difficoltà della crisi economica.  Si continua a mentire sapendo molto bene che lo si fa, anche perché questi personaggi politici, alcuni dei quali ben collegati con il Governo Berlusconi, evidentemente non hanno la capacità di affrontare e risolvere i reali problemi che attanagliano la realtà pratese, fra i quali, certamente, è prioritario quello del rispetto della legalità. Il centrosinistra ha da sempre fatto presente ai governi nazionali quali fossero i problemi ed ha anche avanzato proposte concrete, non riconoscendo come utile il ricorso ai “militari”, puntando su un rafforzamento degli organici di tutte le Forze dell’Ordine e dell’Ispettorato del Lavoro oltre che sulla istituzione a Prato di una sezione di Polizia Postale, unico rimedio alla possibile esportazione illegale di denaro attraverso i Money Transfer Service.
Sul fronte della immigrazione e dell’integrazione multietnica e multiculturale si continua a screditare da una parte il lavoro preziosissimo in tal senso compiuto dalle Amministrazioni di centrosinistra e riconosciuto come tale anche da studi nazionali ed internazionali e dall’altra a proporre soluzioni che, guarda caso, sono in continuità con quanto già realizzato. Ritengo doveroso segnalare che chi si trova inopinatamente ad amministrare ha (avrebbe) il dovere di verificare lo stato delle cose, studiandosele. Mi meraviglia che chi ha fatto opposizione in questi ultimi anni non le conoscesse (non le conosca) a dovere; ma forse in quel tempo era più impegnato in attività di tipo ludico e conviviale!
Allo stesso tempo trovo estremamente interessante e degna di approfondimenti concreti la riflessione dell’Ufficio Studi di Confindustria e l’analisi del direttore Paolozzi che, guarda caso, viene stravolta ad uso e consumo del Centrodestra nostrano, asseverando ancora una volta il mio giudizio di “falso ideologico” coerentemente perpetrato “per un pugno di voti”.

Giuseppe Maddaluno
Presidente di “Dicearchia 2008”
Associazione di Cultura e Politica Democratica

L’intervento/Carlesi: “Sì all’Anno Datiniano ma fatto seriamente e non con operazioni di facciata”

carlesiIn campagna elettorale ho proposto il 2010 come Anno Datiniano. Leggo ora dell’intenzione dell’assessore Beltrame di celebrare il mercante di Prato attraverso due temi chiave. L’assessore osserva che a proposito di Datini in campagna elettorale si sono dette e scritte tante cose. Ci sembra un voler mettere le mani avanti, qualora non si trovassero risorse, tempi e collaborazioni per organizzare eventi tali da valorizzare, col Datini, l’intera città e la sua immagine. Da acuta osservatrice politica, l’assessore pare già preoccuparsi di eventuali osservazioni che le potranno essere mosse e conclude dicendo che la prima cosa da fare sarà quella di dare una bella ripulita al monumento di piazza del Comune. Almeno l’operazione di facciata sarà dunque portata a compimento. Nulla si sa, salvo poche enunciazioni, tuttora vaghe, delle intenzioni dell’assessore.

Le ricordo che ho spesso parlato dell’Anno Datiniano quale occasione di rilancio di Prato, nei dibattiti televisivi e ho notato che sempre Roberto Cenni ha concordato sull’importanza dell’anniversario che cadrà nel 2010, cercando pure di rilanciare. Di conseguenza, invito il sindaco e l’assessore a valutare l’opportunità di creare, attraverso il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati, istituzioni e città estere, un vero e proprio Anno Datiniano, senza giocare al ribasso o limitarsi alla sola ripulitura della statua o a sostenere iniziative di altri, scollegate l’una dall’altra. Il mio programma elettorale, qualora volessero trarne spunti, è  sempre a disposizione di tutti.

Sempre dalla stampa, apprendo che l’assessore Caverni  èinvece preoccupato, giustamente, dalle chiusure dei negozi in centro storico. Osserva che un fondo affitato a un prezzo più basso è sempre meglio di un fondo vuoto. Bene. Gli ricordo la mia proposta sugli affitti calmierati e su un’intesa a tre fra Comune, associazioni di commercianti e artigiani, proprietari degli immobili. Suggerisco a Caverni, Beltrame e Cenni di riunire presto le associazioni di categoria e di cominciare a lavorare subito al reperimento di finanziamenti e partnership, anche con le stesse associazioni, perché non si abbia poi a dire che il 2010 stata un’occasione perduta per motivi di bilancio. In realtà, tutti, a cominciare da chi opera nel centro storico, hanno da guadagnare dalla riscoperta del medioevo e dalla creazione di eventi culturali (teatro, aperture straordinarie dei musei, mostre), serate enogastronomiche, pacchetti turistici rivolti all’Italia e all’estero.

Massimo Carlesi

Capogruppo del Pd in Consiglio comunale

L’intervento/Toccafondi e Cocci: “Chi critica i militari, teme il loro successo”

Sergio Toccafondi

Sergio Toccafondi

Matteo Cocci

Matteo Cocci

Nelle ultime due settimane abbiamo assistito a dure prese di posizione contro l’ arrivo dei militari a Prato da parte del Presidente della Provincia Gestri e del suo partito, fino alle manifestazioni in Consiglio Comunale da parte dell’Italia dei Valori. Dietro tali critiche si cela in realtà  il timore che l’ausilio dell’esercito possa dare buoni risultati, tangibili da tutti in pochi mesi. Dopo oltre dieci anni di abbandono a se stessi di interi quartieri di Prato, con degrado  crescente e con una sensazione di impotenza e anarchia dilagante, finalmente viene fatto un tentativo che, nelle città  in cui è stato sperimentato, ha visto il calo dei reati e gradimento della popolazione e si è dimostrata molto efficace l’integrazione con le forze di polizia con i militari. Del resto il binomio legalità & sicurezza è il presupposto essenziale del vivere civile l’uso dell’esercito in supporto alle forze dell’ordine può essere strumento adatto a garantirlo. Non solo slogan populisti da campagna elettorale ma  fatti, dopo anni di parole al vento, per accrescere il livello di sicurezza dei cittadini.

Sergio Toccafondi e Matteo Cocci
Consiglieri Provinciale PDL

L’intervento/Alcol e giovani: più dialogo e meno divieti imposti d’autorità

Ho letto che l’amministrazione comunale intende prendere in considerazione il provvedimento del sindaco di Milano volto a proibire la vendita di alcolici ai minori di sedici anni. Ho letto anche che il nostro primo cittadino ha dichiarato di volere ascoltare sull’argomento proprio i diretti interessati: i giovani.
alcol_1Mi permetto di esprimere un mio parere  di carattere politico ma anche  educativo. Trovo molto preoccupante e involutivo per la nostra società il radicarsi di uno Stato Etico, regolatore della morale e dei comportamenti individuali e per questo al di sopra del giudizio  dei singoli cittadini. Tale concezione, che ci fa subito pensare ai regimi comunisti e non certo ai sistemi di governo liberali, è resa ancora più pericolosa e grottesca quando si verificano comportamenti decisamente poco morali da parte di alte cariche di governo che fanno addirittura mercimonio delle donne. Ma ancora più impressionante, a mio parere è quando dallo stato etico si passa al “Comune etico”, più vicino ancora alla vita quotidiana delle persone e ai suoi comportamenti privati e quindi ancora più invasivo. Sembra che gli amministratori dei comuni italiani sentano di dover entrare nell’ambito dei comportamenti e dei costumi dei singoli, anche quando non sono lesivi della libertà e dell’incolumità altrui.
Se si va a guardare la messe di provvedimenti degli ultimi due anni, in Italia troviamo di tutto, divieto di sedersi alla sera sulle panchine dei parchi, di mangiare, di bere, di esprimersi, di giocare, di condurre animali domestici. Persino in certi casi di riunirsi in gruppi. Nei centri storici ormai si può solo fare shopping e camminare. Sedersi è permesso solo in esercizi privati, quindi a pagamento. Prato non è esclusa da questa tendenza anzi ne ha precorso i tempi; basti pensare che qualche anno fa, regnante il centrosinistra,  furono tolte le panchine da piazza Duomo perchè venivano utilizzate da cittadini stranieri per ritrovarsi e socializzare.
L’ordinanza del sindaco Moratti, emanata autoritariamente a tutela dei minori, toglie libertà ai singoli ma soprattutto toglie potere ai genitori e spazio di dialogo fra giovani e adulti. Getta tutti nell’ipocrisia di una vita fatta di proibizioni e quindi necessariamente di menzogne e di raggiri. Induce i ragazzi a cercare stratagemmi e piccole illegalità. Stimola il desiderio per il proibito e  accende la voglia dello sballo anche in chi non ce l’ha ma è portato a contrapporsi all’autorità. Se il sindaco ha davvero intenzione di ascoltare i giovani, come ha detto, dovrebbe farlo non per proporre un divieto ma per attivare un dialogo e una discussione sulla vita quotidiana dei ragazzi e delle ragazze di questa città, tenendo conto che i risultati educativi si ottengono parlando, certo, ma anche dando l’esempio e fornendo alternative. E di alternative da noi ce ne sono veramente poche, soprattutto di qualità. E mentre spuntano cattedrali del divertimento di massa, quali multisale, centri commerciali e centri benessere, si riducono gli spazi all’aperto, per giocare, discutere, flirtare e crescere insieme agli altri senza spendere i soldi di papà. Mancano anche spazi pubblici al chiuso dove poter studiare, suonare e fare  arte, apprendere le nuove tecnologie e praticare sport. La biblioteca comunale è chiusa da dicembre del 2008 e non verrà aperta per diversi altri mesi per gravi errori di previsione dei tempi di trasferimento alla nuova sede. Il Museo Pecci ha ridotto in modo considerevole la sezione didattica e tutte le iniziative riguardanti il fare arte da parte dei ragazzi. Il Museo Civico è chiuso da dodici anni e molti studenti delle medie non sanno neppure cos’è e cosa contiene. Si riduce l’importanza della scuola e in essa la parte dedicata al confronto e allo scambio di esperienze. Mancano gli educatori, i mediatori culturali, gli animatori.
In conclusione credo che la cultura dell’aperitivo alcolico -della Milano da bere come della Prato depressa del tempo della crisi- così come quella delle pasticche, non si combattano con divieti ma costruendo con i giovani una città diversa, più sana e più dialogante, con meno afther hours e più librerie, con meno suv e più biciclette, con più idee e meno soldi da spendere.

Riccardo Buonaiuti

L’intervento/Subito la moratoria sui debiti verso le banche, troppe imprese hanno l’acqua alla gola

mariniriccardoSono segnali positivi, anche se tutti da valutare nella loro effettiva consistenza, quelli che sono emersi ieri dall’incontro di Confindustria e delle altre categorie economiche col Ministro Tremonti e l’Abi. Va nella giusta direzione lo sgravio del 3% sull’Ires per l’aumento di capitale sociale fino a 500.000 euro delle piccole e medie imprese, anche se, ragionando in termini realistici, l’impatto sul nostro distretto sarà necessariamente contenuto. Gli utili infatti sono generalmente merce rara e, di conseguenza, non sono in molti a dover pagare l’Ires. Oltretutto non vi sono ancora certezze sulle modalità di applicazione dello sgravio e della sua riportabilità anche per esercizi futuri: avere le idee più chiare su questi punti farà la differenza fra una lettura molto positiva del provvedimento o una valutazione ben più cauta. Acquisiremo nei prossimi giorni tutti gli aggiornamenti possibili così da farci una nostra opinione sul tema e da metterne al corrente soci ed opinione pubblica.
Intanto è in atto un’altra partita, di potenziale maggiore rilevanza per il distretto: quella sulla moratoria sui debiti verso le banche. La prossima settimana dovrebbe esserci una prima riunione a livello nazionale per capire cosa potrà essere fatto. Si ipotizza una misura della durata di un anno che dovrebbe riguardare leasing e mutui, e forse anche lo scoperto sui conti correnti e lo smobilizzo fatture. L’Abi ha già posto le sue condizioni: moratoria solo sul capitale ma non sugli interessi, oltre che misure compensative per le banche sul fronte della deducibilità fiscale. Se effettivamente le imprese riuscissero ad ottenere qualcosa di significativo sarebbe molto importante ai fini del problema fondamentale del trattenimento della liquidità. Il tema è sul tavolo e non resta che aspettare: però non troppo, perché molte aziende hanno l’acqua alla gola.

Riccardo Marini

Presidente Unione Industriale Pratese

L’intervento/Gabriele Tani: “Il centro storico può rinascere ma servono interventi rapidi e decisi”

gabriele TaniPrato ha chiuso un capitolo e ne ha riaperto un altro. Compito di tutti e soprattutto di chi ha vinto le elezioni sarà quello di riempire il nuovo capitolo di contenuti, partendo anche dagli errori del passato per costruire un futuro e una città che purtroppo oggi non è quella che avremmo voluto.
Nessuno aveva la sfera di cristallo ma quei provvedimenti che hanno contribuito a svilire il ruolo importante ed insostituibile del centro per la aggregazione e per il senso di polis gridano vendetta. Evidentemente a qualcuno ha fatto comodo riempirsi la bocca di slogan e di vuoti propositi ma a me è venuto il dubbio, più volte che quegli slogan e quei buoni propositi non nascondessero altro. Anche perché il calendario dei provvedimenti presi segna una strana concomitanza con lo sviluppo dei nuovi centri commerciali, e a pensar male si fa peccato però ….. Oggi, la mappa dell’elettorato, guarda caso, è sovrapponibile con quella dei famosi provvedimenti sulla mobilità, sarà un caso?
La criticità del momento è forte ma dobbiamo sforzarci per guardare oltre e se il passato ci può essere di aiuto per non commettere altri errori, il presente deve creare le condizioni salutari per il futuro. Le qualità artistiche e territoriali del centro ci sono, mancano ancora, purtroppo, vivacità e dinamismo che un’area degna di chiamarsi centro pulsante della città deve avere. Molteplici potranno essere le soluzioni e gli strumenti da adottare per l’atteso risveglio ma sicuramente c’è bisogno di un “interventismo” concreto ed appropriato. Con una ritrovata fiducia e la concreta speranza: ora avanti tutta!! Idee e soluzioni non mancheranno, e tutti noi commercianti certamente sì, potremmo dare una mano perché il nostro ruolo sia finalmente riconosciuto e perché l’importanza del commercio in una città che voglia essere viva possa esprimersi fino in fondo. Forza e coraggio da leoni, credo che non ci manchino, ora subito al lavoro per far toccare con mano la stoffa di cui, da pratesi, siamo fatti.

Gabriele Tani
Presidente Associazione Centro Storico
Unione Commercianti

L’intervento/”A due mesi dall’ordinanza le insegne straniere sono ancora al loro posto”

insegna2Il 25 marzo scorso, con un comunicato stampa titolato “Insegne in italiano, 60 giorni alle imprese straniere”, l’amministrazione comunale, avvertiva dell’obbligo di adeguare le insegne riportanti diciture in lingua straniera, con le relative traduzioni in italiano. Allo scadere dei termini, in caso di mancato adeguamento, si parlava di sanzioni amministrative da un minimo di 25 a un massimo di 500 euro. Con l’ausilio di Sori sarebbero stati distribuiti a tappeto volantini informativi in quattro lingue allo scopo di informare i diretti interessati e favorire la risoluzione dell’ormai macroscopico problema.
Come presidente del Circolo “Futuro Pratese”, attenta ormai da anni ai problemi legati alla mancanza di legalità e decoro del centro ed in particolare del Macrolotto 0, ho scelto di aprire su Facebook un gruppo titolato “Per Prato insegne in Italiano”. Il gruppo oltre allo scopo di fare chiara informazione riguardo alle normative vigenti in materia di “Insegne di esercizio” e pretenderne la corretta attuazione, nasce anche per monitorare la promessa fatta dall’attuale amministrazione comunale di far tradurre le insegne nella nostra lingua. Al gruppo si sono iscritte 159 persone e oggi, 25 giugno, a esattamente 2 mesi dalla “promessa” siamo a pretendere delle risposte. Vivo in via Filzi, giro a piedi nel quartiere molto spesso e niente e cambiato! Né nel Macrolotto 0 né tantomeno negli altri Macrolotti.Ad oggi ci chiediamo se quella di due mesi fa fosse sono una “promessa elettorale”. La normativa è chiara, la scusa della “cattiva informazione” dietro la quale le aziende straniere si nasconderebbero non regge! Altri soldi pubblici sono stati spesi invece di attuare semplicemente una legge chiara e da sempre in vigore!Ritengo che questo non sia il giusto modo di fare integrazione, la presenza di scritte a noi illeggibili, porta solo ad un allontamento delle comunità oltre a non invogliare i cittadini immigrati che non conoscono la nostra lingua ad impararla.

Fiorella Di Maio
Presidente Circolo “Futuro Pratese” (PDL)

L’intervento/ Troppi 709 candidati? No, è la voglia di partecipazione dei pratesi

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Luca Toccafondi, esponente di Giovani e Famiglia e candidato al Comune di Prato nella lista Prato Civica.

Il numero esponenziale di liste con rispettivi candidati alle prossime elezioni comunali del 6/7 Giugno a Prato, non deve essere sottovalutato o deriso poiché rappresenta, a mio avviso, un estremo tentativo della cittadinanza di riappropriarsi della politica per far valere il proprio disaccordo con l’attuale governo della amministrazione pubblica; è forte nella popolazione la volontà di un radicale cambiamento e per questo, la volontà di farlo in prima persona mettendoci l’impegno, la faccia e le idee da parte dei 709 aspiranti a consigliere comunale rappresenta un grande esempio di senso civico e soprattutto di vera democrazia.
L’opportunità che si presenta alle prossime elezioni comunali, è quella di essere finalmente e nuovamente rappresentato dal risultato del voto in quanto i vari schieramenti, essendo così ampi, hanno anche il pregio di essere finalmente rappresentativi di tutte le varie coscienze degli elettori. Diventa perciò fondamentale fare una viva raccomandazione poiché ci sia una forte partecipazione al voto da parte della cittadinanza, in quanto mai come questa volta ogni singolo voto sarà necessario per determinare le scelte che verranno fatte nei prossimi anni di legislatura, perché qualsiasi schieramento risulti il vincente dall’espressione di voto, abbia ben presente le singole necessità che ogni espressione di voto rappresenta.

Luca Toccafondi